Una nota balena delle piazze crypto ha da poco effettuato un maxi deposito su exchange, alimentando i timori degli utenti circa le conseguenze di una possibile vendita. In un colpo solo ha trasferito oltre 200 milioni di dollari di controvalore complessivo tra Bitcoin ed Ethereum dai suoi wallet personali a quelli di Kraken e Binance. Il mercato tuttavia è riuscito a reggere il colpo senza grosse difficoltà.
Non è così ordinario osservare operazioni di queste dimensioni, soprattutto se non rappresentano spostamenti interni tra wallet ma depositi verso le borse di scambio centralizzate. I meno esperti potrebbero intendere questa notizia come un segnale ribassista per i prezzi di Bitcoin ed Ethereum, ma la strategia della balena è verosimilmente più complessa di quanto si lasci intendere.
Chi è la balena che ha trasferito 200 milioni in Bitcoin ed Ethereum su CEX?
Parliamo di Abraxas Capital Management, una società di gestione di capitali con sede nel Regno Unito che si occupa principalmente di investimenti in criptovalute. Inizialmente questa entità, nata nel 2002, operava come gestore nei mercati tradizionali, ma a partire dal 2017 ha iniziato a specializzarsi nel mondo degli asset digitali.
Oggi Abraxas Capital vanta un patrimonio on-chain pari a circa 940 milioni di dollari, distribuito in 43 indirizzi diversi verificati da Arkham Intelligence. Tra le sue partecipazioni maggiori troviamo 6.161 $BTC, per un valore di 403 milioni di dollari, e 107.860 $ETH, per 203 milioni di dollari. La società detiene anche molteplici posizioni sui contratti perps di Hyperliquid, oltre a diverse altre gambe aperte verosimilmente su exchange centralizzati.

Perché il trasferimento in Bitcoin ed Ethereum non sta causando un crollo dei prezzi?
I motivi in realtà sono due: il primo è che, anche dando per scontato che quegli asset siano stati depositati per uno scambio in stablecoin o fiat, resta improbabile che vengano venduti istantaneamente, come si dice in gergo, con un ordine taker. Questo perché è ovviamente nell’interesse della balena massimizzare il ritorno dall’operazione, e cedere una size così grande al mercato in un’unica soluzione significherebbe subire un price impact molto elevato.
Giusto per rendere l’idea: secondo i dati di CoinMarketCap, attualmente bastano circa 21 milioni di dollari di ordine taker su Bitcoin per muovere i prezzi del 2%, sia al rialzo che al ribasso. Pensate cosa significherebbe vendere qualcosa come 200 milioni di dollari con un singolo ordine. La mossa scatenerebbe sicuramente un profondo dump (che verrebbe poi parzialmente assorbito da trader e MM), causando una perdita di valore importante sugli asset che la balena sta cercando di liquidare.
Dunque è improbabile che Abraxas Capital decida di dare in pasto all’order book una cifra così elevata, se non tramite ordini TWAP (scaglionati nel tempo) o tramite controparti OTC. Ma c’è anche una seconda ragione per cui il mercato crypto non ha reagito così negativamente a un movimento di questo tipo, ossia la natura stessa dell’operatore coinvolto.
Abraxas Capital opera su Bitcoin ed Ethereum con strategie di arbitraggio
I più esperti avranno capito subito che il maxi trasferimento di Bitcoin ed Ethereum da parte di Abraxas Capital non era probabilmente finalizzato a una vendita, ma piuttosto orientato a una strategia delta neutral o di arbitraggio. Questo fondo infatti tende a operare con un atteggiamento market neutral, ossia senza cercare di indovinare dove andranno i prezzi, ma puntando a ottenere rendimento dalle inefficienze di mercato e dagli interessi pagati sulle borse dei derivati.
Non a caso, uno dei prodotti principali del fondo – che possiamo trovare sul suo sito web – è il cosiddetto “Elysium Global Arbitrage Fund”, un prodotto lanciato a ottobre 2018 che oggi presenta un AUM pari a 1,5 miliardi di dollari. Nella descrizione si legge proprio che l’obiettivo del fondo è preservare il capitale e approfittare di arbitraggi cross-market sulle più liquide piattaforme centralizzate.
Fino ad oggi questa strategia ha permesso ad Abraxas Capital di ottenere ritorni complessivi pari al +263% dal 2018, per una performance annualizzata pari al +18,14%.

Dunque, pur non potendo sapere concretamente cosa ne abbia fatto la società di quei Bitcoin ed Ethereum trasferiti su exchange, possiamo ipotizzare che siano stati utilizzati come gamba parziale di una strategia più ampia. Potrebbe aver venduto (a tranche) su quelle piazze mentre comprava lo stesso quantitativo su altri mercati, oppure, ancor più verosimilmente, potrebbe aver impiegato gli asset come collaterale per aprire posizioni a leva sui futures, coperte a loro volta da altre posizioni per arrivare a una condizione delta neutrale.
Se volete approfondire le varie modalità operative di Abraxas, vi suggeriamo di leggere questo approfondimento di aprile in cui spiegavamo come la società stava bruciando 1 milione di dollari al giorno con uno short sul petrolio, guadagnando tuttavia di più da un’altra posizione.
Criptovaluta.it® Ultime Notizie Bitcoin e Crypto News | Criptovalute Oggi

