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Prestiti in Bitcoin, ma senza pericolo di liquidazione. Strike offre prodotto “assicurato”

Bitcoin continua il suo cammino di avvicinamento al mondo degli asset tradizionali.
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Strike, la società Bitcoin di Jack Mallers, ha lanciato una nuova linea di prestiti con collaterale in $BTC che non prevede liquidazione. È tecnicamente un passo in avanti importante rispetto ai prestiti attualmente disponibili nel mondo crypto e BTC, dove eventuali correzioni di prezzo possono innescare liquidazioni anche mentre di margine ce n’è in abbondanza.

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La finanziarizzazione di Bitcoin, se così vogliamo chiamarla, continua. Sia per mano dei grandi gruppi finanziari classici, che almeno in un certo senso guardano ormai a Bitcoin come un asset, sia da parte di società storiche del settore come Strike. Purtroppo, almeno per il momento, il servizio sarà attivo soltanto in alcune giurisdizioni USA.

Un prestito senza liquidazione?

L’idea è affascinante. I sistemi di prestito crypto e Bitcoin di oggi funzionano calcolando il LTV. Se il valore dei BTC o di altri asset digitali scende sotto una certa soglia (in genere superiore al prestito ottenuto), il sottostante viene liquidato. Una modalità di prestito che è piuttosto rischiosa, data anche la volatilità di $BTC e degli altri asset di questa categoria.

Strike vuole provare a fare le cose diversamente. Invece di utilizzare un sistema come quello descritto poco sopra, intende proteggere i Bitcoin messi a copertura del prestito, permettendo a chi ha ottenuto il prestito di rimanere coperto, a patto che continui a pagare gli interessi.

Nessuna margin call, nessun prezzo di liquidazione. Non importa quanto perderà di valore Bitcoin, quelli che hai messo a collaterale non si muoveranno.

Questo è il messaggio con il quale il CEO del gruppo, Jack Mallers, ha accompagnato la presentazione del prodotto.

  • Ok, ma come fa?

La domanda è legittima. Come fa Strike a offrire prestiti che, così illustrati, sembrano trasferire il rischio tutto in capo al prestatore, e dunque a Strike? Semplice: si applicano dei tassi di interesse più elevati dei prestiti standard, con il premium pagato che serve alla copertura finanziaria dell’operazione.

In altre parole, si paga una sorta di assicurazione aggiuntiva, anche in questo caso avvicinando Bitcoin al trattamento che siamo abituati a vedere nel mondo della TradFi.

Può funzionare?

È un’ulteriore scelta presente per chi ha bisogno di liquidità ma non vuole vendere i suoi Bitcoin. I costi possono essere relativamente alti (complice la volatilità di Bitcoin), ma il prodotto certamente incontrerà il favore di diversi degli investitori a caccia di dollari partendo dai BTC che hanno accumulato.

La polemica sui costi è assai pretestuosa: non si possono avere botte piena e moglie ubriaca, in nessun contesto, soprattutto quello finanziario.

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