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Harvard vende tutti i suoi Ethereum e taglia Bitcoin del 40%. Altre università invece...

Harvard liquida oltre il 40% delle proprie posizioni su Bitcoin e chiude quelle su ETH. Cosa sta succedendo?

12:03 • Aggiornato 17/05/2026

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Scritto da Gianluca Grossi

Caporedattore e Content Strategy

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Non tutti hanno scelto lo stesso approccio di Intesa Sanpaolo, che ha grandemente aumentato le proprie esposizioni verso diversi ETF crypto. C’è infatti il fondo di endowment di Harvard che per il secondo trimestre consecutivo ha ridotto le sue detenzioni di IBIT, l’ETF spot su Bitcoin gestito da iShares di BlackRock.

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Harvard ha infatti tagliato la sua esposizione verso Bitcoin di oltre il 40% (dopo aver fatto lo stesso durante il precedente trimestre, l’ultimo del 2025) e ha azzerato le sue già scarse detenzioni di ETH2.451 $▲ +1,72%, sempre tramite ETF. Una decisione che non è stata spiegata al grande pubblico che pur segue i movimenti degli endowment, fondi che non sono soltanto molto cospicui, ma che per ovvi motivi hanno anche una sorta di ascendente nei confronti degli altri investitori.

È stagione di 13F, si muovono i fondi

La stagione dei form 13F, le comunicazioni obbligatorie a SEC sui propri investimenti (se si è di una certa taglia) si è conclusa. Tanti spostamenti nel mondo crypto, come quelli del fondo emiratino Mubadala, che continua ad espandere le proprie detenzioni e che al 31 marzo aveva 680 milioni di dollari circa di esposizione.

Anche l’italiana Intesa Sanpaolo – come abbiamo pubblicato qui in anteprima e esclusiva mondiale – ha aumentato le proprie dotazioni su Bitcoin, Ethereum e Ripple (tramite ETF) e ridotto quelle su Solana, raddoppiando però o quasi le proprie detenzioni complessive.

Non è lo stesso per Harvard, anche se bisognerà fare qualche passo indietro per comprendere la situazione effettiva. Harvard, come diverse università americane, ha un fondo in gestione nel quale nei decenni sono confluite donazioni e altri tipi di utilità economica. Questi fondi vengono oggi gestiti al fine di massimizzare le dotazioni future delle università e operano come dei fondi veri e propri.

Gli acquisti di Harvard erano partiti a pochi mesi dal lancio degli ETF, con un centinaio di milioni di dollari, allora, a fare capolino all’interno del fondo. Il gruppo oggi continua comunque ad avere 3.044.612 quote di iShares Bitcoin Trust, contro i 5.353.612 di quote che l’endowment aveva soltanto tre mesi fa.

Questione Ethereum. Le quote sono state tutte liquidate. Al 31 dicembre 2025 erano 3.870.900, per un controvalore di 86 milioni di dollari circa. Vendite dunque su tutto l’arco, con Ethereum che non fa più parte di quanto l’università ha in cassa.

Ci sono altre istituzioni universitarie che continuano però ad avere investimenti in crypto. Tra queste la Brown, che ha più di 200.000 quote e non ne ha venduta nessuna.

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Caporedattore e Content Strategy

Expertise

  • Analisi fondamentale e TradFi
  • News crypto, Bitcoin e Blockchain
  • Fintech, banche centrali & law
Caporedattore ed analista economico. È divulgatore per blockchain, Bitcoin e criptovalute in generale. Solida formazione tecnica, si occupa del comparto dal 2015. Detenzioni: Bitcoin, Ethereum.

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Luigi
3 mesi fa

Tutti stanno capendo che Bitcoin andranno a zero… E vendono…

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