Non c’è alcuna intenzione, almeno da parte nostra, di mantenere la tensione alta in un periodo già complicato per i mercati crypto. Il dato di oggi, giovedì 28 maggio, è però davvero il più importante da diversi mesi a questa parte. Ci sarà infatti il PCE – ovvero l’indice dei prezzi ai consumatori. Più semplicemente, si tratta della misurazione dell’inflazione sui prezzi ai consumatori, l’indice più importante per Federal Reserve in termini di impatto sulle decisioni di politica monetaria.
Non ci si aspetta un rialzo sostanziale rispetto ai valori del mese precedente? Oppure i mercati hanno già prezzato il prevedibile rialzo dovuto anche alla guerra in Iran? Qui trovi un prontuario per capire di cosa stiamo parlando in dettaglio, di quali saranno le conseguenze per Fed e per i mercati.
PCE: ecco le aspettative
Le aspettative sono su livelli piuttosto elevati di inflazione ai consumatori. Abbiamo infatti un consenso intorno a +3,8% per la PCE headline, che include anche i prezzi dell’energia e degli alimentari, e del 3,3% invece sull’inflazione PCE core, anno su anno, che esclude invece le due categorie di cui sopra.

Ci sono almeno un paio di considerazioni da fare sul tema: abbiamo infatti da un lato i rialzi che per Fed (anche quando c’era Jerome Powell) potrebbero essere temporanei: la guerra potrebbe finire, eliminando il rialzo che dipende quasi tutto dal conflitto in Iran.
Dall’altro lato però ci sono altre due questioni che si intersecano: la guerra non sembra avere all’orizzonte una risoluzione, e più a lungo durerà, più l’inflazione che ha causato potrebbe diventare sticky, ovvero entrare nell’economia e rimanervi fino a radicali decisioni di politica monetaria.
La situazione attuale è quella che riportiamo in grafico: un aumento sostanziale dell’inflazione PCE in seguito all’avvio delle ostilità in Iran, che si stanno protraendo forse più di quanto si aspettassero anche da Fed.
L’impatto sulle banche centrali
La questione riguarda principalmente la politica monetaria di Federal Reserve, con un problema simile (e più complicato, se vogliamo) che interessa anche la Banca Centrale Europea. Negli USA ci sono però angoli diversi dai quali leggere la situazione:
- Il nuovo presidente
Ha programmi ambiziosi di taglio ai tassi, ma non è detto che ci riesca, soprattutto se questa dovesse rimanere la situazione sul fronte dei prezzi.
- Petrolio
Gli USA non comprano molto petrolio dal Golfo – ma l’effetto sui prezzi è comunque globale. All’inizio del conflitto Jerome Powell fece notare che gli USA avrebbero potuto aumentare la produzione interna. Si tratterebbe però di un intervento principalmente di tipo emergenziale e che richiederebbe del tempo.
- Anche in caso di tregua
Per la riapertura di Hormuz servirebbero, nel migliore dei casi, 30 giorni. La speranza dunque dei mercati per oggi è di vedere il PCE su livelli più bassi delle aspettative.
Come reagiranno i mercati?
Mentre le tensioni per Hormuz aumentano, facendo già pagare un prezzo importante a Bitcoin e crypto – i mercati non possono che sperare in un dato più basso delle aspettative, che potrebbe aiutare un recupero degli asset risk on e nello specifico delle criptovalute.

Un dato peggiore (più alto) risulterebbe in ulteriori pressioni sul prezzo e probabilmente in una sessione negativa alla riapertura delle piazze USA. Intanto i mercati continuano a prezzare con una certa convinzione uno o due rialzi ai tassi entro fine 2026, anche negli USA.
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