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Tether Realcoin storia USDT

Tether prima di Devasini e Ardoino: la storia di Real Coin che pochi conoscono davvero

Le origini di Tether: nel lontano 2014 la stablecoin si chiamava Realcoin e non era quella che conosciamo oggi.
Tether Realcoin storia USDT

Tether è uno dei progetti più conosciuti del mondo crypto, nonché quello che ad oggi produce il maggior numero di ricavi nel settore, con circa mezzo miliardo di dollari di entrate ogni 30 giorni. La stablecoin USDT, prodotto di punta dell’azienda, vale quasi 200 miliardi di dollari, e copre oltre il 50% del mercato degli asset digitali ancorati al dollaro.

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Il suo leader Giancarlo Devasini e il suo attuale CEO Paolo Ardoino sono tra le figure più influenti del panorama crypto italiano e mondiale, e vantano complessivamente un patrimonio plurimiliardario proprio grazie al successo registrato dalla stablecoin USDT negli ultimi anni. Tutti ormai conoscono la macchina da soldi che è Tether, ma in pochi sanno che la sua storia inizia con un nome diverso, quello di Realcoin.

Tether prima del mainstream: tutto parte da Realcoin

Le origini di Tether risalgono a luglio 2014, quando ancora il progetto prendeva il nome di Realcoin. All’epoca era tutto solo un esperimento finanziario molto distante dai grandi numeri dell’infrastruttura odierna. Non esisteva ancora USDT in versione multi chain, e soprattutto Giancarlo Devasini non era ancora a capo dell’azienda, che era guidata invece da altri fondatori e si muoveva in un contesto di mercato completamente diverso.

Realcoin nasce dalle menti di 3 imprenditori, Brock Pierce, Reeve Collins e Craig Sellars, che decidono in tempi non sospetti di creare la prima “moneta digitale stabile” ancorata al dollaro statunitense. L’idea iniziale era quella di sfruttare l’Omni Layer – nel 2014 ancora noto come il protocollo Mastercoin – ossia una rete costruita al di sopra del network Bitcoin per emettere un token rappresentativo del dollaro statunitense, ma trasferibile liberamente su blockchain.

Le prime monete vennero mintate ufficialmente il 6 ottobre 2014, ma in quel momento non c’era ancora un’infrastruttura crypto matura su cui appoggiarsi, e parallelamente non c’era nemmeno la stessa fiducia che oggi banche e istituti finanziari ripongono nel settore. 

USDT Tether crypto creazione
Prima transazione USDTFonte dati: https://www.omniexplorer.info

Il problema che Realcoin voleva risolvere era chiaro: creare una moneta capace di ridurre le inefficienze tra il mondo crypto e quello fiat, offrendo una rappresentazione digitale del dollaro direttamente su blockchain. Allo stesso tempo, però, questa idea si scontrava con la difficoltà pratica di quel periodo di riuscire a gestire efficientemente le riserve off-chain e garantire la copertura di ogni token emesso.

Ma soprattutto, c’era un problema ancora più grande, cioè trovare un ambiente in cui una stablecoin del genere potesse essere davvero utilizzata e spinta su larga scala. 

L’ingresso di Bitfinex come alleato strategico di Realcoin

Mentre Realcoin muoveva i suoi primi passi nel mondo crypto, lo storico exchange Bitfinex – una delle piattaforme di scambio più longeve tra quelle attualmente in vita – iniziava ad interessarsi all’idea di una moneta stabile ancorata al dollaro da utilizzare all’interno del proprio ecosistema di trading.

Bitfinex era nata solo nel 2012 e l’anno successivo – nel pieno del primo grande ciclo di crescita di Bitcoin, aveva stabilito formalmente la propria base operativa a Hong Kong. L’exchange all’epoca era guidato da JL van der Velde in qualità di CEO, Phil Potter come CSO e Giancarlo Devasini come CFO.

