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Call of duty NFT - si parte con blizzard

Blizzard pronta al lancio di NFT | Si partirà con Call of Duty

Nonostante i videogiocatori siano ancora piuttosto tiepidi all’idea, per non dire altro, anche Blizzard potrebbe saltare a pie’ pari nel mondo di NFT e gaming su blockchain. Un nome importante, tra le altre cose recentemente acquisito da Microsoft, che offrirebbe al settore una vetrina di tutto rispetto.

E il titolo che potrebbe segnare il grande salto sarà il popolare Call of Duty, con le riviste che si occupano professionalmente di videogiochi che stanno però già lanciando l’allarme.

Call of Duty NFT - blizzard sarebbe pronta
Blizzard vuole lanciare i suoi NFT, partendo da Call of Duty

Con case di queste proporzioni che continuano a battere il sentiero nonostante le proteste sembrerebbe essere inevitabile un allargamento proprio verso il settore del gaming su chain e dei NFT. Con i migliori protocolli di questo settore che potrebbero ovviamente beneficiarne. Li troviamo sulla piattaforma sicura eTorovai qui per ottenere il conto di prova gratuito con TUTTI i TOP STRUMENTI – che include a listino 59+ criptovalute tra le quali diverse che occupano questo comparto.

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Microsoft dietro l’evoluzione di Blizzard: si passa ai NFT con Call of Duty?

Blizzard è stata recentemente oggetto dell’acquisizione del secolo ed è passata nelle mani di Microsoft. E il primo step della nuova gestione potrebbe riguardare direttamente l’ingresso del gruppo nel mondo dei NFT e di conseguenza del gaming su chain.

Un passaggio importante non solo per il titolo coinvolto, che dovrebbe essere il prossimo Call of Duty, ma anche perché i videogiocatori non si sono dimostrati molto contenti di questa nuova evoluzione. Scontento che, a nostro avviso, non è relativo alla tecnologia in quanto tale ma a come la utilizzeranno i principali brand del settore videogiochi.

Nonostante ciò però le case delle dimensioni di Blizzard (e si accoderà con ogni probabilità anche EA Sports) sembrano decise verso questo passo, anche (e forse esclusivamente) a scopo di monetizzazione. Qualcosa che i giocatori non vogliono ingoiare, ma che in caso di schieramento compatto da parte del settore dovranno, volenti o nolenti, fare.

  • Si tratta ancora di rumors

Vale la pena di ricordare in questo frangente che siamo comunque davanti a rumors, che sono stati diffusi da Ralph, in genere piuttosto attendibile. Sarà dunque, con ogni probabilità, soltanto questione di tempo.

Cosa vuol dire per il settore del gaming su chain

Vuol dire molto, anche se questi gruppi ci entrano da stranieri e con ogni probabilità allo scopo di sfruttare una nuova tecnologia per monetizzare i loro contenuti. Con l’ingresso però di colossi come Blizzard il settore del gaming puro su blockchain sarà costretto a darsi una mossa e ad offrire alternative credibili ai consumatori.

Una spinta che arriverà dal mercato che potrebbe favorire i già tanti protocolli che occupano il settore. Protocolli dove l’utilizzo di tecnologie in blockchain ha un senso che prescinde dalla monetizzazione dura e pura, perché gli item di gioco diventano effettivamente parte del patrimonio del giocatore, sebbene talvolta con qualche problema di trasferibilità.

Cosa faranno i giocatori?

Se il paradigma di Blizzard seguirà quello dei pionieri del settore crediamo che la reazione dei videogiocatori sarà veemente. E una reazione di questo tipo dovrebbe spingere i gruppi a guardare a questo settore da un angolo nuovo.

Ovvero cercando di offrire insieme ad un’esperienza di monetizzazione anche qualcosa di concretamente utile per il giocatore. Gli esempi ci sono e vengono dal mondo del play to earn. Come potranno coniugarlo colossi che sono abituati ad essere padri padroni nel loro settore rimane però ancora un mistero. E con produzioni miliardarie che ora potrebbero diventare native on chain il lungo dominio delle case classiche potrebbe anche avviarsi verso il tramonto.

Info su Gianluca Grossi

Analista per Criptovaluta.it - divulgatore per blockchain, Bitcoin e criptovalute in generale. Solida formazione tecnica, si occupa del comparto dal 2015. Segue da vicino gli ecosistemi di Ethereum, Solana e Fantom.

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One comment

  1. ci sono due possibilità: fare nft su chain già esistenti o su chain proprie. Quello che di solito accade quando si usano chain proprie (tipo con NBA topshot e Flow) è che tali NFT non sono veri nft, ovvero il proprietario della chain può benissimo negarti il pieno accesso al tuo nft (tradotto: non puoi rivenderlo come e quando vuoi e a chi vuoi, ma puoi “ritirarlo” solo quando te lo lasciano fare – per esempio se raggiungi una certa cifra di soldi spesi…), ed è ovvio che i videogiocatori ODIERANNO un simile modello. Se invece gli NFT sono fatti su catene più o meno pubbliche (ethereum, wax, solana, binance smart chain e soci vari) i proprietari hanno veramente l’accesso al 100% ed allora quando se ne renderanno conto credo apprezzeranno molto. Ma colossi tipo Microsoft e Blizzard dubito seriamente useranno chain esistenti: se ne faranno una loro privata. Che quindi NON sarà una vera blokchain ma solo una finta decentralizzazione.
    Ultima cosa: c’è sempre il modo di fregare la gente. Cioè: anche fare NFT su chain pubbliche ma renderli “obsoleti” ogni anno con nuovi NFT più forti è un “facciamo finta di cambiare tutto ma in realtà non cambia nulla” gattopardesco. Esempio: Fifa. Se ogni anno faccio uscire giocatori più forti, il tuo NFT che oggi può valere mille euro fra un anno vale 1 centesimo. Wow!

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