Iniziano le pressioni degli Stati Uniti sul Giappone. Scott Bessent, segretario del Tesoro USA artefice di uno storico intervento a tutela del valore dello yen ha infatti esplicitamente parlato di informazioni che il mercato non ha e della sua convinzione che Tokyo faccia la cosa giusta proprio per salvaguardare il valore dello yen e il mercato del debito sovrano del Giappone. Una notizia che però non ha aiutato i rendimenti, che sul secondario hanno raggiunto livelli che non si vedevano almeno dal 1996.
Faranno la cosa giusta, che tradotto in italiano più semplice vuol dire che Washington si aspetta un aumento dei tassi di interesse di riferimento alla prima occasione utile. Le pressioni sono state già sminuite dalle autorità giapponesi, ma sarà comunque questo il clima con il quale ci si avvicinerà a un settembre potenzialmente di fuoco.
Tassi, yen, rendimenti: il grande malato rimane il Giappone
Sembra un po’ una corsa a indicare chi sta peggio di noi. Mentre gli occhi dei mercati internazionali sono puntati sull’andamento del debito USA (sia per mole, sia per rendimenti richiesti dai mercati), Scott Bessent – dal G20 – rilascia delle dichiarazioni bomba, che però per ora i mercati non hanno ancora scontato.
So qualcosa che i mercati non sanno.
Questa prima parte dell’intervento riportato da CNBC di Scott Bessent è riferito alla situazione interna: il segretario del Tesoro USA è stato infatti bersagliato da critiche caustiche dopo l’annuncio, da parte dello stesso Bessent, di un raddoppio del piano di riacquisto di debito di lungo periodo. Bessent ha inoltre colto l’occasione per togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Ha accusato il suo mentore Stanley Druckenmiller di aver attaccato la mossa del Tesoro USA perché avrebbe perso soldi.
Il riferimento è a questo editoriale del leggendario investitore, dove accusa il Tesoro di intervenire sui mercati senza curarsi delle conseguenze.
Oltre a queste dichiarazioni però, a fare il giro del web e della carta stampata è stato quanto affermato da Scott Bessent in merito alla situazione del Giappone. Il segretario del Tesoro USA ha infatti affermato di aspettarsi che il Giappone faccia la cosa giusta – ovvero che il Giappone aumenti i tassi alla prima occasione utile.

Si tratterebbe di una mano importante per gli USA: per un po’ finirebbe infatti per affievolirsi la paura che il Giappone venda a mercato una parte dell’enorme quantità di debito pubblico USA che ha in cassa, al fine di sostenere lo yen. Basterebbe infatti un aumento dei tassi non ancora completamente prezzato dai mercati per avere il medesimo effetto.
Il problema di chi paga chi
Il problema è un altro: vendendo bond USA, il Giappone farebbe pagare il sostegno dello yen indirettamente agli Stati Uniti. Una vendita che arriverebbe, tra le altre cose, in un momento di grande difficoltà per il mercato dei bond USA.
Aumentando i tassi, sarebbe il Giappone – direttamente – a pagare il cosiddetto sostegno allo yen. Perché gli effetti di tassi più alti finirebbero per ripercuotersi, almeno in prima battuta, sull’economia giapponese.
Per evitare al Giappone una scelta così “facile”, il Tesoro USA ha attivato canali per il sostegno eventuale dello yen che permetterebbero a Tokyo di accedere a liquidità senza sconvolgere il mercato dei bond. Ora però arriva un altro tipo di messaggio: il problema è vostro e… dovrete risolverlo voi.
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