Verrebbe da dire che tutto il mondo è paese. In Italia interviene la procura e fa chiudere il grosso dei Bitcoin bancomat presenti sul territorio. Oltreoceano invece Bitcoin Depot porta i libri in tribunale, per avviare volontariamente il Chapter 11, il fallimento controllato del diritto degli Stati Uniti. Il gruppo ha dato annuncio dell’iniziativa pochi minuti fa con un comunicato stampa.
L’azienda cita il cambiamento di leggi e regole che rendono estremamente difficile operare con questo tipo di offerte: gli Stati USA hanno imposto crescenti obblighi legati alla compliance, rendendo l’operatività a questo punto impossibile. Finisce così la storia del brand più rappresentativo di un segmento, quello degli ATM tramite i quali comprare Bitcoin che è da sempre nel mirino delle autorità.
Il comunicato stampa
Le motivazioni della decisione di chiudere l’attività e affidarsi al Chapter 11 per la soddisfazione di creditori e altre incombenze, è affidato a un lungo comunicato stampa che riporta anche il punto di vista del CEO del gruppo, Alex Holmes.
Nel tempo, la nostra azienda ha continuato a rafforzare protocolli e procedure per combattere le frodi e proteggere gli utenti che utilizzavano i BTM: dalla verifica dell’identità migliorata agli avvisi, e più di recente con l’introduzione di limiti massimi di transazione più bassi. […] L’ambiente regolamentare per gli operatori di BTM è cambiato significativamente: gli stati hanno imposto obblighi sempre più stringenti e in alcune giurisdizioni si è arrivati alla proibizione totale. Questi sviluppi hanno colpito le operazioni e le finanze di **Bitcoin Depot. In queste circostanze, il nostro business model è insostenibile.
Di conseguenza i libri finiscono in tribunale, con la corte che stabilirà il modo migliore di procedere per liquidare gli asset del gruppo e soddisfare i creditori. Nel frattempo i bancomat Bitcoin (formula impropria, ma forse la più adatta per spiegare il tipo di attività) sono già offline e inoperativi.
In Italia sequestri la scorsa settimana
Una situazione, quella di Bitcoin Depot, che non può che ricordare ai nostri lettori quanto accaduto la scorsa settimana in Italia. Dietro indicazione della Procura di Bologna sono stati sequestrati 39 ATM Bitcoin e crypto di Bitomat, che ha risposto con un lungo comunicato nel quale si dice fiduciosa riguardo la possibilità di tornare a operare.
Gli eventi sono da inquadrarsi in un più generale attacco, da parte delle istituzioni di tutto il mondo, alle transazioni più o meno anonime e alla possibilità di acquistare Bitcoin o altre crypto al di fuori dei canali “istituzionali”.
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