Il mercato crypto vive un giugno pesante, con i prezzi in calo diffuso e il sentiment generale molto negativo. Attualmente Bitcoin scambia a quota 62.600 USDT dopo esser sceso sotto i 60.000 USDT e la paura dilaga, soprattutto tra gli investitori retail. Sullo sfondo emerge una contrapposizione netta, tra un soggetto come Strategy, che continua ad accumulare, mentre la domanda istituzionale tradizionale resta debole e in ritirata sugli ETF.
Mercato crypto in caduta e la paura sale tra i retail
Ieri, Strategy ha annunciato l’acquisto di 1.550 BTC, portando la riserva complessiva a 845.256 BTC. La mossa arriva poco dopo la prima vendita di Bitcoin dal 2022 e segna un ritorno all’accumulo. Gli acquisti, peraltro, sono avvenuti a prezzi nettamente inferiori rispetto alla cessione di maggio che si era limitata a 32 BTC.

Strategy accumula ma gli ETF vendono
Il quadro degli ETF spot racconta però una storia diversa rispetto a Strategy e in linea con il crollo del mercato e di Bitcoin. L’8 giugno il comparto ha registrato un deflusso netto di 91,4 milioni di dollari. Il peso maggiore arriva da IBIT di BlackRock, in uscita per 232,9 milioni. Altri emittenti, come Fidelity (FBTC) e Ark (ARKB), hanno invece raccolto nuovi capitali. Non si tratta quindi di una fuga generalizzata, ma di una debolezza concentrata sul prodotto più grande del settore.

A pesare sugli ETF Spot è anche la recente serie record di tredici giornate consecutive di deflussi netti, la più lunga di sempre dal lancio nel gennaio 2024.
Il Coinbase Premium Index conferma la cautela
Un altro indicatore aiuta a misurare la reale domanda istituzionale ed è il Coinbase Premium Index. Questo parametro confronta il prezzo di Bitcoin su Coinbase, l’exchange più usato dai grandi capitali statunitensi, con quello rilevato sugli altri exchange. Un valore positivo segnala acquisti spinti dalla domanda USA. Un valore negativo indica invece che quei capitali restano alla finestra oppure vendono.

Dal grafico si può vedere che il premio è negativo, a quota -0,036. L’ultima fase di valori positivi risale ad aprile. Da allora c’è stato un muro di barre rosse sotto lo zero, mentre il prezzo scivolava verso i minimi. Da questo andamento, si può dedurre che la domanda istituzionale americana non sta sostenendo il mercato.
On-chain tra paura e capitolazione mancata
Anche i dati on-chain confermano il clima di tensione. Il NUPL, che misura il profitto o la perdita non realizzata dei detentori, è sceso vicino a 0,1. Significa che il guadagno medio sulla carta si è quasi azzerato, con il mercato uscito dalla fase di ottimismo.

Resta però un dettaglio rilevante. Il Realized Price aggregato, cioè il costo medio di acquisto di tutti i Bitcoin in circolazione, si trova a quota 53.600 USDT. Il prezzo attuale resta quindi circa il 17% sopra quel livello. In media, dunque, i possessori sono ancora in profitto anche se si sta erodendo sempre più. L’area dei 53.600 USDT diventa il supporto psicologico strutturale che si affianca a quelli grafici.
Il punto di equilibrio e la capitolazione di BTC
Mettendo insieme i segnali il quadro è complesso e al momento non offre scenari di inversione. L’acquisto di Strategy resta un caso a sé, legato a una strategia aziendale specifica, e non rappresenta il segnale di un accumulo istituzionale diffuso.
I deflussi dagli ETF, il Coinbase Premium Index negativo e il NUPL in calo descrivono un quadro in cui gli operatori non stanno investendo e stanno invece portando a casa i profitti. La tenuta del Realized Price a quota 53.600 USDT offre anche un argine importante. Un punto di equilibrio psicologico che se perso potrebbe avviare a una capitolazione.
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