Dall’apertura delle borse USA di giovedì 6 agosto, una parte degli insider di SpaceX potrà vendere le proprie azioni, precedentemente sottoposte a lock, ovvero a impossibilità di disporne come meglio si ritiene. Dalle 639 milioni di azioni SpaceX attualmente disponibili si passerà, da giovedì, a 1,55 miliardi di azioni. Saranno pertanto immediatamente disponibili più del doppio delle azioni attualmente disponibili.
Il tema è dei più dibattuti online e offline, tra gli esperti di trading e tra gli investitori retail. Dato che ci saranno il doppio delle azioni disponibili e dato che in tanti potrebbero voler fare cassa dopo aver investito agli albori di SpaceX, è il caso di preoccuparsi? La risposta è: dipende.
Cosa si sblocca e cos’è il lock-up
In realtà le procedure di lock-up sono piuttosto comuni in caso di IPO. Le aziende che si quotano, per tutelare il prezzo al lancio, impongono il blocco delle vendite delle azioni degli investitori che sono entrati in azienda comprando quote prima dello sbarco in borsa.
A stupire questa volta ci sono due fattori: il primo è l’enorme quantità di azioni che si sbloccheranno, rispetto al flottante attuale, già giovedì. Il secondo è che il programma di sblocco è lungo, tedioso, condizionato e ha almeno 9 scalini.
Partiamo dai numeri. Ai prezzi attuali parliamo di circa 100 miliardi di dollari di controvalore. Il titolo, inoltre, viene da un brutto momento a causa di trimestrali che non sono piaciute molto ai mercati.
No, non è detto che vendano
C’è un primo aspetto che complica la lettura di questo evento: non è detto che i detentori delle azioni SpaceX che saranno sbloccate domani venderanno. Ci sono diverse questioni di cui tenere conto:
- Prezzo basso? Chi crede che SpaceX stia scambiando su livelli troppo bassi, potrebbe decidere di tenerle, o di venderne soltanto una parte.
- Investitori di lungo periodo: potrebbero esserci diversi investitori che guardano al titolo sul lungo e sul lunghissimo periodo.
- Possono essere usate come collaterale: per chi non vuole venderle, ma ha comunque bisogno o desiderio di liquidità, le azioni possono essere impegnate. Negli States è molto semplice e con costi relativamente bassi.
Sì, perché hanno buone ragioni per vendere
Ci sono poi altre questioni, contrarie, rispetto a quelle che abbiamo elencato sopra. Ci sono anche degli ottimi motivi per vendere:
- I fondi potrebbero avere bisogno di restituire capitali agli investitori;
- Riequilibrio del portafoglio, per una posizione che data la quotazione stellare del gruppo, potrebbe essere diventata troppo grande;
- Bisogno di liquidità, che non può essere coperta con altre operazioni;
- Incasso duro e puro.
L’ulteriore complicazione, anzi due
La prima è data dal fatto che ci sono di mezzo anche SPV, ovvero società nate per offrire esposizione al titolo quando questo non era disponibile. Con una maggiore quantità di azioni in circolo, potrebbero avere meno domanda e liquidare alcune posizioni. O comunque potrebbero trovarsi nella necessità di distribuire liquidità agli investitori.

Di più, c’è una certa questione short. Secondo Jim Chanos, re delle posizioni di vendita allo scoperto, tanti insider sarebbero short tramite altri strumenti proprio per coprirsi dai rischi del lock-up.
La verità, anche se ci piacerebbe offrirvi certezze, è che domani siamo nella terra di nessuno. E che almeno in parte i mercati hanno scontato una notizia che è nota da mesi.
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