Il G20 si è aperto con gli attesi interventi di Kevin Warsh, presidente di Federal Reserve, poi seguito da Scott Bessent, segretario del Tesoro USA. Si è parlato anche del tema che gli investitori hanno più a cuore: i rendimenti dei bond ormai quasi fuori controllo. Le rassicurazioni e l’ottimismo di entrambi non hanno aiutato: da quando si è aperta la kermesse infatti, i rendimenti sul secondario hanno ripreso a salire, offrendo una buona spinta anche a Bitcoin e crypto, che sono tornate a crescere proprio in concomitanza con le dichiarazioni.
C’è da sottolineare inoltre la presenza di diversi dei CEO delle più importanti società (anche finanziarie) USA. Parteciperà infatti Jamie Dimon (JPMorgan), insieme a David Solomon (Goldman Sachs) – con altri invece del settore più propriamente industriale. Un G20 che vorrebbe essere su temi principalmente finanziari, mentre i mercati offriranno le loro risposte in tempo reale.
Bond giù, Bitcoin su
Si ripete quello che è un po’ il leitmotiv che ci accompagna da un paio di settimane a questa parte. Bond USA (e globali) in correlazione inversa con Bitcoin, che approfitta di ogni scossone per guadagnare dalla debacle dei debiti sovrani.
Dall’apertura della kermesse i bond USA hanno visto aumentare di nuovo i rendimenti che il secondario chiede per l’acquisto, mentre oro, BTC e crypto hanno generalmente tentato una ripresa, con gain talvolta superiori al punto percentuale nel giro di un’ora.
Ancora scontro tra Bessent e Warren sullo yen
Durante la scorsa settimana Elizabeth Warren, senatrice pasionaria dell’ala sinistra dei dem, ha scritto un’ennesima lettera a Scott Bessent, chiedendo delucidazioni sull’intervento del Tesoro USA a sostegno dello yen. La lettera ha mandato su tutte le furie il segretario del Tesoro USA, che ha offerto alla senatrice lezioni sul funzionamento del mercato valutario.
Bessent – descritto da molti come particolarmente suscettibile e permaloso – ha sfruttato il palcoscenico del G20 per tornare sul tema. Ha ribadito la presenza di un errore materiale nella lettera della senatrice, che chiedeva conto dei soldi dovuti dal Giappone al Tesoro USA. Debito che, inutile forse anche ripeterlo qui, non esiste.
I mercati non credono più ai grandi?
Il tema del debasement trade è proprio questo: le autorità politiche sono diventate, agli occhi dei mercati, poco credibili. La capacità di ridurre il deficit e attaccare concretamente il debito è nulla e ovunque ci siano elezioni non si conta un solo partito pronto ad anticipare agli elettori un periodo di lacrime e sangue.
Lo stesso Bessent è tornato sul tema del debito, indicando nella crescita l’unico modo per contenerlo. È un’equazione nota anche a chi non si interessa granché di economia politica: se si cresce più di quanto cresce il debito, allora questo può essere anche sostenibile sul medio e lungo periodo.
L’affermazione di Bessent però non sembrerebbe aver tranquillizzato granché i mercati. Il debito USA è su livelli importanti e la spesa per interessi difficile da colmare con una crescita improvvisa. Per i più cinici – e per i bond vigilantes – un altro segnale del fatto che il debasement trade potrebbe essere una scelta giusta. Puntare su oro (e in parte su Bitcoin) in vista di inevitabili svalutazioni monetarie.
Criptovaluta.it® Ultime Notizie Bitcoin e Crypto News | Criptovalute Oggi

