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Ethereum crisi allarme sirena

Ex-sviluppatore di Ethereum lancia l’allarme: si rischia una crisi entro 3-9 mesi

L'austerità di Ethereum potrebbe portare a qualche problema nei prossimi mesi. Serve che qualcuno si faccia carico del progetto.
Ethereum crisi allarme sirena

Lo sviluppatore Trent Van Epps, che ha lasciato il suo incarico all’Ethereum Foundation ad aprile 2026, sta avvertendo la community che potrebbe essere in arrivo una “crisi di finanziamento” all’interno dell’ecosistema nei prossimi mesi. Il problema riguarda la progressiva uscita di scena dell’EF, che sta riducendo la propria influenza e il proprio supporto economico – in linea con il modello dell’austerity – e la fine di un programma di incentivi per i client del network.

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Secondo l’esperto ad Ethereum servono all’incirca 30 milioni di dollari all’anno di contributi per pagare sviluppatori, ricercatori, infrastrutture e finanziare grant ai team di sviluppo. La cifra non sembra particolarmente onerosa se confrontata con il valore economico che gira attorno alla rete, ma il punto è che tra il 2026 e il 2027 potrebbe non essere chiaro chi dovrebbe farsi carico di questi costi.

Ethereum Foundation: crisi di finanziamento in arrivo

Storicamente l’Ethereum Foundation ha finanziato di tasca propria una larga parte delle attività dell’ecosistema, attingendo liquidità dalle vendite degli ETH detenuti in cassa. Nel 2014 infatti il gruppo ha ricevuto una quota significativa della supply del token come riserva, che ha poi venduto periodicamente per pagare stipendi, grant e favorire la ricerca e lo sviluppo attorno alla chain.

Questo modello, per quanto spesso criticato dai detrattori e da chi non condivide l’idea di utilizzare ETH come fonte di finanziamento, ha funzionato in tutti questi anni permettendo al network di crescere e di creare un’infrastruttura estremamente solida. Ora però subentrano due “problemi”, che rischiano quantomeno di dover rimettere mano su alcune questioni lato governance:

  • L’Ethereum Foundation vuole iniziare ad essere sempre meno presente per Ethereum: come spiegato di recente da Vitalik, il progetto deve superare il test dell’abbandono. In sostanza si deve ridurre la propria influenza da coordinatore e lasciare più spazio al resto dell’ecosistema. Una vera realtà decentralizzata non può infatti dipendere da una singola organizzazione.
  • Il Client Incentive Program (CIP), ossia il modello creato anni fa per finanziare i diversi client di Ethereum, è giunto al termine ad aprile. Non è chiaro in che modo si dovranno ora mantenere software indipendenti come quelli di Geth, Nethermind, Erigon e Prysm, che svolgono un ruolo chiave per il consenso della rete.

A questo si aggiunge anche il periodo di austerity, fortemente voluto da Vitalik a inizio anno, che impone una riduzione delle spese della Foundation, in linea con la filosofia della cosiddetta “Subtraction”, la quale richiede appunto un minor peso dell’organizzazione nella gestione finanziaria del progetto.

Servono 30 milioni di dollari all’anno per sostenere Ethereum

Secondo Trent Van Epps, nei prossimi mesi Ethereum potrebbe entrare in quella che viene definita come “slow-burning funding crisis”, ossia una lenta crisi di finanziamento che rischia di portare un rallentamento delle attività di manutenzione e l’uscita di molte figure chiave dall’ecosistema degli sviluppatori.

La crisi del funding secondo un ex-sviluppatore core di Ethereum

Il costo complessivo per mandare avanti la baracca è stimato all’incirca sui 30 milioni di dollari l’anno: non un numero proibitivo considerando tutte le attività economiche che la rete svolge, ma complesso da raccogliere e distribuire senza un chiaro meccanismo di funding automatico.

Il problema è che non si sa ancora chi dovrà assumersi la responsabilità di gestire l’accountability, né tantomeno da dove arriveranno i fondi necessari per pagare tutti i costi infrastrutturali. Non si tratta di una mancanza di denaro, ma di una questione di vuoto nella governance.

Chi dovrebbe farsi carico delle spese?

Ci sono già i primi spunti condivisi dagli addetti ai lavori, ma la situazione resta ancora incerta. C’è chi sostiene che debbano essere i layer-2 – visto il business che hanno costruito al di sopra della sicurezza di Ethereum – a dover pagare una commissione sistematica al protocollo, oltre agli irrisori costi di pubblicazione sulla mainnet.

Altri pensano che le DAO e le aziende esterne che basano le proprie attività sulla blockchain di Ethereum dovrebbero contribuire attraverso forme di “donazioni” periodiche, creando anche fondi capaci di distribuire le stesse risorse ai team di sviluppo.

Ancora, si discute anche di un presunto “protocol funding”, dove una fetta dei ricavi della blockchain andrebbe utilizzata per il finanziamento dell’ecosistema. Qui tuttavia il problema è che questo approccio abbasserebbe la redditività dei validatori e di altri operatori, rendendo meno appetibile la partecipazione alla rete.

In ogni caso, da qui in avanti sarà sempre meno l’Ethereum Foundation ad occuparsi del protocollo, con il ruolo di coordinatore e finanziatore che finirà, in un modo o nell’altro, sulle spalle di qualcun altro.

C’è da preoccuparsi? Secondo chi vi scrive non molto, visto che con tutto il valore che c’è in gioco su Ethereum, molto probabilmente qualcuno si farà avanti per trovare una soluzione. Ricordiamo che sulla chain girano 156,7 miliardi di dollari di stablecoin, 14,8 miliardi di dollari di asset RWA, 38,3 miliardi di asset bloccati, e le DApp che operano su di essa producono complessivamente 2,5 milioni di dollari di revenue al giorno.

Ethereum DeFi metriche on-chain
Metriche DeFi su EthereumFonte dati: https://defillama.com/chain/ethereum

Gli sviluppatori core abbandonano Ethereum

Nel frattempo continua l’esodo degli sviluppatori dell’Ethereum Foundation. Poco fa il membro del board Hsiao-Wei Wang ha annunciato il termine del proprio incarico dopo diversi anni di dedizione all’interno del gruppo. La notizia si somma ad altre molteplici partenze ravvisate da qui ad inizio anno, con molti utenti che hanno commentato il dato come una possibile debolezza interna del progetto.

Si tratta in realtà di una fase di transizione “naturale”, che rientra nel più ampio processo di riduzione delle responsabilità attorno a una singola figura o a un gruppo di individui. Resta comunque un problema di fondo: senza la Foundation e senza una figura fissa che si occupi del coordinamento interno, Ethereum sarà davvero in grado di camminare sulle proprie gambe in futuro?

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