Non è tutto oro quel che luccica, nemmeno in casa Tether. Il colosso delle stablecoin archivia Alloy, la piattaforma su cui girava la sua stablecoin aUSD₮. La scelta arriva dopo una revisione di attività e domanda di mercato. Un token marginale, mai realmente decollato, chiuso per concentrare risorse dove il mercato traina. Un segnale chiaro di Tether che taglia rapidamente ciò che non funziona.
Tether ritira Alloy: una market cap da un milione
Con un comunicato del 17 giugno, Tether ha avviato la chiusura graduale di Alloy by Tether e della stablecoin aUSD₮ che vi operava sopra. Era un dollaro sintetico e ancorato a 1 USD ma garantito da oro come collaterale. La coniazione di nuovi token e l’apertura di nuove posizioni sono disabilitate da subito. Gli utenti esistenti hanno tempo fino al 17 settembre 2026 per rimborsare e recuperare il collaterale.
Il token non ha mai preso piede sul mercati: la dimensione di aUSD₮ è appena 1,16 milioni di dollari di capitalizzazione, con 76 holder e 24 indirizzi attivi mensili. Numeri da prodotto residuale, che spiegano perché c’è ben poco da rimborsare e non faceva certo bella figura nel palmares di Tether.

Il grafico allegato ci mostra l’andamento storico. La capitalizzazione era partita sui 19-20 milioni a metà 2024. Poi è crollata già nei primi mesi del 2025, restando piatta fino a oggi. Non è la prima razionalizzazione da parte di Tether: aveva già chiuso la stablecoin in euro EURT a fine 2025, ma soprattutto a causa delle regole capestro dettate dal MiCA. Inoltre, a inizio 2026 aveva ritirato anche lo yuan offshore CNH₮.
Sull’oro resta Tether Gold
Chiudendo Alloy, Tether non abbandona l’oro tokenizzato, anzi. Il gruppo ha indicato proprio in Tether Gold (XAU₮) l’area dove vede domanda più solida e prospettive di lungo periodo. La differenza tra i due token è più che sostanziale. aUSD₮ era una stablecoin, un asset denominato in dollari e ancorato a 1 dollaro americano, costruito sopra il collaterale oro. XAU₮, invece, non è una stablecoin ma un token che rappresenta direttamente proprietà di oro fisico con esposizione diretta al metallo. È questa una semplicità che il mercato premia.
Gli RWA che funzionano sono legati a cose reali
Il settore degli asset reali tokenizzati, gli RWA, è tra i più dinamici del crypto, ma cresce in modo selettivo come si è visto con aUSD₮. Funziona ciò che offre esposizione diretta a un asset concreto. Le strutture più complesse, come il prestito collateralizzato che Alloy provava a costruire, faticano invece a trovare liquidità e a essere compresi.

Osservando il grafico del valore totale degli RWA, escluse le stablecoin, si può constatare come ci sia stato un passaggio da pochi miliardi di inizio 2024 ai 32,33 miliardi di dollari nel 2026. La spinta arriva da Treasury tokenizzati, commodity e azioni. Tokenizzare un asset non basta, serve un caso d’uso che gli utenti vogliano davvero e possano comprendere.
Il mondo delle stablecoin, dove Tether domina
Diverso ancora è il comparto stablecoin, un universo di scala ben maggiore rispetto ai numeri visti per il settore RWA. La capitalizzazione complessiva sfiora i 297 miliardi di dollari. Il volume di trasferimenti mensile tocca i 6,75 trilioni, con 54 milioni di indirizzi attivi e oltre 265 milioni di holder.

La crescita strutturale del settore la si può cogliere nel grafico sopra. Il dominio assoluto di Tether USDT è evidenziato con la fascia verde. È questo il vero core business del gruppo Tether e del suo impianto.
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