BCE ha deciso, come ampiamente previsto da mercati e analisti, di lasciare i tassi di interesse di riferimento a 2,00% per i depositi e a 2,15% per il resto. Decisione ampiamente anticipata dai mercati che però dice poco su quello che sarà il futuro della politica monetaria dell’area euro. Nel comunicato di BCE viene segnalato inoltre il doppio rischio di crescita dell’inflazione e di rallentamento di una crescita già in sofferenza.
Una politica monetaria che quasi tutti si aspettano come restrittiva, dato il ritorno in pompa magna dell’inflazione e dati anche i problemi che sono già nati (ma non si sono ancora pienamente sviluppati) sul costo delle materie prime energetiche. Una situazione che assomiglia di più, per rimanere in tema di banche centrali che hanno deciso questa settimana, a quella di Bank of Japan e meno a quella di Federal Reserve.
Per ora nessun rialzo dei tassi
L’invito all calma di diversi membri del board di BCE sembrerebbe aver funzionato: per questa volta nell’area euro i tassi rimangono infatti invariati, con la concreta possibilità però che ci siano dei rialzi (fino a due, per 25 punti base ciascuno) da qui a fine anno.
La situazione, d’altronde, è della massima serietà e richiede la massima urgenza in termini di intervento. Già prima del conflitto tra USA e Iran l’inflazione era in risalita, situazione che aveva già portato in diversi tra i membri del board della banca centrale a chiedere una politica monetaria maggiormente restrittiva.
Situazione se vogliamo ulteriormente peggiorata dal forte aumento dei prezzi del petrolio, per i quali non sembra che ci sia soluzione almeno sul breve periodo.
Donald Trump avrebbe già comunicato ai suoi l’intenzione di fermare ancora lo Stretto, volendo fare leva sulle difficoltà economiche che il blocco navale sta creando all’Iran.
In questa situazione BCE, e in generale le istituzioni europee, sono il proverbiale vaso di coccio in mezzo a vasi di ferro: non hanno il controllo della situazione, non possono averlo, dovranno operare più di reazione che di anticipazione.
Cosa è lecito aspettarsi a questo punto
La cosa interessa più chi ha mutui da stipulare che i mercati Bitcoin e crypto, che non sono mai stati granché sensibili alle scelte (obbligate o meno) delle autorità monetarie e politiche europee. Rimane il fatto che le difficoltà europee sono parte integrante di una situazione di stress globale, soprattutto in termini di debiti sovrani.
Paul Tudor Jones ha lanciato l’allarme qui e anche se siamo abituati a leggere certi allarmi come riferiti agli USA, sono più che validi anche per i paesi europei.
Diversi dei debiti pubblici sono in difficoltà e dovrebbero affrontare problemi importanti nel caso di rialzo dei tassi.
Una situazione che nelle ultime settimane ha portato in tante, tra le autorità politiche, a esprimersi contro un rialzo dei tassi. Per l’Italia lo ha fatto il Ministro dell’Economia e delle Finanze Giorgetti. Per la Francia lo ha fatto più volte Emmanuel Macron.
Gli altri, fatte rare eccezioni, non se la stanno passando meglio.
Anche se il mandato di BCE riguarda esclusivamente la stabilità dei prezzi – queste non sono problematiche che possono essere ignorate.
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