Il weekend è anche un buon momento per dedicarsi a qualche lettura storica. Oggi ci occupiamo delle cinque truffe più grandi di sempre nel mondo delle criptovalute. Non soltanto a scopo storico, ma piuttosto perché da ognuna di queste cinque truffe si può ricavare qualche importante lezione, che ci aiuterà a difendere il nostro capitale.
Ci sono nomi noti anche a chi è arrivato da poco e ci sono nomi meno noti. Ognuno con la sua storia, ognuno con le sue lezioni (che qualcuno ha pagato a carissimo prezzo), ognuno con avvertenze che possiamo fare nostre. Partiremo da quello – dei cinque – di minore impatto finanziario, per poi chiudere… in bellezza.
PlusToken: il Ponzi da 2 miliardi che sconvolse la Cina
Rendimenti facili? Sì. Ricchi senza fare nulla? Sì. Investimenti automatici? Ovvio. PlusToken è stato un po’ il concentrato di tutti gli stratagemmi utilizzati dai truffatori per accumulare capitale da ignari investitori.
Era il 2018 e fu proposto principalmente in Cina e Asia. Un wallet, al quale erano associati servizi di arbitraggio, di trading automatico e anche di mining. Ovvero tutto quello che avrebbe potuto offrire agli ignari investitori.

Si potevano conferire Bitcoin, ma anche Ethereum e altre crypto come Dogecoin e Litecoin. Nel complesso, secondo le ricostruzioni, sono stati sequestrati oltre 4 miliardi di dollari in crypto. Gli ammanchi degli utenti supererebbero i 2 miliardi di dollari.
Perché è crollato? Perché non si possono generare rendimenti automatici e perché prima o poi finiscono i soldi per pagare gli utenti. Non servì molto a PlusToken per fallire. Le prime avvisaglie dei problemi arrivarono già nel giugno 2019. Primi problemi di prelievi e subito arresti di quasi 100 persone, in tutto il mondo, su spinta delle autorità cinesi.
La lezione: non esistono sistemi di arbitraggio automatico che possono rendere ricchi. Non ci sono sistemi di trading automatico che possono far guadagnare tutti e sempre.
BitConnect: lo scam da 2,5 miliardi di dollari
Caso forse ancora più importante, perché coinvolse diversi dei nomi noti del mondo crypto e Bitcoin di allora. Si chiamava BitConnect, era nato nel 2017 e offriva sistemi articolati di lending, di sfruttamento della volatilità e anche di trading bot.

A BitConnect era anche legata una criptovaluta, BCC, che potevano essere conferiti alla piattaforma per ottenere dei rendimenti. I profitti però, almeno secondo le indagini delle autorità americane, non esistevano. I primi iscritti, che effettivamente iniziarono a guadagnare, venivano pagati dai nuovi arrivati.
Perché è crollato? Perché prima o poi i nuovi utenti rallentano e finiscono i denari freschi da utilizzare per pagare i vecchi, come in tutti i Ponzi.
La lezione: anche quando un “sistema” paga all’inizio, non vuol dire che continuerà a farlo anche in futuro.
OneCoin: più di 4 miliardi sottratti, con diffusione in tutto il mondo
OneCoin ha detenuto a lungo, prima del fallimento di un noto exchange, lo scettro di re delle truffe nel mondo crypto. Oltre 4 miliardi di ammanchi, per una sedicente criptovaluta che prometteva a tutti la ricchezza infinita.

La nascita del protocollo avviene nel 2014, per mano di Ruja Ignatova – più avanti ribattezzata la regina delle crypto – e Karl Greenwood. Il messaggio? Bitcoin è cresciuto già troppo, le vere opportunità sono altrove.
In realtà dietro l’espansione del token non vi era alcuna innovazione, ma piuttosto un sistema che prevedeva vendita di pacchetti da affibbiare poi ad amici e conoscenti. Chi portava dentro nuove persone, riceveva delle commissioni.
Sì, multilevel marketing in purezza. E come tutti i multilevel marketing, anche in questo caso si è finiti presto per terminare il bacino di possibili nuovi utenti. Uno schema piramidale come tanti ne abbiamo visti non solo nel mondo crypto. Parte dei fondi furono anche riciclati in falsi fondi d’investimento.
Sono stati recuperati nel complesso soltanto 40 milioni di dollari, di oltre 4 miliardi che sarebbero stati sottratti dall’operazione.

La lezione: quando una crypto ti propone bonus o rendimenti se venderai pacchetti ad amici e conoscenti, è uno schema piramidale che finirà sempre allo stesso modo. Ovvero con l’azzeramento del tuo investimento.
Celsius: rendimenti incredibili sulle proprie crypto in deposito
Ci possono essere promozioni momentanee degli exchange, e ci possono essere anche meccanismi premiali da parte dei gestori di un token, per offrire rendimenti molto elevati a chi compra il token. Quando però abbiamo entità centralizzate che pagano per mesi se non per anni rendimenti fuori mercato, il rischio è quello che ci si stia avviando ad ampie falcate verso… il fallimento.
È il caso di Celsius: il fondatore Alex Mashinsky offriva un business model semplice. Deposita da me le tue crypto, e io ti offrirò dei rendimenti molto elevati. Il problema è che non si trattava neanche di uno schema Ponzi.

Semplicemente Mashinsky utilizzava quei fondi per attività ad alto rischio, che avevano ottenuto dei rendimenti molto elevati finché il mercato cavalcò la bull run del 2021. Alla fine della bull run, Mashinsky si trovò nel bisogno di trovare strategie con rendimenti sempre più alti – e dunque strategie sempre più rischiose.
L’implosione fu molto rapida. Alcuni dei prestiti senza collaterale non rientrarono, altri grandi piani falliti. In tutto, mancavano all’appello oltre 4,7 miliardi di dollari, che sono stati recuperati soltanto in parte.
La lezione: quando i rendimenti sono troppo alti, troppo a lungo, c’è dietro quasi sicuramente una strategia troppo rischiosa, che non può durare in eterno.
Il re delle truffe: UST, Terra Luna, Anchor
Quasi 40 miliardi di valore liquefatto, per l’evento che segnò l’inizio del periodo peggiore di sempre per le crypto. Di più: il fallimento di Terra Luna, della sua stablecoin UST e di Anchor causarono poi una serie di fallimenti a catena in tutto il mondo crypto.
Come funzionava? UST era una stablecoin “garantita” dal valore di $LUNA, una criptovaluta libera di fluttuare. C’era grande domanda di UST, perché su Anchor (protocollo dello stesso “gruppo”) si offrivano rendimenti quasi al 20%, depositando quella che era tutto sommato una stablecoin.

Un volano che ha portato la valutazione di $LUNA su valori stellari, in un meccanismo che si autoalimentava. Poi il crollo. UST perse l’ancoraggio al dollaro, avviando un circolo vizioso che distrusse anche il valore di $LUNA. Fallimenti a catena, patrimoni liquefatti, zero possibilità di salvarsi. Il valore semplicemente sparì perché tutti smisero di credere alla sostenibilità del sistema.
La lezione: quando ci sono rendimenti troppo elevati sulle stablecoin, garantiti da “algoritmi” o da “idee geniali” che per qualche motivo nessuno prova a replicare, o nessuno riesce ad applicare con successo, ci sono ottime probabilità che il sistema sia troppo rischioso – e che possa tenere soltanto in un contesto di mercati fortemente rialzisti. È esattamente quanto accadde all’ecosistema Terra Luna.
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