Su Polymarket molti operatori stanno scommettendo implicitamente sul fatto che, da qui a fine anno, Bitcoin piazzerà una performance meno allettante rispetto a Chainlink. Troviamo infatti le stesse odds su target di prezzo ben diversi per le due criptovalute, con LINK che sembra essere la favorita per una corsa al rialzo più verticale, e quella che a conti fatti dovrebbe crescere più del re in termini percentuali.
Anche su Kalshi, altra nota piattaforma di prediction market, gli investitori vedono LINK chiudere il 2026 in territorio positivo con più convinzione di quanto non facciano con Bitcoin. E non è un caso se il sentiment verso l’oracolo sia diventato così bullish in questo momento: ci sono almeno 3 motivi per essere ottimisti e credere che i prossimi mesi potrebbero riservarci qualche sorpresa.
Il mercato degli oracoli decentralizzati sta abbandonando LayerZero per Chainlink
Il primo driver di una sovra-performance di Chainlink su Bitcoin arriva dall’analisi fondamentale. Su Polymarket, e in generale sui mercati predittivi, i trader sono diventati più entusiasti del solito su LINK proprio in concomitanza degli ultimi eventi che hanno danneggiato malamente la reputazione di LayerZero, stretto competitor dell’oracolo.
Dopo l’hack di KelpDAO a metà aprile, infatti, da cui è emersa una grossa componente di responsabilità da parte del bridge di LayerZero e della sua configurazione a singolo DVN, diverse infrastrutture blockchain hanno deciso di migrare altrove per motivi di sicurezza. Qualche giorno fa ad esempio è stata la stessa Kelp ad annunciare il passaggio a Chainlink, condannando pubblicamente la negligenza del team di Bryan Pellegrino.
Più di recente anche l’exchange Kraken ha scelto di mollare LayerZero a favore di Chainlink, in un accordo storico che consentirà a quest’ultimo di incrementare ancor di più le sue quote di mercato sul campo dei trasferimenti cross-chain.
In generale, sono diverse le piattaforme che stanno scegliendo di cambiare fornitore dopo la figuraccia dell’exploit di Kelp. Tra le principali citiamo Solv Protocol, Lombard Finance, Re.xyz e Tydro. Tutte queste migrazioni comportano il movimento di circa 4 miliardi di TVL e svariati miliardi di TVS che d’ora in poi saranno protetti da Chainlink, con tutti i risvolti positivi del caso in termini di fiducia e flusso di commissioni.
Boom dei volumi di trasferimento CCIP di Chainlink
Il secondo catalizzatore è in parte una conseguenza del primo, sebbene in generale ci sia stata una grossa espansione da parte del CCIP di Chainlink nel corso del 2026. Parliamo di un protocollo di trasferimento cross-chain di asset e messaggi, che proprio nelle ultime settimane – a ridosso dell’incidente su Aave – ha visto un grande incremento dei volumi.
Secondo i dati di Dune Analytics, qualche giorno fa è stata superata la soglia dei 12,5 milioni di dollari di scambi giornalieri. Si tratta del valore più alto registrato da novembre 2025, poco prima di una grossa contrazione dei volumi di scambio, coerentemente all’andamento di prezzo deludente degli asset crypto tra la fine del Q4 e l’inizio del Q1 2026.
Con questo rilancio del CCIP, Chainlink ha decisamente molte più possibilità di fare bene sul mercato e sovraperformare Bitcoin. Più volumi significano infatti più revenue che entrano nelle tasche del progetto, e parallelamente più capitali da impiegare per i riacquisti del token LINK all’interno del programma di buyback. Fino ad oggi il team ha rimosso dalla circolazione circa 34 milioni di dollari in LINK, con un trend che sembra destinato ad accelerare nel prossimo futuro.
Da sottolineare anche l’ultima partnership di Chainlink con Tempo, una nuova blockchain L1 ottimizzata per le stablecoin, che porterà circa 5 miliardi di dollari in cbBTC (Coinbase Wrapped BTC) direttamente sul protocollo di scambio. L’ennesima news positiva che potrebbe portare più domanda di acquisto sul token nativo del progetto, nonostante ora come ora le condizioni generali del mercato crypto non siano delle più incoraggianti.
La pressione d’acquisto degli ETF su LINK
Il terzo ed ultimo elemento di questa tesi rialzista arriva dalla domanda strutturale degli ETF statunitensi su LINK. Se infatti su Polymarket vediamo più ottimismo del solito è probabilmente anche grazie agli investitori oltreoceano, che stanno continuando a mostrare grande fiducia nelle contrattazioni.
Secondo i dati di SoSoValue, dal lancio dei primi prodotti quotati in borsa sul token di Chainlink si sono registrati solo ed esclusivamente inflow, in una striscia positiva che oggi vale 121 milioni di asset in gestione. Parliamo di un bottino che oggi rappresenta circa l’1,7% di tutta la capitalizzazione del crypto asset, con un trend che sembra destinato a proseguire ancora a lungo.

Questo fattore contribuisce senza ombra di dubbio a limitare l’impatto dell’offerta e a rimuovere parecchia supply dal bilancio degli exchange. In contemporanea sta crescendo anche l’interesse delle whale, con il numero di address che detengono un holding di almeno 1 milione di LINK che ha raggiunto di recente un nuovo massimo storico, offrendo un dettaglio bullish non indifferente.
Almeno ai piani alti dei mercati crypto sembra esserci molto interesse su questa moneta storica del mercato DeFi, nonostante i prezzi siano ancora in drawdown del -81% rispetto ai massimi storici del 2021. Vedremo se nelle prossime sessioni Chainlink ci darà effettivamente un assaggio di ciò che si aspettano gli operatori su Polymarket, o se continuerà a sanguinare nella coppia LINK/BTC.
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