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Le carte crypto entrano nella spesa quotidiana: i dati OKX sull’Europa e cosa cambia per l’Italia

Il rapporto di OKX dichiara una crescita del 280% su base annua nei volumi di acquisto con la propria carta in Europa, trainata da alimentari, trasporti e carburante. Il fenomeno è di settore — a luglio le carte crypto hanno toccato il record di 759 milioni di dollari mensili.

Per anni la promessa di pagare il caffè in criptovaluta è rimasta uno slogan da conferenza. I dati diffusi da OKX sull’utilizzo della propria carta in Europa suggeriscono che qualcosa, finalmente, si stia muovendo — e che a muoversi non siano gli acquisti simbolici, ma la spesa al supermercato.

Secondo i numeri comunicati dalla società, il volume degli acquisti effettuati con OKX Card in Europa è cresciuto del 280% su base annua nel corso dell’estate, mentre il numero di transazioni è aumentato del 178%. Si tratta di dati aziendali, non verificati da terze parti, e per correttezza vanno letti come tali: sono percentuali di crescita, non valori assoluti, e OKX non comunica la base di partenza.

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Ciò che li rende interessanti non è però la dimensione della crescita. È la sua composizione.

Dal trading alla spesa: cosa cambia nei consumi

I dati raccolti dalla società su quattro mercati — Germania, Paesi Bassi, Polonia e Francia — indicano che il numero di utenti mensili che ha usato la carta crypto per fare la spesa alimentare è salito del 65% tra febbraio e luglio, con un’accelerazione marcata nel trimestre finale: tra maggio e luglio i clienti che l’hanno impiegata per gli alimentari sono cresciuti del 221%, quelli per trasporti e carburante del 263%.

I volumi sono aumentati ancora più rapidamente delle persone: +482% sulla spesa alimentare e +530% su trasporti e carburante nello stesso periodo. La forbice tra crescita degli utenti e crescita dei volumi indica che non si tratta soltanto di nuovi utilizzatori, ma anche di un uso più intenso da parte di chi la carta ce l’aveva già.

Il caso più netto è quello polacco. Spesa alimentare, trasporti e utenze rappresentano oggi il 31,7% delle spese effettuate con OKX Card in Polonia, contro il 22,2% nei Paesi Bassi, il 20,4% in Germania e il 14,1% in Francia. Gli alimentari sono la categoria più costante nei quattro mercati, con una quota compresa tra il 9,5% e il 19,3% della spesa complessiva.

«L’aspetto più interessante di questa crescita non è semplicemente che i clienti spendano di più con la loro OKX Card», ha dichiarato Erald Ghoos, CEO di OKX Europe. «È soprattutto ciò per cui la utilizzano. La prossima fase dell’adozione non consiste nel chiedere alle persone di cambiare il modo in cui pagano. Si tratta di offrire loro più scelta, utilità e valore nelle modalità di pagamento che già utilizzano.»

Il contesto di settore: un record, con qualche asterisco

La crescita di OKX si inserisce in un movimento più ampio, e su questo esistono dati indipendenti.

Secondo le rilevazioni di Paymentscan, riprese ad agosto da a16z crypto, la spesa complessiva effettuata con carte crypto ha raggiunto a luglio 2026 il record di 759 milioni di dollari in un mese: circa 2,5 volte i 306 milioni dello stesso mese del 2025, e un salto enorme rispetto al meno di un milione registrato nell’ottobre 2023, quando il monitoraggio è iniziato. Gli acquisti sono stati quasi 9 milioni, contro i 5,2 milioni di un anno prima, per uno scontrino medio di circa 86 dollari.

Qui però servono due precisazioni che il dato, ripreso spesso in modo acritico, non contiene.

La prima riguarda la concentrazione: RedotPay da sola vale 395 milioni di dollari, EtherFi circa 100 e KAST circa 90. Tre programmi coprono da soli oltre tre quarti del totale. Il mercato cresce, ma resta largamente in mano a pochi operatori.

La seconda riguarda la metodologia. Paymentscan traccia in prevalenza transazioni on-chain, mentre alcuni programmi comunicano dati da fonti centralizzate: quelli di RedotPay, il maggiore, sono autodichiarati. Inoltre il tracciato passa quasi interamente per il circuito Visa. La carta di OKX opera su Mastercard: è quindi probabile che i suoi volumi non rientrino affatto in quei 759 milioni. Il dato di settore serve a inquadrare il fenomeno, non a misurare la posizione di OKX al suo interno.

