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BCE: ora tira un vento nuovo. Anche Moulin cauto su eventuali aumenti dei tassi. Borse brindano

I francesi sembrano avere le idee chiare, anche se non pronunciarle in pubblico.
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La Banca Centrale Europea? È in una buona posizione in termini di politica monetaria, almeno stando ai dati di cui la banca centrale è in possesso. A parlare è il membro del board Emmanuel Moulin, che si dice soddisfatto del lavoro fatto fino a oggi. Senza alcuna – lo ripetiamo a scanso di ogni equivoco – forward guidance. Un nuovo modo, se vogliamo, di approcciare il central banking, che sta trovando delle sponde anche negli USA, con Kevin Warsh che non sembrerebbe essere granché interessato a fornire anticipazioni sui prossimi passi.

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Non stiamo facendo forward guidance e dunque non vi dirò cosa faremo a luglio. Quel che è vero però è che la discesa dei prezzi del petrolio, molto rapida, ci rassicura e ci mette in una posizione migliore sui tassi.

Questo è il commento che ha riportato Bloomberg, mentre Moulin parlava al Rencontres Economiques a Aix-en-Provence. Spiraglio di ottimismo? L’Europa, forse più degli Stati Uniti, ne avrebbe bisogno.

Aria di svolta dovish?

È troppo presto per parlare. L’ultima riunione di BCE per le decisioni di politica monetaria ha imposto un aumento dei tassi, un hike che mancava da tempo e che è stato dettato dalla crescita importante dell’inflazione, per il cui contenimento deve essere sacrificata anche la scarna crescita dell’area euro.

Le condizioni però sono rapidamente cambiate: è arrivata una pace, o meglio un cessate il fuoco che sta tenendo, tra Iran e USA e i prezzi del petrolio sono rapidamente scesi. Una delle principali preoccupazioni di BCE viene dunque meno, anche se la cautela è massima.

Una nota di colore: tanta cautela è probabilmente dovuta anche agli errori che sono stati commessi durante l’ondata inflativa del periodo COVID. In quella circostanza, la governatrice di BCE Christine Lagarde (come i suoi omologhi in tutto il mondo) si affrettò a rassicurare i mercati sulla temporaneità degli aumenti di prezzo. Furono così temporanei che a più di cinque anni da quegli eventi si ha ancora difficoltà a tornare in target.

Buoni i dati sull’inflazione

Gli ultimi dati sull’inflazione sono stati incoraggianti. Si è registrato infatti un calo che in pochi si aspettavano e comunque sensibilmente al di sotto delle aspettative.

Come abbiamo scritto alla pubblicazione del dato, si tratta di materiale buono per i più dovish all’interno dei votanti in BCE. Se l’inflazione scende, se il petrolio scende, se il rischio trasmissione è contenuto, perché prestare il fianco a politiche monetarie hawkish, che l’economia europea tra le altre cose non è in condizione di sopportare?

La reazione dei mercati è arrivata già in settimana. Gli indici europei hanno reagito in modo positivo, probabilmente prezzando almeno in parte un miglioramento delle condizioni monetarie.

Le parole di Moulin vanno probabilmente considerate in questo frangente e in questo contesto. E per quanto l’ottimismo potrebbe essere mal riposto sul medio e lungo periodo. Per ora però è fonte di… speranza.

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