Il settore on-chain non si ferma mai, e con esso non si fermano neanche le stravaganti idee degli sviluppatori. Una delle più recenti, nonché forse una delle più interessanti a livello tecnico, riguarda il lancio di Unipeg, un esperimento costruito sull’ecosistema di Uniswap che prova a ridefinire il concetto tradizionale di NFT.
L’idea di base è semplice: si parte dal token uPEG, che rappresenta la moneta centrale del progetto Unipeg, e dalle pool di liquidità su Uniswap v4 (rete Ethereum) in cui la moneta viene scambiata contro ETH e altri asset. Ogni swap che avviene nella pool genera un oggetto digitale unico che raffigura un unicorno in versione pixel art 24×24, il quale può essere poi scambiato nel mercato secondario, nel quale alcuni elementi hanno già raggiunto valutazioni…forse esagerate.
Unipeg: come funziona il nuovo trend NFT 2.0?
Il progetto Unipeg prende il nome dalla combinazione delle parole “Uniswap” e “JPEG”, riferendosi all’idea di trasformare il trading decentralizzato in DeFi in una sorta di forma di arte visiva on-chain. In realtà il termine “Unipeg” deriva anche da un riferimento storico interno al DEX, che nei suoi primissimi mesi di sviluppo avrebbe dovuto adottare lo stesso nome, finendo poi però per scegliere quello che oggi tutti conosciamo.
- Qual è il concept alla base del progetto?
Il progetto si basa sull’utilizzo delle funzionalità introdotte da Uniswap v4, ossia nell’ultima versione del DEX, in cui troviamo i cosiddetti “hooks”. Parliamo di pezzi di codice che Uniswap v4 permette di agganciare alla pool e che si attivano automaticamente quando qualcuno fa uno swap.
In pratica, quando qualcuno decide di eseguire uno swap in una determinata pool – nel nostro caso quella di uPEG/ETH – l’hook di Uniswap prende informazioni come l’ID della transazione, il timestamp, il prezzo, e altri parametri per restituire un output deterministico.
Da lì, il backend di Unipeg, prende quell’output e lo trasforma in un unicorno pixellato, renderizzato in un SVG dal formato 24×24. Ogni unicorno è unico nel suo genere, e può essere negoziato su mercati secondari sotto forma di token ERC-721.
- Si tratta quindi di un NFT?
No, non esattamente, perché l’elemento digitale non viene “mintato” in senso stretto, ma prodotto direttamente dall’attività di trading sulla pool. Può sembrare una logica controintuitiva, ma è proprio da qui che nasce il concetto di NFT 2.0. Procediamo con la spiegazione per chiarire meglio il tutto.
Token uPEG: che cos’è e a cosa funziona?
uPEG è il token ERC-20, deployato sulla blockchain di Ethereum, che funge da moneta nativa dell’ecosistema Unipeg. Non è un token di governance, né una risorsa che serve per distribuire reward o per altre attività che solitamente conosciamo nel mondo on-chain. Piuttosto, uPEG rappresenta l’asset speculativo che permette di creare oggetti digitali collezionabili a partire dalle attività di compravendita su Uniswap.
La supply totale è di 10.000 token, di cui il 100% già in circolazione, per un prezzo di mercato pari a $1.514 per unità. La capitalizzazione ammonta a 15,5 milioni di dollari, con una liquidità bloccata sulla coppia uPEG/ETH pari a 1,5 milioni.
Si tratta chiaramente di un asset molto poco capitalizzato, in quanto non ha un vero e proprio caso d’uso economico-monetario, ma solo una funzione sperimentale legata all’arte digitale. Ad ogni modo, dal 25 aprile in poi i prezzi della moneta su DEX sono aumentati molto rapidamente, sostenuti dall’interesse – seppur ancora molto di nicchia – della comunità.

