Un cambio di paradigma. All’Italia – o meglio a UniCredit – andrà un’importante banca tedesca. Alla Germania, invece, tutto o quasi il mondo crypto che conta in Europa. Un passaggio se vogliamo epocale, con il settore bancario italiano che non è mai apparso in salute – e pronto alla conquista – come oggi, mentre il nostro Paese accumula un ritardo importante nel mondo post MiCA. A fare incetta di operatori del comparto è infatti Berlino, o meglio Francoforte, che batte tutti gli altri Paesi dell’Unione, compresi quelli che storicamente sono stati bendisposti verso gli intermediari di investimento.
Certo, da un lato c’è l’enorme, ricchissimo, forte settore bancario. Dall’altro un nuovo mondo finanziario, quello della blockchain, che muove meno denari e dal futuro certamente più incerto. Il cambiamento però sembra essere di quelli generazionali.
La notizia: UniCredit ha quasi il 50% dei voti in Commerzbank
Al netto dei conti fatti con il misurino, la notizia è che UniCredit ha ormai poco meno della metà di tutti i diritti di voto all’interno di Commerzbank. Si è arrivati a questo punto con una scalata ostile, contro la quale Berlino ha fatto letteralmente le barricate e che testimonia ancora di più la forza del principale gruppo bancario italiano.
Qualcuno si gasa come se fossimo davanti alla riproposizione di quello 0-2 (Grosso, Del Piero) al Westfalenstadion di Dortmund. Campanili a parte – che in Europa suonano forte come non mai – la notizia è rilevante, cambierà probabilmente i rapporti di forza bancari all’interno dell’Europa, e in più dimostra che l’Italia non è necessariamente la I di quei PIGS da non toccare neanche con un bastone.
La Germania però vince altrove. E i numeri del MiCA stanno lì a dimostrarlo.
MiCA: la Germania è il nuovo centro nevralgico delle crypto
Di 260 licenze rilasciate fino a oggi ai CASP, sigla che indica exchange, broker che offrono Bitcoin e crypto e anche banche, ben 57 sono state rilasciate in Germania. Più di una su quattro.
Per avere contezza dello strapotere tedesco, la seconda in classifica, la Francia, ne ha rilasciate soltanto trentuno. L’Italia? In totale nove. È chiaro che le tre principali economie dell’Unione viaggiano su ritmi molto diversi quando si parla di criptovalute. E che sia la Germania la locomotiva di un settore che pur sta cercando di svilupparsi anche in Europa.
Poco male, diranno i cinici: a noi (tra tante virgolette) le banche, ai tedeschi un settore crypto che presto sarà oggetto di revisione delle regole e la cui capacità di generare ricchezza e benessere è ancora incerta.
Chi vivrà vedrà. Nel corso dei prossimi anni arriverà l’unica sentenza inoppugnabile, quella dei mercati. E vedremo se hanno avuto ragione i tedeschi – che hanno integrato blockchain e asset digitali anche nelle principali borse – oppure gli italiani che schierano, di nuovo, una sorta di catenaccio.
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