A meno di 24 ore dal primo FOMC con Kevin Warsh a capo di Federal Reserve, ai piani alti della finanza mondiale c’è chi ritiene che ci sia spazio per dei tagli ai tassi. Non subito, ma entro la fine del 2026. A ritenere che ci sia questa possibilità è Andrew Hollenhorst – che per Citi è a capo della divisione ricerca. Una posizione che in realtà è basata su almeno un paio di fatti. Il primo è che il petrolio in discesa ridurrà l’inflazione, il secondo è che… c’è qualcosa che potrebbe non piacere ai super bull, ma che è comunque un’eventualità di cui tenere conto.
La posizione è probabilmente condivisibile, per quanto i mercati stiano facendo una certa fatica a metabolizzare questa idea. In altre parole, un’ipotesi del genere non è ancora prezzata da chi opera sulle piazze finanziarie.
Cosa ha detto Andrew Hollenhorst?
Andrew Hollenhorst è a capo della divisione ricerca di Citi, uno dei più importanti gruppi bancari del mondo, e per questo motivo può forse avventurarsi con dichiarazioni che chi riveste ruoli più dirigenziali in genere evita.
L’opinione di Hollenhorst è riportata da Bloomberg, probabilmente sia perché contrarian, sia invece perché corroborata dai fatti.
- La riapertura di Hormuz consente di aspettarsi minori pressioni rialziste sull’inflazione.
È un punto importante – e che i mercati non potranno ignorare a lungo. Alex Lavarello ha analizzato la situazione del petrolio sul fronte dei prezzi qui – e ti offre qualche spunto in più per fare considerazioni autonome.
- Potrebbe esserci un peggioramento delle condizioni del mercato del lavoro
Mercato del lavoro che è per ovvi motivi fonte di preoccupazione per Federal Reserve. Con Warsh, aggiungiamo noi, alla guida della potente banca centrale, dovrebbero e potrebbero esserci maggiori attenzioni verso l’aspetto che più giustificherebbe un eventuale taglio dei tassi.
[la situazione] offre molta più flessibilità. La pressione inflazionistica si è invertita e ora è diventata una pressione deflazionistica.
I mercati rimangono però scettici
Per il meeting del 17 giugno, i mercati hanno già prezzato al 100% una Fed immobile con i tassi. Quanto ricava Fedwatch Tool di CME – che tiene conto delle posizioni sul mercato dei futures sui Fed Funds parla al 99,6% di decisione di tenere i tassi invariati.

Più interessante guardare però le previsioni dei mercati da qui a fine anno. Non si è spostato molto e al 43% viene prezzato un rialzo dei tassi. Al 25% invece almeno due rialzi dei tassi. E c’è chi, per carità – in netta minoranza – vede addirittura 3 tagli ai tassi.

Non sono affatto prezzate ipotesi di tagli da qui a fine 2026, nonostante, come fa notare Hollenhorst, le condizioni macro siano cambiate considerevolmente. C’è certamente da aggiungere però che da qui a fine 2026 ci saranno tante possibili evoluzioni – e che sarà forse più utile rimanere alla finestra.
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