Come si genera un’immagine Unipeg?
Basta andare semplicemente su Uniswap v4, attivare l’impostazione “hook” (dovrebbe essere già attiva di default) e acquistare il token uPEG. Ogni trade genera teoricamente questa immagine Unipeg memorizzata on-chain, che poi può essere wrappata in un NFT attraverso il sito web ufficiale della piattaforma.
Tutti gli NFT possono essere scambiati all’interno del marketplace p2peg.app dove la collezione ha attualmente un floor price di 0,73 ETH, con un volume di negoziazione pari a 649 ETH.

- Si può vendere il token uPEG dopo aver creato l’Unipeg?
Certamente, ma dopodiché l’immagine viene trasferita in automatico, proprio perché rappresentativo della posizione detenuta nel token uPEG. In pratica, quando si vende il token, si trasferisce anche il diritto sull’eventuale Unipeg associato.
Allo stesso modo, se si vende l’Unipeg su marketplace, l’acquirente ottiene l’immagine e la quantità di token uPEG collegata. Non è un caso infatti se il floor price della collezione segue più o meno il controvalore di uPEG in ETH.
- Il wrap degli Unipeg è libero?
Sì, ma con alcune condizioni. La supply degli oggetti collezionabili è limitata e non viene creata in modo continuo e arbitrario. Al momento, per mintare un nuovo Unipeg ci sarà da aspettare che qualcuno esegua l’unwrap.
Un altro elemento importante è che la generazione dell’immagine avviene esclusivamente a partire da quantità intere di uPEG. Questo significa che le frazioni (ad esempio 0,1 uPEG) non attivano alcun oggetto digitale.
Le metriche di Unipeg
Sul sito di Unipeg possiamo dare un’occhiata alle statistiche ufficiali di questi oggetti da collezioni. Al momento troviamo 6.375 unità in circolazione, con 3.625 elementi frazionabili che però non corrispondono all’immagine di un unicorno pixellato. In tal senso, la “dust dominance”, ossia il rapporto delle frazioni rispetto alle unità intere, è dello 0,57.
Il prezzo di negoziazione per ogni item è di $1.580, reduce da una correzione dal massimo storico di $2.730 toccato nella sessione del 2 maggio. In meno di due settimane le quotazioni sono cresciute a dismisura, partendo da poco meno di $100 prima del 25 aprile.
Al momento, come spiegato poc’anzi, i prezzi si sono allineati alle quotazioni di uPEG. Dunque il valore di questi “NFT” dipenderà molto dall’attività di trading sulla pool di Uniswap e da quanto i degen decideranno di continuare a negoziarla.

Conclusioni: moda destinata a morire o l’inizio di un nuovo trend per gli NFT?
L’idea alla base di Unipeg è senza dubbio interessante, proprio per il fatto che partendo dal trading su Uniswap – e dalla possibilità di inserire hook nelle pool – si possono generare oggetti culturali e scambiabili su mercati secondari.
In tutto ciò si innesca anche una logica di scarsità digitale, in quanto più gli Unipeg vengono scambiati su mercati secondari, meno offerta si trova concretamente sulle pool di uPEG. A tal proposito, nei prossimi giorni dovrebbe arrivare anche il listing di questi item su OpenSea, almeno secondo quanto riferito dal team.
Detto ciò, per quanto il concept sia simpatico, dobbiamo comunque riconoscere una serie di limitazioni, che ci fanno pensare che Unipeg molto probabilmente non arriverà a rivoluzionare il mondo del collezionismo digitale e far ripartire la moda degli NFT.
In primis, c’è da considerare che il trading è sempre e comunque un gioco a somma zero. La scarsità che si crea, e di cui parla il team di Unipeg, è solo “fittizia” e frutto di logiche di tokenomics.
In secondo luogo, la dimensione del mercato degli Unipeg è molto limitata, e siamo ancora ben lontani dalle condizioni di mainstream che potrebbero realmente riaccendere l’interesse per tutto il settore.
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