Siamo ancora in alto mare, almeno ad ascoltare certi uccellini a Roma, per la nomina del prossimo presidente di Consob. Dopo che Freni ha abbandonato a causa di resistenze politiche importanti da parte di Forza Italia (e secondo i maligni non solo), il governo non sembrerebbe essere ancora in grado di nominare un successore di Paolo Savona. Tra tecnici, semi-tecnici e quasi-tecnici sembra che sia da escludersi una nomina di carattere politico, ovvero di una persona con importanti trascorsi nei partiti.
Federico Freni sarebbe stato di gran lunga il nome migliore per un mondo crypto che in Italia fa enorme fatica: poche aziende, pochi utili, pochi ricavi, poco peso politico. Sfumato Freni, si dovrà sperare di non incontrare di nuovo un presidente apertamente ostile al settore. Sarà dura, anche perché la commissione rimarrà quella di adesso, con diversi commissari che hanno fatto della battaglia a Bitcoin e crypto una delle cifre distintive del regolatore italiano.
Cosa e chi c’è in ballo?
Su scala globale probabilmente poco. L’Italia non è un paese che ha volumi, utenti e capitali di importanza tale da avere un impatto sull’andamento dei mercati Bitcoin e crypto. In breve e cinicamente: dell’Italia non interessa niente a nessuno, se non appunto a noi italiani.
La situazione è questa: ha preso a circolare con una certa insistenza il nome di Gabriella Alemanno, che sarebbe però poco apprezzata da banche, gestori e operatori, in quanto con lunghi trascorsi nel settore tributario e ritenuta, queste le indiscrezioni, poco adatta a diventare presidente del regolatore dei mercati finanziari italiano.
Si parla sempre meno di Federico Cornelli, forse il più ostile al mondo crypto – protagonista di editoriali a sostegno della tassazione al 42% (poi sfumata) – e il nome più temuto dagli investitori su Bitcoin. Rimane il fatto che questo nome è comunque già in commissione e ha già un forte peso. Quindi gli scongiuri che abbiamo letto online hanno senso fino a un certo punto.
Sono circolati poi altri nomi già interni a Consob, anche quelli con scarsi trascorsi, anche in termini di dichiarazioni pubbliche, nel mondo crypto.
La verità è che cambierà poco
Il 2026 e il 2027 saranno gli anni che vedranno un progressivo trasferimento dei poteri (a tema crypto) dalle autorità nazionali a ESMA. In questo quadro, le diverse sensibilità delle autorità nazionali conteranno sempre meno.
Questo a patto che non prevalga il fronte guidato da Malta, che preferirebbe invece rimanere con il quadro attuale. L’Italia, anche in questo frangente, conterà poco.
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