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Malacca stretto chiusura

Aiuto, vogliono chiudere un altro stretto. Vale il doppio del traffico di Hormuz, anche per il petrolio

Se lo fa l'Iran, perché non possiamo farlo noi? Voci incontrollate dal Pacifico mettono la strizza ai mercati.
Malacca stretto chiusura

Se si possono chiedere pedaggi per attraversare lo Stretto di Hormuz, allora perché non si possono chiedere anche altrove? Dev’essere stata questa l’idea del Ministro delle Finanze indonesiano Purbaya Yudhi Sadewa, sia pur per indovinelli, sta lavorando a un messaggio che ai mercati piace poco. Questo nonostante la ferma opposizione di uno degli stati con i quali condivide il controllo di uno degli stretti più importanti del mondo.

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Il discorso è semplice e da briganti: se lo Stretto di Malacca è così importante (per la Cina ma non solo) e se proprio dobbiamo garantirne l’apertura e la sicurezza, perché mai non dovrebbero pagarci? D’altronde anche il Presidente degli Stati Uniti ha lanciato l’idea di uno Stretto di Hormuz in co-gestione con i Paesi del Golfo, dove co-gestione sembrerebbe voler dire anche co-gestione dei pedaggi.

Singapore no, Malesia boh, Indonesia forse

I paesi che controllano quel tratto di navigazione sono tre: Singapore, Malesia e Indonesia. E li abbiamo elencati partendo dal più ostile all’ipotesi pedaggi a quello invece più aperto all’eventuale riscossione di pagamenti.

Poche ore fa il Ministro degli Esteri di Singapore, Vivian Balakrishnan, ha fatto dichiarazioni categoricamente contrarie a un’evoluzione del genere:

Il diritto di passaggio è garantito a tutti.

Non sembrerebbe però essere della stessa opinione il Ministro delle Finanze indonesiano Purbaya Yudhi Sadewa, che invece ha affermato:

Siamo su una rotta strategica per l’energia. Le navi passano dallo Stretto di Malacca senza pagare nulla. Non so, è giusto o sbagliato?

Una dichiarazione che i mercati certamente non avranno vissuto con grande tranquillità, per quella che è una delle possibili evoluzioni geopolitiche del futuro delle più preoccupanti.

Nonostante se ne parli con minore frequenza, dallo Stretto di Malacca passano fino a 100.000 navi l’anno e il 25-30% del commercio marittimo mondiale.

Cosa più interessante a livello energetico: da qui passa circa il 40% del traffico mondiale di petrolio (il doppio di Hormuz).

Malacca stretto chiusura
Sono tre i paesi che si affacciano sullo stretto. Ognuno con opinioni diverse. Fonte mappa: Google Maps

Le preoccupazioni sono però anche altre: in caso di deterioramento delle condizioni politiche internazionali, a chi toccherebbe difenderlo, come, con costi distribuiti tra chi? Preoccupazioni forse maggiori della voglia dell’Indonesia di riscuotere pagamenti per il passaggio.

Quanto sono fondate le preoccupazioni?

La situazione sullo Stretto di Hormuz ha ricordato al mondo che il traffico marittimo sul quale si basano benessere e crescita non è scontato. Le situazioni possono degradare e complicarsi anche nel giro di poche settimane e gli effetti possono essere catastrofici nel giro di poco, anche dall’altra parte del mondo.

Dallo Stretto di Malacca vengono riforniti a livello energetico principalmente Cina, Giappone e Corea del Sud, ma questo non è comunque di grande sollievo per chi guarda, in queste ore, preoccupato all’evolversi di certe situazioni.

Gli USA comunque – queste sono le voci di corridoio – da tempo vorrebbero rinforzare la propria presenza in quell’area del pianeta proprio a questi scopi, ovvero al fine di garantirsi un maggiore controllo di un’altra rotta che il mondo non può permettersi di perdere, neanche per un breve periodo.

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