I Bitcoin di Satoshi Nakamoto? Devono essere congelati. È un’opinione più comune di quel che sembri ed è stata sposata anche da Changpeng Zhao, fondatore di Binance. Il tema è quello dei possibili attacchi futuri da parte dei quantum computer, attacchi che non possono mettere in pericolo il network, ma che possono sottrarre (a determinate condizioni) i $BTC in alcuni wallet/indirizzi. Le soluzioni sono due: far finta di nulla, oppure cercare di bloccare il milione e più di $BTC che si fanno risalire storicamente al creatore di $BTC.
Il tema è dei più spinosi: i Bitcoin che sono riconducibili a Satoshi Nakamoto sono esposti agli attacchi quantum. Se Satoshi non dovesse intervenire per spostarli, saranno a disposizione di chi per primo arriverà a disporre di un computer quantum in grado di ricavare chiavi private da chiavi pubbliche. E gli appassionati non sanno ancora da che parte schierarsi.
Le due possibilità
In realtà ci sono diverse modalità possibili di implementazione di una soluzione post quantum, ovvero di un passaggio tecnologico che permetta ai detentori di Bitcoin di mettersi al riparo da questa eventualità. Tuttavia, per tutti i casi, servirebbe un comportamento attivo da parte del legittimo proprietario. Un comportamento attivo che in diversi casi sembrerebbe essere impossibile.
È il caso del creatore di Bitcoin, Satoshi Nakamoto, che per quanto ne sappiamo potrebbe essere anche morto. O potrebbe aver perso le chiavi private degli indirizzi che custodiscono i “suoi” Bitcoin.
Per CZ di Binance sarà il caso di “congelarli”
Sul tema è intervenuto recentemente anche CZ, fondatore di Binance, che si è schierato con l’ala se vogliamo interventista. Il piano è chiaro: dare 12 mesi di tempo a Satoshi per mettersi in regola – e poi procedere, nel caso, al congelamento.
In palio – per chi arriverà per primo a un quantum computer, c’è infatti una quantità importante di Bitcoin, che potrebbe riversare a mercato. E dunque – almeno secondo CZ – difendere l’integrità del network sotto questo aspetto sarebbe più importante di difendere il non intervento del consenso in tema di spostamento possibile di $BTC.
Un tema che è filosofico, ma anche pratico. Chi si schiera contro l’ipotesi congelamento infatti teme che una decisione di questo tipo possa creare un precedente nefasto per il futuro del network, spingendo a intervenire ogniqualvolta ci sia qualcosa di percepito come problematico.
L’alternativa sarebbe quella di punire non solo chi detiene $BTC e transazioni esposte al quantum, ma in un certo senso tutti i detentori di Bitcoin. Al netto di quanto una vendita potrebbe impattare sul prezzo, c’è infatti da considerare l’effetto Bitcoin non è più sicuro. La notizia della sottrazione dei Bitcoin che fanno capo al creatore finirebbe su tutti i giornali, offrendo una pessima pubblicità all’integrità dell’intero network.
Una decisione comunque non facile. Si può stare con CZ (e con tanti altri), ritenendo un intervento di questo tipo necessario, oppure ancora ritenere che… così vanno le cose e così devono andare.
Qui 21Shares ha una dashboard che indica in modo preciso quanti $BTC sono eventualmente a rischio quantum, compresi ovviamente quelli di Satoshi.
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