Non sarà soltanto BCE ad aumentare i tassi di interesse di riferimento a settembre. Forse lo farà anche il Giappone, con il vice-governatore Ryozo Himino che ha tenuto la porta aperta per una decisione di questo tipo durante la prossima riunione. A pesare su questo atteggiamento sia l’inflazione, sia la debolezza intrinseca dello yen, che si sta riavvicinando ai 160 contro il dollaro, quella che un tempo era la soglia massima di tolleranza prima dell’intervento.
Dobbiamo prestare grande attenzione ai rischi di aumento dei prezzi, più del passato. Si dovranno fare discussioni approfondite in ogni incontro di politica monetaria, con queste prospettive in mente. Se l’inflazione devia verso l’alto sopra il target del 2%, questa avrebbe un impatto negativo sull’economia.
Il messaggio inviato da Ryozo Himino ai mercati è piuttosto chiaro, anche se non nuovo. Durante le scorse settimane il governo giapponese si è detto aperto a una possibilità del genere, almeno pubblicamente, sgombrando così il campo da possibili resistenze politiche.
Lo yen ha reagito comunque in modo negativo: la possibile apertura ad aumenti dei tassi di interesse in Giappone non è esattamente una novità e i mercati l’hanno ampiamente scontata. A pesare è l’assenza di ulteriore guidance sul futuro, e una situazione del Giappone che continua ad apparire come complicata agli operatori di mercato.
Si può, ma non è stato ancora deciso
I mercati ritengono da tempo che il Giappone debba proseguire con il suo cammino di normalizzazione della politica monetaria, dopo decenni di tassi intorno allo zero e di controllo della curva dei rendimenti. Un meccanismo questo non più sostenibile.

Al contrario di ciò che potrebbe apparire in superficie, l’intervento pieno di se e di ma di Ryozo Himino ha finito per trasmettere ai mercati incertezza sulla prossima decisione di Bank of Japan.
Anche in Europa?
In Europa stanno montando le voci a sostegno di un rialzo dei tassi a settembre, con Isabel Schnabel che è apparsa sicura della possibilità di un’evoluzione di questo tipo. Non è l’unica e nonostante le resistenze politiche sembra che saranno questi i prossimi passi della Banca Centrale Europea.
A rimanere nell’incertezza è invece Fed, con Kevin Warsh che parlerà il 29 agosto a Jackson Hole, quando sarà con ogni probabilità bersagliato di domande sul meeting di settembre. Con le elezioni che incombono e con i dati dell’inflazione che inviterebbero a un rialzo, sembra che ci sia poco spazio per la certezza.
Durante l’ultimo meeting del FOMC, in tre hanno fatto mettere a verbale la loro volontà di aumentare i tassi di interesse. Con le midterm ormai nel pieno della campagna elettorale, sembra però essere più wishful thinking che altro.
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