Non era chiaro chi avesse effettivamente il controllo della società, ma possiamo immaginare che tutti e 3 sedessero al “tavolo decisionale” del gruppo, lo stesso tavolo che li portò a mettere gli occhi sul progetto Realcoin e a valutare una possibile collaborazione. Tra la fine del 2014 e l’inizio del 2015, Bitfinex iniziò concretamente ad integrare la stablecoin della piattaforma dentro il proprio exchange, senza però annunciare una vera e propria partnership formale.

Nel frattempo, a novembre 2014 Realcoin veniva re-brandizzata in Tether, un nome che rispecchiava in modo più accurato il posizionamento del progetto e l’idea di una valuta ancorata al dollaro USA (dall’inglese to tether, cioè “legare/ancorare”), distaccandosi progressivamente dalla nomea degli altri progetti speculativi dell’epoca.

All’epoca il legame tra Tether e Bitfinex non era stato dichiarato in modo del tutto trasparente, e non sappiamo di preciso quando ci sia stato l’effettivo cambio di gestione dalla vecchia Realcoin alla nuova proprietà. Ciò che sappiamo è che, tra la fine del 2014 e l’inizio del 2015, lo sviluppo e la gestione del progetto iniziano a gravitare nell’orbita del gruppo iFinex, che nei mesi successivi diventerà il principale punto di riferimento tra le due realtà.

USDT viene listato su Bitfinex

Nel 2015 la stablecoin USDT viene listata ufficialmente sull’exchange Bitfinex, con la nuova Tether Limited che iniziò a diventare sempre più un partner strategico del gruppo iFinex, dove Devasini appariva come figura chiave nella governance finanziaria. I fondatori originari della vecchia Realcoin invece non risultano più nel management operativo, anche se non si esclude un possibile coinvolgimento nelle fasi iniziali di transizione.

Fatto sta che da quel momento in poi, tra Tether e Bitfinex nasce una delle storie d’amore più grandi del settore crypto. USDT inizia a crescere a dismisura grazie al vasto pubblico che troverà all’interno dell’exchange, in parte grazie anche alla crescente popolarità di Bitcoin, mentre Bitfinex riesce a costruire un ecosistema sempre più liquido e sempre meno dipendente dai circuiti bancari tradizionali.

Da Realcoin a Tether e Bitfinex: un viaggio incredibile ma non privo di ostacoli

Non mancheranno ovviamente anche i problemi: fin dai primi anni, infatti, il duo finirà spesso al centro di polemiche tra cui dubbi sulla gestione delle riserve e accuse legate alla reale copertura di USDT. Polemiche che in realtà continuano anche ad oggi, seppure meno frequentemente dopo la conferma del CEO di Cantor Fitzgerald, che durante una conferenza di Davos nel 2024 ha esplicitamente affermato che le riserve di Tether esistono davvero e sono a garanzia del 100% degli asset. 

Nel frattempo però, dibattiti a parte, Tether e Bitfinex avranno un’altra gatta da pelare ben più grande: tra maggio 2015 e agosto 2016 l’exchange subisce due hack distinti che portano alla perdita di quasi 120.000 BTC. Monete che all’epoca valevano 72 milioni di dollari, ma che oggi rappresentano una fortuna plurimiliardaria.

Si stima che nei prossimi mesi/anni la società potrà riacquisirne la proprietà. I fondi sono stati ritrovati e messi in custodia da parte del Dipartimento di Giustizia americano, in attesa delle decisioni definitive dei tribunali competenti sulla loro restituzione agli aventi diritto

Nel mentre il gruppo Tether, che ancora oggi appare formalmente separato da Bitfinex pur restando fortemente intrecciato a livello operativo e di governance, ha raggiunto una solidissima posizione finanziaria, con utili superiori al miliardo di dollari nel primo trimestre 2025.

Le ricche entrate dell’azienda derivanti dalle altrettanto ricche riserve di USDT sono cresciute così tanto da permettere un’espansione della società su molteplici business alternativi, dall’intelligenza artificiale, fino al mining di Bitcoin, passando per le energie rinnovabili. 

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