Durante il weekend Vitalik Buterin ha pubblicato un post su X in cui ha delineato tutti i prossimi step evolutivi per la roadmap a lungo termine della chain, denominata dal co-fondatore con il termine di “Lean Ethereum”. Sarà un processo lungo, fatto di diversi aggiornamenti che andranno progressivamente implementati nell’arco dei prossimi 3-4 anni, ma che renderanno l’intera infrastruttura molto più snella, funzionale e sicura.
Il post di Vitalik segue le discussioni emerse a fine giugno, in cui lo stesso programmatore aveva parlato di un taglio del budget dell’Ethereum Foundation e di una riorganizzazione profonda delle attività. Ora si entra nel merito della direzione tecnica che il progetto deve seguire: si parla di una revisione totale dell’architettura di rete, con ogni componente del protocollo che dovrà essere man mano sostituita.
La terza grande trasformazione di Ethereum secondo Vitalik
Vitalik ha paragonato questa fase al terzo cambiamento più importante nella storia di Ethereum, a tal punto da essere avvicinato per rilevanza all’aggiornamento “The Merge” che nel 2022 ha fuso la Beacon Chain con la rete principale, segnando il passaggio dal mining allo staking. Prima di questo, la prima grande trasformazione era stata la nascita stessa di Ethereum nel 2015, quando la rete ha introdotto gli smart contract e la Ethereum Virtual Machine.
Ora si passa invece ad un nuovo capitolo per la storia del progetto, con la roadmap delineata insieme al team di sviluppatori che prenderà il nome di “Lean Ethereum”. Non si tratta però di un singolo hard fork, ma di una serie di aggiornamenti che – come spesso avviene nella strategia della Foundation – saranno eseguiti progressivamente l’uno dietro l’altro con degli EIP specifici, ossia ognuno con certi aspetti da migliorare.
Le tempistiche non sono tuttavia delle più rapide, con tutte le implementazioni che dovrebbero essere aggiunte nell’arco dei prossimi 3-4 anni, almeno sulla carta. Nel definire tutti i punti salienti, Vitalik ha anche spiegato che la Foundation sta rivalutando le priorità del protocollo, anticipando alcuni argomenti che inizialmente erano stati programmati a fasi successive delle roadmap.
Tutti i temi della roadmap “Lean” di Ethereum
L’idea di fondo è quella di semplificare ogni componente dell’infrastruttura Ethereum, nell’intento di trasformare la rete in una tecnologia più scalabile, efficiente, e soprattutto più facile da verificare a livello crittografico. Andando in ordine, possiamo riassumere così tutti i vari step che andranno affrontati in futuro:
- Prove ZK: probabilmente il punto più importante in chiave scalabilità. I nodi di Ethereum non dovranno più verificare tutte le informazioni di un blocco ma solo una prova crittografica (STARK), in un’operazione molto più snella e veloce. Si stima che migliaia di blocchi potranno essere compressi tramite una singola prova a conoscenza zero.
- Difesa contro i quantum computer: Vitalik propone di iniziare già da ora a sostituire gradualmente tutte le firme tradizionali con algoritmi post-quantum, progettati proprio per resistere ai futuri attacchi quantistici.
- Privacy nativa: finora la privacy è stata implementata su Ethereum solo tramite protocolli esterni, ma adesso si propone di inserirla nativamente nel protocollo. In parte sarà possibile grazie alle stesse prove ZK del punto 1, ma verranno aggiunte anche altre primitive crittografiche come gli indirizzi temporanei.
- Nuova gestione dello stato: Vitalik vuole introdurre un sistema capace di ospitare fino a 100 TB di dati. La memoria della blockchain di Ethereum dovrà crescere, senza però pesare sulle specifiche hardware dei nodi e di conseguenza sulla decentralizzazione. Per riuscirci, si incentiverà la creazione di nodi personali leggeri, oltre a introdurre un nuovo sistema di stato.
Consenso, finalità ed esecuzione: la parola d’ordine è “semplificare”
Tra gli altri argomenti trattati da Vitalik e discussi dagli sviluppatori nella roadmap Lean, troviamo modifiche relative al consenso, finalità ed esecuzione della rete Ethereum. Il concetto chiave è che si dovrà cercare di rendere la chain sempre meno complessa lato codice, anche e soprattutto per motivi di sicurezza poiché una rete semplice presenta tendenzialmente meno superfici di attacco e meno potenziali vulnerabilità.
Sul fronte del consenso si punterà a client più piccoli e facili da verificare, così da rendere l’infrastruttura più leggera da mantenere per i validatori. Per l’esecuzione si parla in realtà già da mesi di uno switch da EVM a RISC-V, ossia del cambiamento della macchina virtuale di Ethereum, che verrà avvicinata sempre di più al modello che attualmente utilizza Solana.
In ottica di finalità infine, ossia il momento in cui una transazione viene considerata definitivamente confermata, l’obiettivo è quello di rendere il processo gradualmente più rapido, stabile e soprattutto con tempistiche prevedibili.
Una nota sul tema del quantum computing per Ethereum
Tornando al discorso del “quantum-resistant”, dobbiamo sottolineare come alcuni grandi investitori di ETH siano convinti che Ethereum sia posizionato molto meglio rispetto a Bitcoin per proteggersi da questa potenziale minaccia futura.
Tra questi, troviamo in primis Tom Lee, Chairman di Bitmine, che in una recente intervista ha spiegato come a livello di protocollo Ethereum sia più facile da aggiornare, e che potrebbe incontrare molti meno ostacoli tecnici rispetto alla prima rete decentralizzata del settore.
Non si tratta di un dettaglio da poco: finora sul mercato di Ethereum è mancata una narrativa forte da cavalcare e in grado di portare domanda sul proprio token. Questo potrebbe essere proprio ciò che serve al progetto per riattirare l’attenzione degli investitori e tornare a far parlare di sé nel prossimo ciclo rialzista.
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io sono massimalista BTC, tutte ste rifondazioni e ricostruzioni di ethereum non mi convincono. il grafico BTC vs ETH parla chiaro: sono contento di aver holdato solo BTC e non ETH