Le preoccupazioni non sono mai troppe. E se ne possono avere anche più di una in contemporanea. Dopo la guerra (che non si risolve) tornano anche i timori per il mercato del private credit. Blackstone ha infatti limitato i prelievi sul suo fondo principale, BCRED, dopo che le richieste avevano superato il 10%. Il gruppo segue così l’esempio di tanti concorrenti, che hanno visto i clienti cercare di recuperare i fondi destinati a prestiti ad alto rendimento e che però in periodi di magra diventano molto meno attrattivi.
Il fondo, da 79 miliardi di dollari, ha inviato filing a SEC spiegando appunto che non saranno concessi tutti i prelievi richiesti dai clienti, ma verranno limitati al 5% del totale, come da prospetto. Si tratta di un cambiamento significativo, dato che soltanto il mese scorso il gruppo aveva accettato di offrire rimborsi del 7,9%, pur potendo esercitare anche allora il diritto di cap al 5%.
Condizioni del credito non ottimali
Permangono pertanto – anche se camuffate dalla grande corsa delle borse – condizioni sul mercato del credito non ottimali. Blackstone si difende tramite un portavoce, che ha affermato ai microfoni di Bloomberg che:
La possibilità di limitare i prelievi è una caratteristica fondamentale [di questi fondi, NDR], per gli investitori che decidono di scambiare un po’ di liquidità con performance elevate di lungo periodo.
Non ha torto. I fondi di private credit offrono infatti performance elevate, a fronte però di maggiori difficoltà nel liquidare le quote. Chi vuole bond super-liquidi ha a disposizione altri mercati (e anche altri rendimenti).
Oltre però il discorso su chi abbia ragione o meno, rimane il segnale di una difficoltà dei fondi e di paura dei clienti che hanno investito. Si nutrono da tempo dubbi sulla qualità del credito concesso e dei debitori che lo hanno percepito, con il CEO di JPMorgan, Jamie Dimon, che ha parlato qualche mese fa di scarafaggi che segnalano la presenza di altri… scarafaggi. Da allora il grosso delle preoccupazioni sono rientrate, salvo poi ripresentarsi ciclicamente al momento del redeem.
È un problema?
No. Chi ha investito in questo tipo di fondi sapeva bene a cosa andava incontro – e non è mai una buona idea pensare che di tutti i casi possibili si presenti sempre e soltanto il migliore.
Rimane però il segnale: non solo le aziende del software sono ancora a rischio, almeno secondo gli investitori, a causa dell’AI, ma ci sono anche segnali di un deterioramento del mercato del credito e un certo grado di preoccupazione degli investitori che soltanto qualche mese fa non avevano problemi ad accettare le condizioni dei fondi di private credit.
Sono condizioni del credito non ottimali che probabilmente stanno impattando, in parte, anche sul funzionamento delle preferred di Michael Saylor, con $STRC che scambia anche oggi in quota 95$.
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