Secondo quanto riportato da Bloomberg, la riserva strategica in Bitcoin promessa da Donald Trump e per la quale ha già firmato un ordine esecutivo, avrebbe incontrato diversi problemi di natura legale. Problemi tali da rendere l’ipotesi ormai difficilmente percorribile. Né il Tesoro né altre entità sarebbero infatti dotate dei poteri necessari al fine di custodire asset di questo tipo.
Il piano iniziale di Trump, secondo quanto riportato dallo stesso giornale, era infatti di detenere i Bitcoin già sequestrati dagli USA, tramite il Tesoro, che però proprio per l’origine di questi $BTC, non può operare in tal senso. Per chi vuole vedere il bicchiere mezzo pieno, sembra che ci siano delle possibili alternative. In tanti all’interno del governo USA starebbero lavorando, di concerto, a una soluzione che permetta a Trump di mantenere una delle sue più note promesse in campagna elettorale,
Finiranno da Howard Lutnick?
Il tema del conflitto di interessi sta dominando la discussione su Bitcoin e criptovalute negli Stati Uniti, complici anche gli enormi guadagni della famiglia Trump nel comparto.
Ora però di conflitto di interessi potrebbe emergerne un altro. L’entità designata per aggirare il problema di cui sopra sarebbe infatti il Dipartimento del Commercio, dicastero che vede a capo Howard Lutnick di Cantor Fitzgerald, società che offre custodia e appoggio a Tether e che ha lanciato diverse società crypto in borsa, comprese XXI Capital e Securitize.
Una situazione che offrirà ulteriori spunti per alimentare la polemica che sta bloccando, tra le altre cose, l’avanzamento del Clarity Act. I Dem (e in realtà l’opinione sarebbe relativamente comune anche tra i Repubblicani) vorrebbero delle chiare limitazioni e degli altrettanto chiari divieti per investimenti e partecipazione al mercato da parte di chi è al governo.
Tutto questo mentre soltanto pochi giorni fa Trump ha ribadito la sua posizione pro crypto e la necessità per gli USA di muoversi rapidamente per evitare che la Cina diventi leader del settore. Una posizione curiosa, dato che la Cina applica da anni enormi restrizioni al mondo crypto e anche a quello degli exchange nello specifico.
Cammino difficile, ma il governo USA sarebbe al lavoro
Il cammino sembra difficile ed è per questo motivo, almeno per gli ottimisti, che il governo in carica non ha ancora mantenuto la principale delle promesse a tema Bitcoin e crypto durante la campagna elettorale.
Intanto però il tempo passa e siamo a più di un anno di distanza dalla firma di un ordine esecutivo da parte di Donald Trump che aveva fatto ben sperare almeno chi ritiene che un coinvolgimento degli stati sia infine positivo per il prezzo di Bitcoin.
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