Ci sarebbe un solo ostacolo al passaggio del Clarity Act, almeno in prima lettura presso la competente commissione del Senato USA. Quell’ostacolo è – per assurdo – lo stesso che stava fermando la nomina a successore di Jerome Powell di Kevin Warsh. Si chiama Thom, di cognome fa Tillis, ed è da tempo ai ferri corti con Trump. E ora pretende che nel Clarity Act sia inserita una norma contro il conflitto di interessi. Tutto questo mentre la discussione è stata rimandata a maggio e potrebbe ancora portare a un’approvazione lampo entro la fine dell’anno.
In realtà il problema del conflitto di interessi era già emerso durante le prime discussioni: una parte considerevole dei dem ritiene l’esclusione dei membri di governo da attività crypto necessaria. E si era trovato anche un accordo in tal senso: renderla operativa soltanto dalla prossima presidenza e dunque dal prossimo governo, salvando Trump, ma anche il segretario del Commercio Howard Lutnick e tanti altri che fanno parte della squadra del tycoon. Ora però la resistenza più difficile da superare arriva dal fronte repubblicano.
Thom Tillis, l’uomo che ha battuto (e batterà) Trump?
Prima del tentativo di nomina di Kevin Warsh a presidente di Federal Reserve, forse in pochi avevano sentito nominare Thom Tillis, senatore dello stato della Carolina del Nord. Senatore che pur provenendo dalle fila repubblicane, non ha mai avuto buoni rapporti con Trump.
Gli attriti tra i due hanno raggiunto il livello massimo durante la nomina di Warsh e ora potrebbero estendersi anche al Clarity Act, il gruppo di leggi che finirà per governare il mondo crypto negli USA. Tillis ha detto di non essere disposto a votare un impianto che non preveda norme chiare sul conflitto di interessi.
Per TD Cowen sarebbe questo il problema principale, nonostante Tillis abbia dato, sul fronte di Fed, il suo ok dopo averla spuntata. Aveva infatti richiesto lo stop alle indagini su Jerome Powell, che è poi puntualmente arrivato.
La spunterà anche questa volta? Probabilmente sì, dato che tale disposizione sarebbe gradita anche dai dem e permetterebbe un passaggio del Clarity Act più agevole.
Novogratz ottimista
A essere ottimista sul passaggio è Mike Novogratz, CEO di Galaxy, società che si occupa di investimenti crypto, e che gestisce anche un desk OTC.
Novogratz, in passato tra gli scettici, afferma che sarà possibile vedere il Clarity Act avanzare a maggio per poi diventare legge federale in giugno. Un passaggio serrato, che richiederebbe però un atteggiamento accondiscendente da parte di tutti i soggetti coinvolti, dagli exchange alle banche, senza tener conto dei diversi problemi della DeFi, che preferirebbe un trattamento meno aggressivo da parte delle leggi USA.
Perché interessa gli investitori? Perché i mercati hanno ormai prezzato lo stop alla legge e zero possibilità che venga approvata nel 2026. Se invece dovesse esserci un’accelerazione, gli asset digitali avrebbero tutto da guadagnarne. Se dovesse avere ragione Novogratz, saremmo davanti a un errore enorme dei mercati oggi.
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