Fino ad ora Hyperliquid ha avuto un enorme successo nel trading perpetual di asset RWA, principalmente su azioni e materie prime, attirando miliardi di volumi e l’interesse dei grandi player della finanza. Ora il più grande DEX di derivati on-chain si sta aprendo anche alle negoziazioni di ETF e azioni nel mercato spot, supportato dalla nuova collaborazione con xStocks, uno dei maggiori provider di soluzioni tokenizzate, e dalla presenza di Chainlink come infrastruttura di bridge cross-chain.
Si tratta di un passo importantissimo per Hyperliquid, che punta così a rafforzare e diversificare la propria attività spot, oggi responsabile di appena il 2,7% nel breakdown delle revenue totali del protocollo. L’integrazione offre inoltre a xStocks un nuovo canale di rilievo per distribuire i propri prodotti tokenizzati, il che rappresenta un enorme vantaggio competitivo rispetto ad altre piattaforme. Non mancano infine i benefit per Chainlink, che con la sua infrastruttura CCIP potrebbe incrementare la mole di ricavi interni.
xStocks sbarca sul mercato spot di Hyperliquid
Sono 5 i primi asset tokenizzati di xStocks introdotti nella sezione spot di Hyperliquid, con un rollout progressivo di altre azioni ed ETF previsto in futuro. Per il momento gli utenti possono negoziare $NVDAx, $SKHYx, $MUx, $SPYx e $QQQx, oltre ovviamente ad altri crypto asset già presenti, con accesso 24/7 anche durante i momenti in cui le borse tradizionali sono chiuse.
Ovviamente queste prime scelte riprendono gli asset che nel comparto HIP-3 hanno ottenuto maggior trazione da parte degli utenti, sia in termini di volumi che di open interest, e che di conseguenza potrebbero incontrare domanda significativa anche nei contesti spot.
Ad ogni modo, in questo primo giorno di lancio l’interesse degli investitori sembra essere limitato a poche decine di migliaia di dollari di contrattazioni. C’è ancora una profondità di mercato esigua e uno spread eccessivo per poter competere con altre realtà, com’è normale che sia visto il listing appena avvenuto. Chiaramente però, l’obiettivo di entrambe le parti – xStocks e Hyperliquid – sarà quello di rendere l’esperienza di trading sempre più performante in futuro.
Il bridge cross-chain è garantito da Chainlink
Un dettaglio molto interessante di questa collaborazione riguarda il fatto che gli asset tokenizzati di xStocks sono componibili con tutto l’ecosistema DeFi di Hyperliquid. Gli utenti possono infatti bridgare i propri token $NVDAx, $SKHYx, $SPYx e altri dalla blockchain di Solana alla rete HyperEVM, ovvero la chain di Hyperliquid compatibile con l’Ethereum Virtual Machine in cui sono presenti decine di applicazioni diverse per il trading decentralizzato, lending e strategie di yield.

Da qui, gli stessi asset su HyperEVM possono poi essere wrappati su HyperCore, ossia il livello nativo di Hyperliquid, rendendoli disponibili per la negoziazione spot direttamente sul DEX. Si crea quindi un percorso che collega l’azione o l’ETF tokenizzato emesso originariamente su Solana (con shares reali custodite da xStocks) con i due principali ambienti di Hyperliquid.
A permettere questa interoperabilità cross-chain è Chainlink, che grazie al suo protocollo CCIP riesce a connettere blockchain diverse (anche con standard e linguaggi differenti). Parliamo della stessa infrastruttura scelta pochi giorni fa da BitGo per la protezione di 7,4 miliardi di dollari in $WBTC, con la società che ha abbandonato il precedente partner LayerZero.
Da sottolineare inoltre come solo ieri la banca londinese Standard Chartered ha previsto che il token $LINK farà 25x entro il 2030, proprio grazie al trend degli asset tokenizzati.
Hyperliquid deve diversificare il suo flusso di ricavi
Sarà molto interessante vedere se nei prossimi mesi, grazie all’integrazione con xStocks e Chainlink, Hyperliquid riuscirà ad aumentare la quota di ricavi derivante dalla sezione del trading spot. Come anticipato sopra, attualmente questa componente pesa per solo il 2,7% nel totale delle revenue del protocollo (dati luglio 2026).
In passato la nicchia era arrivata poco sopra il 4%, ma non è mai stata così rilevante come il mercato dei perps, che oggi complessivamente vale l’89% delle entrate. Solo la sottocategoria HIP-3, ossia i builder deployed perps emessi da gestori privati, contribuisce per l’11,5%.

L’obiettivo per il protocollo dovrebbe essere quello di diventare mano a mano sempre meno dipendente dai perps, che oggi costituiscono il core business dell’ecosistema ma potrebbero incontrare resistenze in futuro, sia in ottica regolamentare che di competizione con la finanza TradFi. Per questo motivo il debutto di xStocks nei mercati spot, per quanto ancora irrilevante nei volumi di trading, rappresenta un passo fondamentale per un futuro più roseo.
Nel frattempo il DEX sta lavorando anche per incrementare la quota della sezione HIP-4, dopo aver annunciato i primi prediction market aperti al pubblico, o meglio, aperti in ottica permissionless a certi deployer abilitati con uno stake di 500.000 $HYPE.
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