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Bitcoin: 5 segnali dicono che ora riparte tutto, se la storia si ripeterà

La storia si ripete. Tragedia, farsa? Giudicate voi da questi numeri.
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I mercati non vivono soltanto di capitali, ma di attenzione. Negli ultimi mesi – complici sia corse sia grandi correzioni – questa attenzione è andata altrove, rispetto al mondo crypto. AI, chip e tutto l’indotto sono stati i re dell’attenzione dei retail, con i numeri che vi stiamo per mostrare che confermano una situazione che non si vedeva da tempo e che per ora non mostra miglioramento. Si tratterebbe però della conferma di una certa profezia con la quale chiuderemo il nostro approfondimento.

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Dalle ricerche su Google ai volumi – anche degli ETF e degli exchange – passando da quanto si parla di Bitcoin e crypto sulla stampa generalista. Tutti gli indicatori sono al ribasso, cosa che abbiamo già visto in passato e che però – come in ogni ciclo – rinnova certe paure.

1. Le crypto non interessano più a nessuno?

Eccessivo parlare di interesse zero, ma il grafico che vi offriamo e che arriva da Google Trends mostra un chiaro calo – e una traiettoria negativa – per le ricerche a tema Bitcoin in Italia nel corso degli ultimi mesi. In realtà questi grafici sono sempre stati una sorta di funzione della volatilità. Meno si muove il prezzo, meno interesse c’è.

Situazione pressoché identica negli Stati Uniti, mercato certamente più rilevante di quello italiano. Il segnale è chiaro: l’attenzione è altrove, e gli investimenti vanno altrove, motivo per cui il prezzo fatica a tornare in alto. Una sorta di cane, invero assai tipico, che si morde la coda.

2. Volumi bassi sugli ETF, da tempo

Prima si poteva dare la “colpa” dei bassi volumi sugli exchange all’arrivo degli ETF, che almeno durante le ore di trading USA dominano la scena. In realtà però anche su questo fronte la situazione non è delle migliori.

Gli ETF su Bitcoin stanno vivendo una fase di scarso interesse, di scarsi volumi. La situazione è ancora più visibile, a occhio nudo, sugli ETF che invece hanno in cassa Ethereum.

3. Gli exchange lamentano volumi bassi

Non torneremo su quanto vi ha già spiegato con dovizia di particolari Alessandro Adami qui. Coinbase ha pubblicato delle trimestrali poco edificanti, che dipendono dai minori volumi di scambio da parte dei retail, con gli istituzionali che seguono più o meno sulle stesse percentuali. Rispetto al primo trimestre del 2026 (già non eccellente) si sono avuti volumi del 35% più bassi tra gli istituzionali e del 20% più bassi tra i retail.

Un segnale anche questo. Si potrà obiettare che Coinbase non rappresenta tutto il mercato, il che è vero. È altrettanto vero però che è grande a sufficienza per offrire un quadro valido per tutti.

4. Stablecoin rallentano

Dopo una corsa incredibile, la crescita delle stablecoin in termini di capitalizzazione si è arrestata. I dati finanziari pubblicati da Tether ieri raccontano di una società in buono stato, ma che ha dimezzato le riserve in eccesso, cosa che significa che gli affari sono andati meno bene che nel primo trimestre del 2026.

Ora con le trimestrali di Circle in agosto avremo probabilmente conferma di questo anche da parte del principale concorrente di Tether.

5. Mondiali hanno giocato a sfavore, ma non solo

Cosa c’entrano i mondiali di calcio con le crypto? C’entrano nella misura in cui hanno visto i volumi dei prediction market correre. Dato che uno stesso dollaro non può essere su due mercati diversi, è chiaro che una parte di quei retail che apprezzavano il mondo crypto anche per la sua volatilità, hanno deciso di accasarsi provvisoriamente altrove.

Anche questo però è un fattore possibilmente temporaneo.

Non è la prima volta: il bicchiere mezzo pieno

L’attenzione per il mondo crypto, così come per il grosso dei mercati, è ciclica. Per le crypto – almeno secondo la misurazione di Google Trends, abbiamo avuto dei cali di attenzione di questo livello già a settembre 2025 (e in calo per tutta la scorsa estate), a ottobre 2024 (prima delle elezioni che hanno visto prevalere Donald Trump) e anche a settembre 2023.

In tutti e due i casi quei minimi di attenzione sono coincisi anche con i minimi di prezzo locali. Sarà anche questa volta così?

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sfuzzone
sfuzzone
7 secondi fa

non appena le balene o le mani forti o chi per esse innescheranno la consueta e invero un po’ stantìa profezia che si autoavvera, i retail ludopatici torneranno alla carica come tossici in crisi d’astinenza. sciacqua e ripeti. il bear market serve per pasturare il mangime. la cacciagione deve frollare per benino prima di essere macellata.