Il presidente della Polonia, Karol Nawrocki, ha messo il veto sulla legge che integrerebbe il MiCA alle leggi nazionali. È la terza volta che succede, in quello che è stato di gran lunga il percorso più difficile per l’approvazione interna delle normative europee sui mercati delle criptovalute. Una terza volta che arriva a poco dalla scadenza ultima di luglio – entro la quale anche la Polonia dovrà approvare suddetta integrazione.
Il presidente polacco si è contestualmente detto favorevole a nuove normative sulle criptovalute, aggiungendo però che il parlamento avrebbe ignorato le indicazioni preparate dal suo ufficio. Uno scontro politico che in realtà è tracimato anche nella politica internazionale, con accuse incrociate di dipendenza dai russi che coinvolgono poi anche un popolare exchange dello stesso paese, che si trova in una crisi dalla quale difficilmente riuscirà ad uscire.
“Con qualche emendamento firmo”
Karol Nawrocki è inamovibile. Ha opposto per la terza volta il veto sull’approvazione del MiCA in Polonia, in quello che è stato di gran lunga lo scontro più epico riguardo l’integrazione a livello nazionale delle normative su Bitcoin e crypto a livello europeo. Non ci sono stati passi in avanti, il Parlamento ha proposto una legge identica a quella precedente – almeno secondo gli uffici della Presidenza – e dunque arriva un altro veto.
Un veto che arriva a 20 giorni dal mese di luglio, che per la Polonia è l’ultimo utile per integrare il MiCA.
Lo scontro non è nulla di nuovo per chi segue il nostro giornale. In realtà Nawrocki ha sempre contestato al MiCA di contenere norme liberticide e che attribuirebbero eccessivi poteri all’autorità di regolamentazione dei servizi finanziari polacca.
Al centro c’è anche un importante scontro con Donald Tusk, il primo ministro che accusa il presidente di non fare abbastanza per limitare riciclaggio e ingerenze straniere (leggi “russe”) che utilizzerebbero proprio le infrastrutture crypto.
Un no che arriva in un momento di massima attenzione UE per le criptovalute
E in particolare per gli usi contrari alla legge. Soltanto ieri vi abbiamo rivelato in esclusiva che entro il 15 luglio la Commissione punta a integrare un ban che colpirebbe i Paesi che ospitano exchange che offrono servizi ai soggetti sanzionati russi.
Intanto si discute alacremente sul trasferimento di poteri dalle autorità nazionali a ESMA, qualcosa che creerebbe ulteriori scontri in Polonia. Il tempo intanto corre e non è chiaro cosa accadrà non solo alla Polonia crypto, ma anche al MiCA.
Il terzo veto arriva nel giorno in cui l’Ungheria ha annunciato cambiamenti importanti alle proprie leggi sulle crypto, che dovrebbero diventare molto meno restrittive. In quel caso il problema è – se vogliamo – inverso. Le leggi attuali infatti sono più restrittive del MiCA, al punto da aver spinto l’UE ad aprire una procedura di infrazione.
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