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Tassi e inflazione cambiano le carte: perché l’oro ha iniziato a perdere terreno

L’oro rallenta dopo Jackson Hole mentre aumentano i timori sui tassi Fed. Inflazione e rendimenti obbligazionari mettono sotto pressione XAU.
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L’oro ha chiuso agosto in forte progresso, con un guadagno del 9,12%. Poi è arrivata la frenata, proprio mentre il mercato iniziava a guardare verso quota 5.000$ l’oncia. Dietro il ritracciamento degli ultimi giorni non c’è un fattore grafico o tecnico, ma le tensioni relative alla crescita dei rendimenti obbligazionari, all’inflazione e soprattutto alla politica monetaria. I timori di rialzi dei tassi hanno preso forma la scorsa settimana a Jackson Hole.

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L’oro ferma la corsa sul più bello

L’innesco è stato il primo intervento di Kevin Warsh da presidente della Fed al simposio di Jackson Hole. Warsh ha avvertito che l’inflazione non sta rallentando in modo significativo e che la banca centrale ha ancora lavoro da fare. Gli operatori hanno letto quelle parole come l’anticipazione di una stretta ulteriore sul costo del denaro. Secondo il CME FedWatch la probabilità di un rialzo dei tassi a settembre è salita al 56,9%, contro il 39,9% che il mercato prezzava prima del discorso. Per dicembre le attese di un ulteriore intervento sono arrivate all’88,7%.

L’oro ritraccia verso il supporto

Future Oro - weekly 1° settembre 2026
Future Oro – weekly 1° settembre 2026

Sul grafico weekly dell’oro abbiamo la panoramica dei movimenti degli ultimi dodici mesi, in cui si vede la fase di rialzo partita l’estate scorsa, che ha spinto l’oro a toccare a fine gennaio l’ATH a 5.626$ l’oncia. Da lì è poi scattata la fase di contrazione del prezzo, con una discesa che ha portato l’oro a un minimo di 3.955$ a giugno, per un calo in cinque mesi del -29,70%. Qui ha fatto base per alcune settimane, sino all’accelerazione rialzista di fine luglio, con l’oro che si è avvicinato all’area di resistenza principale dei 4.785$.

La settimana scorsa è scattata la fase di contrazione sulle parole di Warsh, che sta avvicinando l’oro al supporto vettoriale in area 4.350$, che corrisponde al 50% di ritracciamento di Fibonacci del movimento che va dal minimo di giugno sino al recente massimo.

L’inflazione risale dagli USA all’Europa

L’oro è tradizionalmente una copertura contro l‘inflazione, perché è un bene reale che si rivaluta quando la moneta perde potere d’acquisto. Il problema è la reazione della banca centrale, che alzando i tassi rende le obbligazioni più remunerative del metallo. È la stessa causa che genera due effetti opposti, e nel breve prevale quello monetario.

Tassi di inflazione annui a confronto
Tassi di inflazione annui a confronto

L’inflazione americana misurata dal PCE, l’indice che la Fed guarda per decidere sui tassi, viaggia al 3,7% annuo a luglio. L’area euro segna il 3,4% e l’Italia il 3,3%, in aumento di 0,4 punti in un solo mese. La Spagna sale al 4,3%, mentre Germania e Francia restano più contenute al 2,9% e al 2,4%. La risalita è partita da inizio 2026 e coinvolge tutte le curve insieme, non un singolo Paese.

Il differenziale tra le banche centrali si sta chiudendo

Tassi ufficiali di Federal Reserve, BCE, Bank of England e Bank of Japan
Tassi ufficiali di Federal Reserve, BCE, Bank of England e Bank of Japan

Il confronto tra i tassi ufficiali aggiunge un elemento che il mercato sembra trascurare. La Federal Reserve si trova al 3,63% e il Regno Unito al 3,75%, entrambi fermi sui minimi del ciclo di tagli. La Banca centrale europea è invece già ripartita al rialzo, dal 2,15% al 2,4% attuale. Anche il Giappone ha portato il costo del denaro all’1%, il livello più alto da decenni. La distanza tra il tasso americano e quello europeo si è così ridotta da oltre due punti a poco più di uno.

Cosa aspettarsi ora

Il punto è che l’oro perde terreno quando esiste un’alternativa più remunerativa e teoricamente sicura. Il rialzo dell’oro del mese scorso sembra stonare, ma nei fatti il mercato dei bond sta a sua volta chiedendo rendimenti più alti perché si fida meno dei debiti in costante crescita degli Stati. Il ritracciamento dell’oro non nasce da una debolezza della domanda ma da un riprezzamento delle attese sui tassi. Tuttavia, se non si darà risposta alla fame di rialzo dei rendimenti, l’oro potrebbe riprendere la corsa.

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