Gli indicatori storici piacciono a tutti. Offrono una lettura semplice dei mercati e con un solo numero o colore possono innescare discussioni infinite tra gli appassionati. Non tutti gli indicatori però possono vantare di essere stati inventati da un premio Nobel. È il caso di CAPE (o Shiller PE per gli amici), un indicatore che segnala quando gli indici azionari sono sovraprezzati. La cattiva notizia? L’ultima volta che il livello è stato così alto eravamo a pochi mesi dalla bolla dotcom.
Siamo già spacciati? Abbiamo analizzato il grafico per capire se ci siano o meno gli estremi per ignorarlo, anche se l’autore è appunto uno dei più blasonati.
Mai così in alto dalla bolla dotcom
A uno sguardo superficiale si potrebbe ritenere che questo indicatore non becchi proprio tutte le crisi. Qualcuno dei nostri lettori starà pensando, guardando il grafico, che ne ha mancata una molto grossa. E dunque che il modello non ha alcun motivo di esistere.

Il riferimento è alla crisi dei mutui subprime che poi portò al crollo dei mercati finanziari, in quella che è stata la più grande crisi di sempre a livello finanziario, forse peggiore anche di quella del ’29. Non è difficile però capire perché tale indicatore abbia “fallito” in quella circostanza. Quella crisi nacque come crisi del credito, che con la sopravvalutazione del mercato azionario non c’entrava nulla.
Possiamo dunque partire dal grafico e ritenerlo forse non preciso nelle previsioni al 100%, ma comunque degno di un approfondimento.
Quello che ci dice il CAPE Ratio (sigla che sta per Cyclically Adjusted Price-to-Earnings Ratio) è che siamo in una fase di enorme sopravvalutazione del comparto azionario. Lo Shiller P/E, questo il nome dell’indicatore sintetico, divide infatti il valore dell’indice di riferimento per la media degli utili reali degli ultimi 10 anni. Tiene conto dunque di uno storico più ampio ed elimina dal computo il rumore di recessioni esogene (come quella del COVID) o ancora anni straordinari.
Anticipa per forza la crisi?
No. Non esistono indicatori che funzionano al 100%. Tuttavia il CAPE, che fa parte del bagaglio di qualunque analista, è un buon indicatore del prezzo storicamente caro del mercato azionario oggi.
La soglia di allarme per lo Shiller P/E era considerata storicamente quella oltre i 30 punti. Sopra i 40 punti siamo in territori storicamente prima di bolle importanti o che hanno anticipato un futuro di breve con rendimenti molto bassi.
Per avere un’ulteriore idea di quanto esteso sia il mercato secondo questo indicatore: siamo a più del doppio della media storica.
Solo in una circostanza più alto di adesso
Vale la pena di ricordare che soltanto in una circostanza abbiamo avuto questo indicatore su questi livelli. Era il periodo a cavallo tra il 1999 e il 2000, poco prima dell’implosione della bolla dotcom, che in molti associano appunto alla bolla AI che dovrebbe esplodere.
C’è da dire un’altra cosa però: gli eventi sul grafico sono diventati più estremi – e, per fare un esempio, il livello raggiunto nel ’29 è stato uguagliato nel 1997, quando i mercati avranno poi altri 3 anni di bull run assoluta e totale.
La domanda che si stanno facendo tutti è questa: per preoccuparsi davvero di un’eventuale bolla, dovremo aspettare di essere su un punteggio molto più elevato del precedente, ovvero di quello della bolla dotcom? Se dovessimo replicare lo scarto tra crisi del ’29 e bolla dotcom, dovremmo con ogni probabilità aspettare fino a 55-60.
Intanto però c’è chi da Bloomberg sottolinea come una crisi dell’azionario sia oggi insostenibile politicamente. Il ragionamento è interessante, e forse sta condizionando anche il grafico di cui sopra.
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