ESCLUSIVA CRIPTOVALUTA.IT®: Le più importanti società di gestione di capitali degli Stati Uniti si sono schierate, compatte, a favore del passaggio del Clarity Act, la legge sulle criptovalute che dovrebbe normare, in futuro, il mercato degli asset digitali negli States. Nella tarda serata di ieri, lunedì 27 luglio, sono infatti intervenuti BlackRock, Fidelity e Franklin Templeton. Tutte e tre gestiscono prodotti tokenizzati e ETF spot sulle crypto. Hanno interesse a far passare il Clarity, ma anche un enorme peso politico da spendere.
C’è però anche un altro aspetto del quale in pochi stanno parlando. Tutte le agenzie governative sono in ritardo sull’emanazione dei regolamenti relativi alle stablecoin. È vero che sono nella fase esecutiva, ma è altrettanto vero che di ritardi se ne stanno accumulando.
Ritardi: l’opinione di Maksym Sakharov sul GENIUS Act che non procede
Il Clarity Act è impantanato fuori dal Senato, anche se potrebbe arrivare alla prima votazione lunedì 3 agosto. I tempi sono lunghi – e possono esserlo anche nella fase esecutiva delle leggi, quando alle diverse agenzie federali degli Stati Uniti tocca il compito di promulgare regolamenti che rendano le leggi di cui sopra operative.
Il GENIUS Act, nonostante sia stato approvato senza grossi ostacoli, è tecnicamente ancora fermo. Sia Federal Reserve sia le agenzie del governo degli Stati Uniti direttamente coinvolte hanno infatti mancato la scadenza per l’emissione dei regolamenti. Situazione incresciosa, soprattutto per chi attende che il GENIUS Act sia finalmente operativo.
Gli ultimi sviluppi relativi al GENIUS Act mostrano che il dibattito statunitense sulle stablecoin è passato dalla fase dell’accordo legislativo a quella dell’attuazione. Un processo di definizione delle norme attuative mancato o ritardato non rappresenta soltanto una questione procedurale. Ha infatti un impatto su emittenti, banche, società di pagamento, esercenti e fornitori di infrastrutture, che hanno bisogno di sapere quali standard dovranno rispettare prima di impegnare risorse in prodotti, conformità normativa e partnership.
Commenta così Maksym Sakharov, CEO di WeFi, infrastruttura di servizi finanziari online, che continua:
Il GENIUS Act fornisce alle stablecoin di pagamento un quadro normativo più chiaro in materia di riserve, rimborso, responsabilità degli emittenti, trasparenza, vigilanza e conformità normativa. Questa chiarezza è importante perché le stablecoin non sono più rilevanti soltanto per il trading. Sono sempre più spesso considerate nel contesto dei pagamenti, della gestione della tesoreria, dei regolamenti transfrontalieri, dei flussi di pagamento verso gli esercenti e del commercio digitale. La legge può contribuire a definire quali asset siano sufficientemente affidabili da sostenere queste attività.
Mentre Roma dibatte, dunque, Sagunto viene espugnata, come si diceva in epoca latina. Rallentamenti che avranno come conseguenza diretta sia una maggiore attesa per l’ingresso di soggetti più strutturati, sia maggiori rischi – almeno dall’angolo dal quale guarda alla questione Sakharov – per la sicurezza degli utenti e delle aziende.
Intanto il Clarity potrebbe essere votato, ma…
Il Clarity Act potrebbe essere votato già il prossimo 3 agosto. Tuttavia, dato quanto controversa è la sua approvazione, è difficile che si giunga a conclusione dell’iter già in agosto e prima della pausa del Congresso.
Sono comunque, come abbiamo visto in apertura di questo approfondimento, scese in campo società che hanno un certo peso politico. Chissà che non sia questa la svolta.
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