GPIF, il fondo pensione pubblico del Giappone, cambierà radicalmente, su spinta del governo. Il tentativo è quello di spingere maggiormente gli investimenti alternativi, ovvero posizioni su asset che non siano debito pubblico e azionario. Una spinta che è stata ripresa da diverse testate crypto statunitensi per indicare la possibilità che dalle parti di Tokyo si inizi a fare seriamente in termini di investimenti anche in crypto e Bitcoin, seguendo l’esempio USA. Le cose però sono più complicate di così.
Negli Stati Uniti, dopo l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca, è ora possibile allocare – tutelati dalla legge – parte dei propri fondi 401k in una serie di investimenti alternativi che include anche il mondo crypto. In Giappone però le cose saranno diverse, perché diversi sono gli intenti del governo.
Investimenti meno liquidi, ma a sostegno dell’economia
Il piano del governo giapponese è relativamente chiaro. Tokyo vuole che le enormi dotazioni di denaro di GPIF siano destinate, almeno in parte, al sostegno di alcuni settori specifici che non rientrano nella categoria degli investimenti classici. Più investimenti in private equity, in società non quotate e anche in strumenti alternativi di finanziamento. Una mossa che dovrebbe servire, principalmente, a sostenere investimenti in intelligenza artificiale, chip, ma anche infrastrutture.
Nonostante il limite massimo per tali investimenti sia stato fissato al 5%, in passato, GPIF ha allocazioni ancora inferiori al 2% – ed è su questo che vuole giocare il governo giapponese per ottenere liquidità per progetti di medio e lungo periodo.
I fondi pensione, d’altronde, sono ideali per questo tipo di investimenti. Raccolgono denaro ora per poi erogarlo in futuro e hanno dunque la capacità di attendere che certi investimenti maturino.
Dato che si parla di investimenti alternativi, c’è chi ha associato questa rinnovata spinta da parte delle autorità giapponesi alla possibilità che parte del fondo pensione pubblico investa in Bitcoin o criptovalute. Non sarà così: il contesto, rispetto a quello statunitense, è molto diverso – e la recente spinta è di scopo e slegata dal conferimento a GPIF e ai suoi gestori di maggiori libertà in termini di allocazione.
Negli USA è diverso
Negli USA c’è stata una recente apertura alla possibilità che i gestori dei fondi 401k, nei quali i residenti negli USA conferiscono capitali per ottenere poi una sorta di pensione, offrano anche investimenti in criptovalute e nello specifico tramite ETF.
Si è trattato di un discorso però assai diverso da quello giapponese e maggiormente incentrato sulla possibilità, per gli intermediari, di offrire una gamma più ampia di prodotti. Nessun bisogno di spingere liquidità verso settori specifici e cruciali per l’economia statunitense.
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