I primi effetti della pace siglata da Iran e Stati Uniti si sono già fatti sentire sui mercati. Petrolio in calo su tutte le dominazioni, Bitcoin che cresce e vola sopra i 65.000$, oro in ripresa. Una situazione che ha lasciato in tanti a bocca aperta (soprattutto per quanto riguarda l’oro). Ci sono dei motivi relativamente precisi, che riguardano anche l’inflazione. Chi si sta posizionando o sta pensando di posizionarsi troverà in questo approfondimento tutto il necessario per capire cosa sta succedendo.
Con un’altra incognita: la pace dovrà essere duratura e soprattutto garantire un ripristino delle condizioni di normalità a Hormuz, senza che intervengano nuovi blocchi, richieste di pedaggi, contrasti tra le parti che sono coinvolte in guerra.
Cosa sta succedendo e perché?
La pace ha innescato dei movimenti che sono simmetrici rispetto a quelli che avevamo visto durante le ostilità. Oro che sale, rendimenti dei bond che scendono, Bitcoin che riprende.
La domanda che ci avete posto sul nostro Canale Telegram riguarda l’atteggiamento dell’oro sui mercati. L’oro è un bene rifugio e – almeno in analisi superficiale – dovrebbe preferire gli sconquassi – anche geopolitici. Non è stato così e l’oro per tutta la durata del conflitto ha avuto grandi difficoltà. In parte perché arrivava da una corsa di enormi proporzioni, in parte perché invece i rendimenti dei bond salivano e dunque tenere il denaro parcheggiato sulle obbligazioni era diventato molto più interessante.
C’è stata una correlazione inversa inoltre tra petrolio e oro che è durata per tutto il conflitto. Quando si deve far fronte a spese impreviste – anche quando si è un operatore istituzionale – tendenzialmente si liquida ciò che si può liquidare – e l’oro fa parte senza dubbio alcuno del novero di asset che ben si prestano a questo tipo di operazioni.
Errore della Banca Centrale Europea?
L’altra questione che farà discutere è la decisione recente della Banca Centrale Europea di aumentare i tassi di interesse di riferimento. La decisione è stata presa tenendo conto di aspettative sull’inflazione aumentate in larga parte a causa del prezzo del petrolio, prezzo che a sua volta era aumentato a causa della guerra in Iran.
Gli Stati Uniti avevano deciso diversamente con Jerome Powell ancora nel ruolo di presidente: l’ormai ex aveva sottolineato come l’inflazione da materie prime energetiche fosse in realtà momentanea e che finché le aspettative di inflazione di lungo periodo non ne fossero uscite modificate, allora non ci sarebbe stato motivo di correggere la politica monetaria.
A Francoforte hanno deciso di fare diversamente, con un tempismo che farà certamente discutere. Staremo a vedere se si tornerà indietro oppure se il secondo aumento dei tassi, che i mercati hanno parzialmente scontato, potrà essere scongiurato.
Sul piano tecnico, sarà utile consultare qui l’analisi firmata da Alex Lavarello.
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