INTERPOL ha pubblicato sul suo sito internet un report completo sulle attività portate a termine all’interno dell’operazione First Light, operazione globale anti-truffa che ha visto il coinvolgimento di 97 Paesi e ha portato all’arresto di 5.811 individui. Sempre all’interno dell’operazione sono stati sequestrati asset per 293 milioni di dollari. Un duro colpo a un network dedito alle truffe romantiche, al social engineering e più in generale ad attività che hanno sottratto centinaia di milioni di euro alle vittime.
L’operazione è durata poco più di quattro mesi, dal 15 gennaio al 30 aprile 2026 e si è conclusa con migliaia di arresti, grazie alla collaborazione delle forze dell’ordine di più di 90 Paesi. I Paesi più colpiti sono stati la Thailandia e Palau, con operazioni di sequestro che hanno coinvolto anche Singapore, Oman, Macao, Cina.
Un duro colpo al potente network delle truffe romantiche
E non solo, per quanto questo sia il modus operandi più gettonato da parte dei truffatori. Truffe che coinvolgono anche le criptovalute, che sono state utilizzate in diversi casi per il riciclaggio di denaro o per cercare di occultare i trasferimenti.
Nello specifico il comunicato di INTERPOL fa riferimento al wallet di un individuo di 20 anni che avrebbe spostato cifre superiori ai 122 milioni di dollari nel giro di 10 mesi, in Thailandia.
La nostra testata si è occupata più volte di truffe romantiche che hanno coinvolto Bitcoin e crypto, che vengono utilizzati come canali per il versamento dalle vittime ai truffatori.
Secondo il comunicato di INTERPOL le autorità italiane non avrebbero preso parte all’operazione e non risultano arresti nel nostro Paese.
Scommesse, riciclaggio e falsi poliziotti
In realtà nell’operazione c’è stato molto di più di un duro attacco ai network delle truffe romantiche. INTERPOL ha arrestato soggetti che hanno impersonato agenti della polizia brasiliana, sottraendo asset alle vittime per poi riciclarli altrove.
Le cifre coinvolte sono importanti e riguardano appunto anche il mondo crypto, utilizzato in modo consistente (ma non esclusivo) per questo tipo di operazioni.
La speranza è che l’enorme numero di arresti quantomeno limiti questo tipo di attività, che sono purtroppo diventate, complici anche i social network, piuttosto diffuse. Attività fraudolente che colpiscono spesso i membri più deboli e indifesi della nostra società e che in diversi casi hanno portato anche al suicidio.
Per il resto, ancora una conferma che l’utilizzo di criptovalute non mette al riparo dalle indagini, dai conseguenti arresti e anche dai sequestri.
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