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Muro banche

Banche ancora contro legge bullish per le crypto. Chiesta altra modifica anti-stablecoin

ABA, l'associazione che raccoglie le banche USA, non è ancora contenta.
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ABA, la American Bankers Association – associazione a difesa degli interessi bancari negli USA, non è contenta della nuova formulazione del Clarity Act. Parliamo della legge che dovrebbe regolamentare l’intero settore crypto negli USA e parliamo del compromesso che sembrava definitivo (almeno secondo i senatori che lo hanno proposto) e che invece, ancora una volta, incontra i niet delle banche.

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Tutto questo mentre il mondo crypto invece si era compattato dietro una scelta forse non ideale, ma ritenuta comunque un compromesso necessario per far progredire una legge necessaria per il comparto. Ieri invece l’ennesima doccia fredda da parte di una delle associazioni di categoria (bancaria) più importanti degli USA.

Il comunicato di lunedì

Che le cose fossero ancora in alto mare si era capito dall’ennesimo appello all’unità da parte di Cynthia Lummis, senatrice che è forse la maggiore proponente del Clarity Act. Un appello che è diventato molto più chiaro quando, poco dopo, ABA ha comunicato di essere poco soddisfatta del compromesso contenuto nell’ultima versione della proposta di legge.

Le tutele per i depositi bancari sarebbero troppo fiacche, afferma ABA, che teme che i suoi associati perdano il flusso di denaro a buon mercato che arriva dai clienti che utilizzano i conti correnti. Un flusso di denaro che le autorità USA vorrebbero salvaguardare, pur senza cancellare la possibilità per gli exchange di offrire dei rendimenti legati alle stablecoin.

Il compromesso concepito dai senatori USA avrebbe permesso agli exchange di offrire rendimenti soltanto se legati a specifiche attività. Cosa che non piaceva agli exchange stessi ma che Coinbase, che guida il fronte bellicista nel mondo crypto, aveva accettato suo malgrado.

I senatori Tillis e Alsobrooks stanno cercando di arrivare alla giusta policy, proibendo il pagamento di rendimenti e interessi sulle stablecoin. Il linguaggio utilizzato nella proposta, tuttavia, non è adeguato per il raggiungimento di questo scopo. È necessario che il Congresso faccia la cosa giusta.

È questo il messaggio che gela il sangue di chi sperava in un cammino ormai privo di ostacoli, dato che il grosso dei soggetti coinvolti aveva già brindato al raggiungimento di un compromesso.

Il Congresso deve per forza ascoltare ABA?

No, ha pieni poteri per ignorare ogni tipo di rimostranza da parte delle banche (o di qualunque altra associazione). Tuttavia è consuetudine che si trovi un compromesso con i gruppi di interesse prima di proporre leggi.

È il motivo per il quale si sono ascoltati anche gli exchange e più in generale i gruppi che sono legati al mondo crypto. Ora toccherà vedere quanto, come e perché verrà ascoltata, di nuovo, ABA, che continua con un’opposizione a mo’ di barricata, ignorando anche gli inviti all’accordo da parte della Casa Bianca, del Tesoro e più in generale degli ufficiali di più alto rango.

Risposta stizzita da parte dei senatori

È arrivata però anche la risposta stizzita da parte dei senatori che stanno guidando il Clarity Act. In un comunicato congiunto Tillis e Alsobrooks scrivono:

Abbiamo lavorato su una base bipartisan con tutti i gruppi coinvolti, al fine di risolvere i problemi sollevati dall’industria bancaria. Si sono sedute al tavolo (le banche) e hanno condiviso il loro feedback e le loro idee per mesi, che hanno condizionato il risultato finale. Abbiamo lavorato in buona fede con ognuna delle parti coinvolte per incoraggiare un compromesso e per evitare che il perfetto diventasse neicmo del buono. Il risultato è sostanzialmente migliorato ed è frutto di consenso. Il nostro compromesso proibisce ricompense legate alle stablecoin che assomiglino agli interessi sui conti bancari.

E poi chiudono scrivendo:

Alcuni nell’industria bancaria potrebbero non volere nulla di tutto ciò. Rispettosamente siamo d’accordo sul non esserlo.

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