Tra poche ore, alle 14:30 ora italiana, gli Stati Uniti diffonderanno dati molto importanti per l’economia, la finanza e in ultimo i mercati. Saranno infatti diffusi gli andamenti del PCE (l’inflazione contata dalla spesa dei consumatori) e sul PIL USA del secondo trimestre. Saranno due indicatori di enorme importanza per capire le condizioni dell’economia USA e di conseguenza il futuro della politica monetaria di Washington.
Per il PCE ci si aspetta un leggero calo dalla versione vanilla, quella standard, quella che include anche il costo delle materie prime energetiche. Ci si aspetta invece un nulla di fatto per la Core, ovvero la versione senza energia e alimentari.
L’inflazione è ancora un problema?
Sì, ed è un problema, secondo quanto afferma anche Kevin Warsh nelle sue apparizioni pubbliche, un problema di politica monetaria. O, per ripetere verbatim le parole del neo presidente di Fed, una scelta. Una scelta perché i prezzi, che corrono troppo da più di 5 anni, lo fanno, sempre secondo Warsh, poggiandosi su una politica monetaria troppo lassista.

Tuttavia, al netto del dato che verrà fuori oggi, difficilmente ci saranno cambiamenti nell’atteggiamento di Fed sul breve periodo. Ci sono questioni più pressanti, dalla pessima situazione sul mercato dei bond, passando per le elezioni di novembre.
Tornando ai dati: siamo e rimarremo sensibilmente sopra il target del 2% e per vedere un forte cambiamento nelle scelte di breve di Fed serviranno dati molto superiori alle attese. Il Core PCE rimarrà, secondo le previsioni, intorno al 3,3%. Per quanto riguarda invece la PCE classica, la media degli analisti vede un calo dello 0,1% anno su anno. Saranno queste le aspettative che verranno confrontati i dati che saranno diffusi alle 14:30 ora italiana.
Cosa preferirebbe Bitcoin?
Una riduzione dell’inflazione PCE rispetto alle aspettative potrebbe dare una mano a Bitcoin, perché sgombrerebbe il campo, definitivamente, a un rialzo dei tassi già in settembre.

I mercati – qui nel grafico il FedWatch Tool – prezzano al 36% la possibilità che ci sia un rialzo, percentuale che è sensibilmente in calo rispetto ai dati del mese scorso. Tuttavia l’incertezza permane, per quanto – almeno secondo la nostra opinione – sarebbe molto difficile vedere un rialzo (con conseguente condizionamento negativo per i mercati) a così poco dalle elezioni midterm, o meglio, prima dell’inizio della fase più calda della campagna elettorale.
Kevin Warsh si è presentato al pubblico come uomo tutto d’un pezzo. Un tentativo di trasmissione di integrità alla quale però pochi hanno creduto.
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