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Parla il CEO di Quantoz: vantaggio ingiusto per stablecoin americane. I difetti del MiCA

Ci sono delle distorsioni del MiCA per quanto riguarda le stablecoin? Ne abbiamo parlato con il CEO di Quantoz, Arnoud Star Busmann.
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ESCLUSIVA CRIPTOVALUTA.IT®: il MiCAR ha impattato in modo importante sul mondo delle criptovalute. Mentre si avvicina la data X oltre la quale nessuno, senza licenza, potrà più operare in Europa, in realtà nel mondo delle stablecoin gli effetti si sono visti già molto prima. Grandi gestori che hanno abbandonato, società estere che sono arrivate in regimi speciali che garantiscono loro vantaggi importanti rispetto alle società 100% europee. Una situazione che ha creato attriti anche tra i Paesi Membri e che potrebbe essere oggetto di modifica durante le prossime revisioni del regolamento.

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Abbiamo parlato più in generale della situazione stablecoin nell’UE con Arnoud Star Busmann, che è CEO di Quantoz, società che emette stablecoin compliant con i regolamenti europei e che è stata la prima a credere nelle possibilità – all’interno delle regole europee – di poter offrire pagamenti su binari blockchain.

Riserve, operatori USA e competizione

Il tema – per quanto ignorato dalla stampa mainstream – è importante. Gli operatori europei hanno obblighi di riserva più stringenti rispetto a quelli americani. Il MiCA impone infatti consistenti riserve cash (e che dunque non producono interessi), contro la possibilità per le società che operano negli USA, di poter detenere anche il 100% in bond a breve scadenza.

Di principio, gli obblighi di riserva imposti dal MiCAR hanno un approccio bilanciato e prudenziale, creando un cuscinetto di cash prima che siano necessarie grosse vendite di bond, che potrebbero risultare in uno sconto delle riserve stesse – creando ammanchi – e che potrebbero colpire in modo più ampio il mercato dei bond dell’eurozona.

Un approccio, secondo Arnoud Star Busmann, che ha del merito. In caso di necessità di convertire ampie quantità di stablecoin nell’UE, i gestori compliant con il MiCA possono contare su cash che è già in riserva. La situazione, negli USA, è diversa. Chi ha la possibilità di avere riserve al 100% in bond, in una circostanza simile, finirebbe per doverli vendere. Tuttavia c’è altro che deriva, a cascata, da questa impostazione del MiCA in termini di riserve per le emittenti di stablecoin.

Tuttavia, ciò che è attualmente in gioco non è soltanto una questione prudenziale legata alla doppia emissione – ossia il fatto che le riserve siano detenute in altre giurisdizioni e possano non essere disponibili in caso di crisi – ma anche un problema di concorrenza sleale.

Il tema è quello che abbiamo affrontato più volte sulle pagine di Criptovaluta.it®. Almeno due diversi emittenti USA hanno infatti approfittato di un regime di doppio emittente. Il token stable esiste già negli USA – e nella stessa forma viene emesso in UE, con il grosso delle riserve che però rimangono negli Stati Uniti.

Gli emittenti esteri che operano tramite il regime di doppia emittente godono infatti di un significativo vantaggio competitivo all’interno della stessa UE rispetto agli emittenti nativi europei: il MiCAR è più restrittivo, ad esempio, rispetto al GENIUS Act, mentre i regimi esteri consentono modelli di business più redditizi nella gestione delle riserve, permettendo un impiego del 100% in obbligazioni, pronti contro termine e strumenti analoghi. Tale maggiore redditività può a sua volta essere utilizzata per sostenere strategie commerciali più aggressive nel mercato europeo.

Una situazione di difficile soluzione, aggiungiamo noi. La BCE ha già reso pubbliche diverse preoccupazioni sui possibili effetti sistemici di una crisi eventuale delle stablecoin, che pur non incontrando ampi favori nell’opinione pubblica e tra gli specialisti, in realtà sarà centrale nel futuro dibattito sul MiCA.

Questo crea un campo da gioco per la competizione che non è uguale per tutti. Chi opera in regime di doppio emittente ha un vantaggio ingiusto, dato che può importare stablecoin più profittevoli nell’UE.

Un’opinione dura, ma condivisibile. Forse se il MiCA deve cambiare, dovrebbe farlo tenendo conto anche delle questioni poste da società che operano nel settore e che sono 100% europee.

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