Come funziona la carta, senza scorciatoie

OKX Card permette di alimentare il conto OKX Pay con valute fiat, stablecoin idonee o criptovalute, e di spendere presso gli esercenti Mastercard, anche via Apple Pay e Google Pay dove disponibili.

Sul fronte dei rendimenti, la società indica la possibilità di mettere a rendimento gli USDG idonei tramite Pay Boost, con un APY dichiarato del 3,5% generato attraverso protocolli DeFi. Va segnalato che si tratta di tassi variabili: la documentazione pubblica di OKX ha indicato in periodi diversi valori differenti, ed è opportuno verificare la percentuale in vigore al momento dell’adesione. Trattandosi di rendimenti su stablecoin — classificate nel quadro europeo come token di moneta elettronica — è un’area su cui la disciplina è in evoluzione e merita attenzione.

Sul cashback, la comunicazione parla di una forbice dal 2% al 10% sugli acquisti idonei. La parola “idonei” pesa: la documentazione di OKX chiarisce che, al di fuori dei periodi promozionali, l’utente standard può non ricevere alcun cashback continuativo, mentre i clienti VIP dispongono di tassi ricorrenti con tetti mensili definiti. Sono inoltre previste offerte temporanee, come rimborsi del 50% su abbonamenti idonei tra cui Netflix e ChatGPT.

Infine le commissioni. La carta è presentata come priva di commissioni aggiuntive, il che è corretto rispetto alle fee esplicite, ma la conversione al momento del pagamento avviene applicando uno spread di mercato — indicato in circa lo 0,4%. Non è una commissione nel senso tradizionale, ma è un costo, e per un uso quotidiano va messo in conto.

E in Italia?

È la domanda che il comunicato non affronta, perché i dati diffusi riguardano quattro mercati che non ci includono. La risposta, però, è positiva: OKX Card è disponibile per gli utenti dell’Unione Europea e della Norvegia, con l’esclusione di Islanda e Liechtenstein. L’Italia rientra quindi tra i Paesi serviti.

La possibilità di offrire il servizio poggia su due autorizzazioni distinte, ed è utile tenerle separate.

La prima è la licenza MiCA come prestatore di servizi per le cripto-attività, ottenuta da OKX Europe Limited dalla Malta Financial Services Authority il 27 gennaio 2025, con diritti di passporting sull’intero Spazio economico europeo. È l’autorizzazione che consente l’attività di exchange, ed è verificabile nel registro pubblico dell’ESMA.

La seconda, meno citata ma decisiva per la carta, è la licenza di istituto di pagamento rilasciata sempre dall’autorità maltese nel febbraio 2026. Serve perché, nel quadro della PSD2, chi gestisce pagamenti basati su stablecoin classificate come token di moneta elettronica deve disporre di un’autorizzazione PI o EMI. Senza quella licenza, la carta non potrebbe operare nell’Unione.

Per chi valuta uno strumento del genere, questi due elementi contano più di qualunque percentuale di cashback: definiscono chi risponde, davanti a quale autorità, se qualcosa va storto.

Cosa dicono davvero questi numeri

La lettura più onesta è che le carte crypto stiano uscendo dalla fase dimostrativa senza però essere ancora un fenomeno di massa. Settecentocinquantanove milioni di dollari al mese sono un record per il comparto e restano una frazione irrilevante rispetto ai volumi dei circuiti tradizionali, che si misurano in migliaia di miliardi.

Il segnale interessante non è la dimensione, è la destinazione. Quando un utente sceglie di pagare il pieno di benzina o la spesa settimanale con un saldo in stablecoin invece di convertirlo in euro sul conto corrente, sta compiendo un passaggio diverso dallo scambio speculativo. È a quel livello — non alle percentuali di crescita a tre cifre calcolate su basi non dichiarate — che si misura se l’adozione sta davvero avvenendo.

I prossimi trimestri diranno se la traiettoria regge quando finiranno le promozioni di lancio, che in questo mercato sono state finora il principale motore di acquisizione.

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