Il mondo blockchain non smette mai di stupirci con le sue costose follie: poche ore fa un cluster di 5 wallet Bitcoin ha inviato la bellezza di 107 BTC presso un indirizzo etichettato come “burn address”. Si tratta di una somma pari a circa 8 milioni di dollari secondo le quotazioni correnti della criptovaluta, che non potrà più essere recuperata.
Non sono chiare le cause dell’accaduto, se si sia trattato di un incidente o di un’azione deliberata da parte dell’utente. Ciò che sappiamo è che gli stessi BTC erano stati acquistati 12 anni fa ad un prezzo medio di circa $350 per unità, cosa che porta la perdita effettiva iniziale a poco più di 37.000 dollari.
Una magra consolazione per l’ignoto, che comunque vede evaporare un capitale non indifferente dalle sue tasche, pur avendo svolto un nobile gesto a favore della scarsità digitale del crypto asset.
Utente invia 107 BTC presso un burn address Bitcoin
La notizia è stata diffusa poco fa da Sani di TimechainIndex.com – noto esperto di analisi on-chain su Bitcoin – il quale tramite un post su X ha segnalato la nefasta transazione. Qualcuno avrebbe inviato da 5 indirizzi differenti, presumibilmente controllati dalla stessa persona, un totale di 107 BTC all’address di burn “1111111111111111111114oLvT2”
I fondi sono ormai da considerarsi come persi per sempre in quanto non esiste alcun meccanismo di recupero per gli output inviati a un indirizzo di questo tipo, la cui chiave privata è sconosciuta e irrecuperabile. O meglio, risulta praticamente impossibile trovare la chiave privata che produca proprio quell’output di hash, operazione ritenuta computazionalmente irreversibile.

Dei 5 indirizzi in questione, 4 di essi hanno trasferito somme comprese tra 20 e 36,8 BTC al burn address, mentre quello rimanente ha inviato “solo” 1,4 BTC.
Ora lo stesso burn address contiene un totale di 807 BTC, pari a oltre 62 milioni di dollari. Negli anni altri utenti della community Bitcoin lo hanno usato come “proof-of-burn”, ossia come prova pubblica del fatto che i fondi sono stati deliberatamente resi non spendibili e dunque rimossi dalla circolazione.
Perché bruciare denaro in BTC? Spesso è un’operazione legata a esperimenti, test o iniziative per contribuire alla scarsità dell’offerta di Bitcoin. Pensate che ad oggi si contano oltre 267 milioni di dollari in BTC depositati presso indirizzi da cui non potranno più essere matematicamente recuperati e convertiti per denaro fiat.

Una magra consolazione per l’utente
Come accennato sopra, l’utente che ha accidentalmente (o deliberatamente) donato al network ben 107 BTC, aveva un prezzo medio d’acquisto degli stessi fondi molto basso rispetto alle quotazioni attuali, avendo comprato le monete nel 2014. Questo rende la sua perdita apparentemente molto meno ingente, almeno considerando il capitale investito all’epoca, seppur ciò non cambia l’esito dell’episodio.
Ad oggi infatti con la stessa somma in Bitcoin avrebbe potuto acquistare ben circa 16 Ferrari Luce, oppure – forse più intelligentemente – comprare le azioni dell’azienda e approfittare dell’ultimo calo in borsa. Non conosciamo tuttavia i gusti e le passioni dell’utente e non avrebbe neanche troppo senso ipotizzare cosa avrebbe potuto fare con quel bottino.
Detto ciò, ciò che possiamo affermare è che lo stesso ignoto ha verosimilmente in mano una ricchezza ben maggiore di quella bruciata poche ore fa. Dalle transazioni on-chain legati a quei 5 indirizzi notiamo infatti molteplici prelievi verso Kraken 3 anni fa, alcune transazioni in comune con Mt.Gox, nonché un output di resto di una tx da 2.116 BTC di 9 anni fa.

Non è dato conoscere se tutto l’importo sia di proprietà dello stesso utente, o solo la porzione relativa all’output ricevuto. Ad ogni modo quei BTC, che risultano ad oggi distribuiti su centinaia di indirizzi diversi, valgono 163 milioni di dollari. Un ipotetico patrimonio che giustificherebbe anche un gesto così estremo come bruciare l’equivalente di 16 Ferrari in un colpo solo.
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