Anche nel mondo crypto, alla fine tutti i nodi vengono al pettine. Negli ultimi mesi gli analisti on-chain avevano segnalato in diverse occasioni alcune anomalie riguardanti il token $LAB, evidenziando soprattutto una valutazione eccessiva rispetto ai fondamentali. Ora però il mercato ha presentato il conto ai più avidi, con la moneta che ha registrato un devastante crollo di oltre il –90% in due giorni.
Anche la nostra testata si era impegnata a mettere in guardia i lettori sugli elevati rischi legati a questo progetto, dopo che in poco più di un mese il valore del token era cresciuto di oltre 40 volte. Vi abbiamo parlato di numeri che non tornavano, segnalando degli evidenti campanelli d’allarme che, con il senno di poi, si sono materializzati.
In questo articolo cerchiamo di capire cosa è successo alle quotazioni di $LAB, quanto ci hanno rimesso gli investitori che avevano creduto nel team – che ora sta accusando delle presunte “balene” del crollo – e come possiamo individuare in anticipo situazioni di pericolo simili a questa su altre criptovalute.
Crash della crypto $LAB: 4 miliardi persi in due giorni di trading
Martedì 7 luglio $LAB ha iniziato la sessione con un prezzo di apertura di $15,5, mentre ieri, mercoledì 8 luglio, ha chiuso la candela giornaliera a $1,25. Parliamo di un crollo verticale del -92%, senza la benché minima reazione da parte della domanda, che ha lasciato tanti holder amareggiati e delusi, oltre che ripuliti della maggior parte del capitale investito.
La capitalizzazione di mercato è passata da 4,4 miliardi fino agli attuali 365 milioni, in un movimento violento che facciamo fatica a descrivere con altre parole al di fuori di “rug pull”. Eppure, da un punto di vista prettamente grafico, qualche giorno prima $LAB sembrava aver mostrato resilienza nelle contrattazioni, stampando un ottimo +160% nella seduta del 4 luglio e lasciando intravedere la possibilità di un nuovo rally.
Tuttavia, l’analisi tecnica su token così particolari conta fino a un certo punto, perché quando i market maker, il team e gli investitori iniziali controllano praticamente tutta l’offerta, la price action non viene influenzata dai pattern delle candele ma da altre logiche che non si possono vedere sulla chart.

Ora, proviamo a riportare in ordine tutti gli elementi che hanno portato a questo crash, cercando di capire soprattutto quali segnali potevano anticipare un epilogo del genere.
Primo campanello d’allarme: un’eccessiva concentrazione della supply attorno a pochi indirizzi
Già da maggio diversi esperti segnalavano come su $LAB ci fosse una concentrazione estrema della supply circolante del token. Anche il noto ricercatore ZachXBT aveva parlato di questa criticità, spiegando che oltre il 95% delle monete in circolazione fosse di proprietà di pochi indirizzi, tutti riconducibili a team e MM.
La contrazione dell’offerta è una delle prime avvisaglie di una possibile manipolazione del prezzo di un crypto asset, in quanto minore è la supply disponibile per gli scambi, più è facile far lievitare la capitalizzazione con relativamente poco denaro. Non è ovviamente l’unica red flag, né quella che determina necessariamente un crash come quello di $LAB, ma è sicuramente un fattore a cui dover prestare molta attenzione.
Nel caso di $LAB, si era notato che tra marzo e aprile, quando i prezzi erano ancora sani, diversi indirizzi avevano movimentato una grossa fetta della fornitura circolante su exchange, lasciando poi ferme le monete per molto tempo prima dello scarico finale.
Incongruenza tra volumi e open interest sui mercati futures
Un altro indizio molto importante che poteva anticipare il tracollo di $LAB, così come quello di altri crypto token che hanno replicato lo stesso pattern negli ultimi mesi – come $RIVER, $SIREN, $MYX – riguarda l’enorme squilibrio che c’era sui mercati futures. In particolare, quando i volumi sulle borse dei derivati sono enormemente più elevati rispetto all’open interest (con un rapporto indicativamente maggiore di 10 volte) significa che c’è qualcosa che non va.
