Jamie Dimon, CEO di JPMorgan, continua a terrorizzare i mercati. Non è vero che i bond sovrani – il suo riferimento è principalmente agli Stati Uniti – non possono andare oltre certi livelli. Al contrario, secondo uno dei più rappresentativi CEO di Wall Street, potrebbero andare su livelli di rendimento molto più elevati di oggi. Una preoccupazione importante, dato che avrebbe riflessi enormi su tutti i mercati finanziari. Con eToro hai commissioni zero sulle crypto fino a 100$ complessivi e accesso a PAC e CopyTrading. Segui il link per ottenere un conto demo gratuito e testare tutti i mercati e le funzioni offerte.
Non è la prima volta che Jamie Dimon incarna il ruolo della Cassandra. Già a fine 2025 aveva lanciato l’allarme sulla situazione del mercato del private credit e il mese scorso era tornato a farsi sentire – in anticipo rispetto ai mercati – sulla brutta china che aveva individuato proprio sui debiti sovrani.
Sì, possono andare più in alto
Ne abbiamo parlato anche noi soltanto l’altro giorno: i bond stanno dando segnali di stress enormi, con i rendimenti di quelli a lunga scadenza (10 anni e 30 anni) che sono su livelli che, in molti casi, non si vedevano dalla scorsa crisi globale.
Il tema è caro anche a Jamie Dimon, che ha avvisato di nuovo il pubblico su una situazione che, avrebbe detto Flaiano, è grave ma non è seria.
[I rendimenti] potrebbero essere molto più alti di quanto lo siano oggi. Potremmo rapidamente spostarci da un eccesso di risparmi all’insufficienza degli stessi.
Una profezia piuttosto tetra, perché i bond – anche quelli USA, ritenuti praticamente risk free, privi di rischio – sono ormai pericolosamente vicini a quelli che i mercati ritengono essere dei preoccupanti livelli di guardia.

Come ricorda correttamente Bloomberg, sui trentennali siamo su livelli di rendimento che non si vedevano dall’ultima crisi del credito, quella del 2007, mentre quelli a due anni sono su livelli che non si vedevano da febbraio 2025.
A pesare non solo la situazione dei debiti pubblici, ma anche la guerra in Iran, che per il momento non sembrerebbe avere alcun tipo di soluzione. La Guida Suprema dell’Iran si sarebbe infatti opposta al trasferimento dell’uranio arricchito al di fuori del Paese, cosa che complicherà ulteriormente dei dialoghi tra le parti che non hanno fatto molti passi avanti.
Il debito degli USA è a 30.000 miliardi, con un tasso medio del 3,5%. Anche oggi non potrebbe rifinanziarlo a un tasso più basso. Hanno altri 2.000 miliardi da rifinanziare quest’anno e non sappiamo ancora quando il mondo sarà troppo spaventato dalla situazione, quando l’inflazione raggiungerà livelli tali da rendere le persone dubbiose sui bond a lunga scadenza. […] I tassi possono facilmente andare più in alto e gli spread anche. Arriveremo ad un punto dove in tanti dovranno rifinanziare debiti a tassi molto più elevati.
Anche questa, quella conclusiva, è una profezia assolutamente tetra e che i mercati potrebbero accusare anche nel medio periodo, almeno secondo la nuova Cassandra, al secolo Jamie Dimon.
Va ricordato ai nostri lettori che il famoso intervento sugli scarafaggi del settore private credit conteneva profezie di sventura che poi non si sono mai arrivate. Al lettore l’esercizio di giudicare o meno Jamie Dimon eccessivo.
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