Il simposio di Jackson Hole apre oggi i lavori in Wyoming e i mercati aspettano domani il primo intervento di Kevin Warsh da presidente della Fed. Il rendimento del decennale americano si aggira al 4,660%, la Francia paga il 4,100% e supera l’Italia al 4,081%. Il FedWatch non prezza alcun taglio dei tassi di interesse ma rialzi nel 2026. Per la riunione di dicembre assegna il 73,8% di probabilità ad almeno un rialzo.
Jackson Hole apre i lavori con l’attesa per Kevin Warsh
Il simposio economico di Jackson Hole si tiene da oggi al 29 agosto al Jackson Lake Lodge, in Wyoming, organizzato come ogni anno dalla Federal Reserve di Kansas City. L’edizione riunisce circa 120 banchieri centrali, economisti e accademici da oltre 70 paesi. Il tema di questa edizione riguarda l’innovazione finanziaria e le sue implicazioni per i pagamenti, un terreno che tocca da vicino stablecoin e infrastrutture di mercato. L’appuntamento clou arriva domani in mattinata americana, quando Kevin Warsh pronuncerà il suo primo discorso a Jackson Hole da presidente della Fed. Le sue parole peseranno il doppio perché cadono a 19 giorni dalla riunione del FOMC del 16 settembre.
I rendimenti dei titoli di stato restano alti in tutto il mondo

I rendimenti dei Titoli di Stato a dieci anni restano su livelli elevati in tutte le principali economie. Il Treasury americano rende il 4,660%, in lieve calo nella seduta, mentre il decennale francese sale al 4,100% e supera il BTP italiano, che si porta al 4,081%. Il sorpasso della Francia sull’Italia è il dato più notevole degli ultimi mesi, perché ribalta una gerarchia storica del mercato obbligazionario europeo. Il Bund tedesco quota al 3,248% e resta il riferimento più basso dell’area euro. Il decennale giapponese al 2,891% viaggia invece sui massimi dell’intera serie dal 2008, segno che la normalizzazione dei tassi ha raggiunto anche Tokyo.
I tassi americani secondo le probabilità del FedWatch

Il tasso effettivo sui Fed Funds si colloca al 3,63%, dentro l’intervallo obiettivo compreso tra il 3,50% e il 3,75%. Il FedWatch di CME Group, lo strumento che ricava dalle quotazioni dei futures le probabilità sulle mosse della banca centrale americana, esclude di fatto un taglio. Per la riunione del 16 settembre il mercato vede tassi fermi al 64,1% e un rialzo di un quarto di punto al 35,9%. Per la riunione del 9 dicembre gli scenari di rialzo sommati arrivano al 73,8%, con lo scenario più probabile al 45,4% sulla fascia compresa tra il 3,75% e il 4,00%.
L’Europa resta indietro con la BCE ma i falchi premono

La Banca Centrale Europea tiene il tasso al 2,40%, dopo il rialzo di un quarto di punto deciso a giugno. La distanza con la politica monetaria americana resta ampia. Lo scarto tra il tasso effettivo della Fed e quello della BCE vale circa 123 punti base. Dentro il board di Francoforte cresce intanto la pressione dei falchi per un nuovo rialzo immediato, con Isabel Schnabel convinta che ai tassi attuali l’inflazione non torni al target. La Bank of England si colloca al 3,75% e la Bank of Japan all’1,00%. In questo contesto ogni parola di Warsh su inflazione e crescita può spostare le attese di settembre e dicembre.
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