Vuol dire che qualcuno sta speculando in modo molto attivo sui futures, riutilizzando lo stesso capitale per aprire e chiudere posizioni di continuo. Infatti, in qualsiasi crypto che ha una composizione di mercato seria sotto i propri piedi, non vediamo mai sbilanciamenti così importanti. Su $LAB c’era oltretutto anche un gap molto ampio tra volumi futures e spot, cosa che confermava la contrazione dell’offerta di cui parlavamo poc’anzi.
Si tratta di questioni che si sono manifestate su altri token con molto hype alle spalle, tra cui anche $RAVE, crollato del -99% in 24 ore, in un dump ancora più estremo di quello osservato su $LAB.
Altra red flag su $LAB e crypto simili: funding rate ed eccessivo posizionamento short
Il terzo segnale premonitore del crollo della crypto era da ricercarsi sul posizionamento degli investitori sui mercati futures. Il punto è che quando un token moltiplica il proprio valore così velocemente sul grafico, come fatto da $LAB ad aprile, tanti trader provano a shortare la moneta, specialmente se quest’ultima è priva di fondamentali o scambiata a multipli importanti rispetto alle revenue del progetto.
In questi casi, può capitare che il funding rate sia ampiamente negativo, dato dal fatto che la maggioranza del mercato futures è posizionata short, mentre sullo spot rimane un bias neutrale o bullish (sempre a causa della contrazione dell’offerta di cui sopra, ndr.). Il risultato è che provare a scommettere allo scoperto finisce per costare tanto in termini di finanziamento per gli operatori, cosa che incentiva a chiudere gli short e ad alimentare il rally.
Spesso abbiamo visto su $LAB e altri token simili, costi di funding pari al -1% o addirittura -2% con payout orari. Parliamo di una percentuale estremamente onerosa che rende gli shortisti molto svantaggiati.
In tutto questo pattern così sofisticato, capita poi di vedere gli stessi short che vengono liquidati in massa, con questi movimenti che finiscono per alimentare ulteriormente il rally grazie alla chiusura forzata delle posizioni. Non a caso, il prezzo di $LAB ha spesso accelerato proprio in concomitanza delle liquidazioni degli short, con strappi verticali sul grafico.
Anche questo è un segnale molto importante da tenere in considerazione, e che, unito a tutti gli altri indizi di cui vi abbiamo parlato, permette di unire i puntini e capire come pattern del genere siano come delle bombe ad orologeria pronte a scoppiare.

Il team di $LAB si giustifica dando la colpa alle balene
Come al solito, quando un crypto asset perde il -90% in pochi giorni, in un movimento che non può per forza di cose essere etichettato come “di normale amministrazione”, arriva il team del progetto che inventa una scusa per giustificare il crollo.
Ieri, il team di $LAB ha parlato di una “significativa pressione di vendita da grandi partecipanti del mercato”, lasciando intendere come siano state le balene ad affossare il prezzo della moneta. Gli stessi addetti ai lavori hanno anche riportato che la roadmap è rimasta invariata, così come il loro impegno nel costruire nel lungo periodo, anche se dopo un crollo del genere facciamo fatica a pensare che qualcuno possa ancora riporre fiducia in questo progetto.
Purtroppo cari lettori, questa non è la prima e non sarà nemmeno l’ultima volta in cui assisteremo a dinamiche così grigie. Il mondo crypto è un luogo selvaggio, e per sopravvivere dobbiamo imparare a saperci muovere in tutte le situazioni, o quantomeno saper ignorare certi segnali di hype.
In certi casi, per proteggersi è sufficiente anche semplicemente il buon senso: comprare una criptovaluta con scarsi fondamentali, e con un prezzo moltiplicato di 40 volte nell’arco di un mese, non è forse la scelta più saggia per un investitore che vuole rimanere conservativo.
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