Il mondo obbligazionario sta vivendo una fase complicata su tutte le scadenze lunghe. I rendimenti salgono e i prezzi dei titoli già in circolazione scendono di conseguenza. I debiti pubblici restano sotto pressione e i titoli di Stato soffrono su entrambe le sponde dell’Atlantico. In più la liquidità viene drenata dalle maxi emissioni degli hyperscaler dell’intelligenza artificiale, come ha appena segnalato la BCE.
Tra Fed e BCE, il reddito fisso resta sotto pressione
Il contesto dei tassi resta il primo problema per tutto il reddito fisso. Da Jackson Hole la Fed ha confermato prudenza, con un’inflazione ancora troppo vischiosa per promettere tagli rapidi. Questo scenario tiene alti i rendimenti sulle scadenze lunghe e pesa sia sulle emissioni corporate sia su quelle dei titoli di Stato.
In questo quadro già teso è arrivata l’analisi pubblicata dalla BCE sul proprio blog, dedicata al debito delle Big Tech americane. Lo stock di obbligazioni in euro degli hyperscaler ha raggiunto circa 40 miliardi di euro. Le emissioni in euro pesano ormai quasi il 10% di tutto il debito obbligazionario emesso da queste società.
Gli hyperscaler cercano liquidità in Europa
Le emissioni reverse Yankee, cioè i bond in euro collocati da emittenti americani, sono quasi raddoppiate tra il 2025 e il 2026. Le Big Tech valgono ormai poco meno del 10% delle nuove emissioni lorde in euro delle società non finanziarie. L’avvertimento della BCE è preciso. La crescente presenza di questi colossi potrebbe far salire i costi di finanziamento per tutti i settori.
La corsa ai data center ha trasformato società che si autofinanziavano in grandi debitori. Infatti la maggior parte di loro ha sospeso o ridotto i programmi di buy-back azionario. Nell’autunno 2025 sono arrivate in poche settimane 4 operazioni monstre di collocamento obbligazionario.
| Società | Data | Importo |
|---|---|---|
| Oracle | Settembre 2025 | 18 miliardi di dollari |
| Meta | Ottobre 2025 | 30 miliardi di dollari |
| Alphabet | Novembre 2025 | 25 miliardi di dollari |
| Amazon | Novembre 2025 | 15 miliardi di dollari |
Quella di Meta resta la più grande emissione investment grade di sempre non legata ad acquisizioni. Nel 2026 il ritmo è persino accelerato. Al 10 agosto le emissioni di Alphabet, Amazon, Meta, Microsoft e Oracle hanno raggiunto 220 miliardi di dollari secondo i dati BNP Paribas. Nell’intero 2025 si erano fermate a 121 miliardi di dollari, già 4 volte la media del quinquennio precedente.
I prezzi raccontano la sofferenza delle obbligazioni
I prezzi quotati alla borsa di Francoforte mostrano l’andamento in sofferenza di questa valanga di carta. La Oracle 5,95% 2055 è stata collocata a 100 meno di un anno fa. Oggi quota 78, con una perdita del -22% sul prezzo di emissione.

La Meta 6,45% 2066 è stata emessa soltanto a maggio 2026. In 3 mesi e mezzo il prezzo è già sceso da 100 fino a quota 90 con perdita del -10%.

La curva della durata fa la differenza. La Meta 4,95% 2033 quota ancora 97 e sta tenendo molto meglio delle sorelle lunghe. Questo dato ricalca anche la tensione generale sulle scadenze lunghe. A parità di scadenza conta anche l’emittente. Il bond Alphabet 5,45% 2055 quota 87,5. Il bond Oracle 5,95% 2055 quota invece 78. Oracle paga una cedola più alta ma vale quasi 10 punti in meno. Quei 9,5 punti di distanza misurano il premio al rischio richiesto dal mercato su Oracle che è altamente indebitata.
Finanziare l’AI costa sempre di più
Il mercato europeo finanzia la corsa all’intelligenza artificiale, ma a prezzi sempre più bassi e rendimenti sempre più alti. Chi ha comprato ai collocamenti è oggi in perdita anche su emittenti solidissimi. Questa concorrenza pesa su tutto il reddito fisso, titoli di Stato compresi. Il costo del capitale della rivoluzione AI sta salendo trimestre dopo trimestre per le aziende.
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