Home / Banca d’Italia vuole tokenizzare Sepa. Euro digitale già in pensione prima di nascere?

euro tokenizzare SEPA

Banca d’Italia vuole tokenizzare Sepa. Euro digitale già in pensione prima di nascere?

Parla Chiara Scotti, vice da Bankitalia. Sul tavolo anche altre opzioni.
euro tokenizzare SEPA

Chiara Scotti, vice direttrice generale di Banca d’Italia, vuole un euro tokenizzato. Meglio, vorrebbe tokenizzare SEPA, il circuito di pagamenti cashless nato poco dopo la moneta unica europea e che è stato uno dei principali contributi alla (incompleta) integrazione dei mercati europei. La vice direttrice è convinta della necessità, ora, di offrire una versione di SEPA tokenizzata, con ogni probabilità strizzando l’occhio ai depositi tokenizzati, che sono cosa molto diversa dalle stablecoin. Un punto di vista originale che diventa ancora più interessante mentre BCE tenta lo sprint finale per l’euro digitale.

Con eToro accedi ai migliori mercati del mondo anche con PAC e CopyTrading. Iscriviti da qui per avere un conto demo da utilizzare per testare tutti i servizi della piattaforma, senza rischi.

Sarebbe una questione di credibilità per il denaro digitale: velocità, facilità d’uso e altre caratteristiche tecniche da sole non possono rendere le valute utilizzate su DLT o blockchain affidabili.

Depositi tokenizzati?

In realtà ne avevamo già sentito parlare da Bank of England, la banca centrale d’Inghilterra, che da tempo ha detto di preferire depositi tokenizzati alle stablecoin.

La differenza potrebbe sembrare minima, ma non lo è. Le stablecoin rappresentano un diritto alle riserve detenute dall’emittente. Se ho 100 USDT, ho diritto alla conversione (diretta o indiretta) di 100$ che Tether detiene in riserva per mantenere l’ancoraggio del valore 1 USDT = 1 USD.

Nel caso dei depositi tokenizzati, questi rappresentano denaro già depositato in banca. Una soluzione che Bank of England preferisce anche perché eserciterebbe minori pressioni sul sistema bancario e non avrebbe un effetto compressivo sui depositi dei clienti, importante fonte di liquidità per gli istituti.

Non è però di questo che si è parlato di più. A destare maggiore scalpore è stata l’idea di Scotti di tokenizzare Sepa, il circuito che oggi permette agli europei di trasferire denaro – via bonifico bancario principalmente – da un paese all’altro come se i confini non esistessero, almeno all’interno dell’area euro.

Un’estensione tokenizzata della Sepa potrebbe diventare un’importante area di riflessione, basandosi su un asset europeo distintivo.

L’idea che emerge, tenendo conto anche dell’intervento di Piero Cipollone durante la stessa kermesse di Banca d’Italia e BCE dedicata agli asset digitali e ai pagamenti, è quella di una sorta di convivenza tra denaro pubblico e denaro privato, con le banche centrali dell’area euro che però vorrebbero dettare i ritmi di questa integrazione e di questi equilibri.

Sul tavolo di BCE (e delle banche centrali che vi partecipano) c’è già tanto: dall’euro digitale che sta incontrando qualche difficoltà politica alle stablecoin legate all’euro, che in tanti vorrebbero vedere recuperare parte del terreno perso contro le versioni legate al dollaro.

Una battaglia su più fronti contro un nemico comune del quale ormai si ha anche paura di parlare. Quel nemico è il flusso enorme di stablecoin legate al dollaro, che per BCE rappresentano un rischio di potenziale sostituzione in Europa. E dunque di perdita di sovranità monetaria. Una sveglia che è arrivata con tutta la sua forza dopo le recenti aperture del governo USA a queste tecnologie.

Iscriviti
Notificami
guest

0 Commenti
Più votati
Più nuovi Più vecchi
Inline Feedbacks
View all comments