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schnabel tassi

Gelo per i cittadini europei: il board tedesco vuole tassi più alti subito. “Rischi troppo alti” per aspettare

Isabel Schnabel telegrafa le sue intenzioni al mondo, appoggiandosi al giornale per eccellenza.
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Se negli USA sono ormai in pochi a puntare su un prossimo rialzo dei tassi di interesse di riferimento, in Europa la questione è in ballo e ha una potente sostenitrice. Si tratta di Isabel Schnabel, che era stata ventilata anche come potenziale futura governatrice dell’istituzione di Francoforte. Secondo quanto riporta Bloomberg in un’esclusiva, il membro del board di BCE starebbe spingendo per i rialzi dei tassi, in risposta all’aumento dei prezzi generato dalla guerra in Iran.

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La crescita dell’inflazione tornerà, con ogni probabilità, a superare il target del 2% per un lungo periodo, condizionata appunto in positivo (che per noi è negativo) dai costi energetici, secondo quanto Schnabel avrebbe comunicato al giornale statunitense.

Ai tassi attuali, è difficile che l’inflazione torni al target sul medio periodo, e dunque rialzi futuri saranno necessari. Questo è particolarmente vero nello scenario attuale di domanda aggregata resiliente ed è di importanza critica prevenire effetti di secondo ordine a causa di azioni tardive.

Un messaggio quasi laconico, che lascerebbe poche speranze in capo a chi sognava un percorso più lassista, in termini di politica monetaria, da parte della Banca Centrale Europea.

Pesa a favore dei falchi anche una situazione economica migliore del previsto

Sarà ancora una BCE che anticipa FED? Questo ciclo ha capovolto una delle poche certezze del mondo della politica monetaria, quel mondo antico dove la Banca Centrale Europea tendeva a muoversi in scia di FED e mai ad anticiparla. BCE è partita con i tagli prima di Washington, è partita con i rialzi dei tassi prima della controparte USA, e probabilmente guiderà anche per quanto riguarda il secondo ciclo di rialzo dei tassi.

L’aria che tira a Washington è d’altronde assai diversa: l’inflazione morde (ma meno delle questioni politiche) e c’è una crisi dei bond da contenere, crisi che, almeno secondo Stanley Druckenmiller costringerà FED all’intervento, a meno che il Congresso non rinsavisca in termini di deficit e spesa pubblica.

C’è però da aggiungere una questione: il board di BCE e il complesso degli aventi diritto di voto nei temi di politica monetaria è assai più eterogeneo. Se a Washington sono divisi in due (con una parte minoritaria di falchi), a Francoforte le tendenze sono assai più eterogenee e distribuite.

C’è poi un’altra questione: se è vero che si parla soltanto di crisi del debito americano, è altrettanto vero che in Europa non se la stanno passando granché meglio. E con un ciclo elettorale alle porte, che chiuderà tra le altre cose l’era Macron, arriveranno pressioni da parlamenti e governi per una politica monetaria possibilmente più tranquilla.

Isabel Schnabel però non sembra voler ascoltare chicchessia: la situazione economica dell’UE richiede tassi più alti, almeno dal suo punto di vista, e così si dovrà procedere.

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