Tra le criptovalute meno colpite dal dump della scorsa settimana troviamo Tron, rete che nonostante le avversità del mercato riesce comunque a trovare continuità, sia sulle metriche on-chain che in termini di performance. Il token TRX resiste alla bufera che ha travolto Bitcoin, Ethereum, e in generale tutto il comparto altcoin, e mantiene una struttura rialzista sul medio periodo.
Per gli appassionati del settore la resilienza di Tron non è di certo una sorpresa. Storicamente il progetto tende a muoversi in maniera indipendente dal resto del mercato, con un andamento meno volatile ed esplosivo ma spesso orientato al rialzo. Questa volta a sostenere il rally della moneta però non c’è solo la fiducia pregressa degli investitori, ma anche diversi indicatori che segnalano un quadro particolarmente solido per l’ecosistema di Justin Sun.
Tron: la capitalizzazione delle stablecoin supera i 90 miliardi
Il primo fattore da analizzare riguarda l’espansione del segmento stablecoin all’interno della blockchain di Tron. Pochi giorni fa la capitalizzazione complessiva ha superato quota 90 miliardi di dollari, aggiornando per l’ennesima volta un nuovo record storico per il progetto.
Il merito è quasi interamente di Tether e della sua stablecoin USDT, che continua a registrare un’adozione ai massimi sulla rete, con oltre il 97% di market share. Per la precisione, gli USDT su Tron valgono ad oggi 89 miliardi, più della quota che si trova su Ethereum, dove contiamo 82,2 miliardi di capitalizzazione della stessa moneta, secondo i dati di DefiLlama.
Il trend è inarrestabile: il controvalore delle stablecoin è cresciuto di oltre 10 miliardi da inizio anno, di circa 32 miliardi dal 2025 e di circa 40 miliardi dal 2024. Solo negli ultimi 7 giorni, c’è stata un’aggiunta di quasi 600 milioni.

Questi numeri incredibili si traducono letteralmente in denaro che entra nelle tasche della chain, visto che Tron produce la maggior parte delle revenue proprio dai trasferimenti di USDT. Pensate che in media ogni giorno la rete ospita più di 2,5 milioni di tx in stablecoin, con un volume medio di scambio pari a 11.000 dollari durante la settimana lavorativa e di 5.000 dollari nel weekend.
Tutto ciò permette di registrare circa 1 milione di dollari di revenue al giorno, con entrate costanti in qualsiasi condizione del mercato. L’unico calo significativo che vediamo nella metrica risale a settembre 2025, dovuto però esclusivamente al taglio del 60% delle fees da parte del network.

Incremento dei volumi perps: su Tron si lavora per diversificare i ricavi
Nel frattempo la blockchain di Tron cerca di catturare quote di mercato anche da altri business del mondo on-chain. Uno di questi è quello dei perpetual futures, una nicchia che negli ultimi anni ha dato prova dell’enorme volume di attività economica che può arrivare a generare, sia nei mercati ribassisti che in quelli rialzisti.
Secondo quanto emerso dai dati di DefiLlama, nell’ultima settimana gli scambi perp su Tron sono aumentati del 20%, arrivando ad attirare un totale di 1,2 miliardi. Il dato colpisce soprattutto per la scarsità di DApp specializzate sulla chain, che vede infatti la presenza del solo protocollo Sun tra le piattaforme attive nel comparto perps.
Da questo punto di vista, i volumi della categoria sono ancora abbondantemente inferiori rispetto a quelli riportati dagli ecosistemi dominanti, come ad esempio Hyperliquid e Solana, con quest’ultimo reduce dalla cosiddetta Solana Perps Season. Resta però comunque un dato positivo per Tron che, come accennato, mostra segnali di potenziale espansione dell’attività on-chain anche su settori slegati dal flusso stablecoin.
Gli holder di TRX mantengono una forte condizione di profittabilità
Passando ora a un piano d’analisi più strettamente legato alle performance di TRX, vediamo dai dati Glassnode come una larga parte degli investitori della criptovaluta si trovi ancora in una condizione di profitto. Questo è un dato del tutto anomalo rispetto alla situazione generale del mercato altcoin e, in parte, anche rispetto a Bitcoin, dove c’è una distribuzione più diversificata tra i diversi segmenti di detentori.
Per quanto riguarda TRX invece, sia gli short-term che i long-term holders si trovano a scambiare coin tendenzialmente quasi sempre al di sopra del precedente prezzo di acquisto. Lo vediamo molto bene dalla metrica “Realized Profit/Loss Ratio”, normalizzata su una media a 7 giorni, che mostra come negli ultimi due anni solo in rare occasioni il bilancio delle posizioni realizzate sia entrato in territorio negativo.

In particolare è da prestare attenzione al fatto che pochi giorni fa il rapporto sia salito fin sopra il punteggio di 500. Si tratta di un livello che dimostra come TRX sia uscita definitivamente dalla condizione di stress di febbraio, ma che evidenzia allo stesso tempo come la profittabilità dei trader sia cresciuta forse troppo velocemente. Storicamente infatti punteggi superiori a 500 in questa metrica evidenziano punti di possibile correzione dei prezzi.
Tanta supply di TRX acquistata a questi prezzi
In ogni caso, il trend di medio/lungo periodo di TRX rimane ancora solidamente ancorato al rialzo, sostenuto da un’attività di rete in costante crescita e da una price action che rende molto semplice il lavoro degli investitori. Pur considerando potenziali prese di profitto nelle prossime sessioni, il quadro rimane ancora molto incoraggiante.
Secondo il grafico “Cost Basis Distribution Heatmap” negli ultimi 6 mesi c’è stata una grandissima quantità di TRX acquistata praticamente ai minimi di dicembre 2025 e febbraio 2026, intorno al range $0,26-$0,27. Parliamo di oltre 11 miliardi di monete, che costituiscono una delle principali aree di accumulazione dell’asset.
Per il resto si osservano circa 1,8 miliardi di TRX acquistati intorno agli $0,36 e un ulteriore blocco da 5 miliardi nella zona degli $0,31, insieme ad altre aree di prezzo meno rilevanti.

Questo significa che anche in presenza di una futura correzione, l’outlook speculativo per la maggioranza dei possessori rimarrebbe ancora relativamente rialzista, proprio grazie all’ampio spazio tra i prezzi attuali e le principali zone di accumulazione sottostanti.
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