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Inflazione USA al +4,2%. La Core però rassicura i mercati, ma per quanto? Tutti i numeri

Inflazione USA letteralmente alle stelle. La divergenza però tra headline e core è enorme.
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È una lettura complicata quella dei dati sull’inflazione che sono arrivati pochi minuti fa dagli Stati Uniti. L’inflazione headline – quella che include tutte le voci – ha infatti riportato un +4,2% anno su anno, superiore anche alle aspettative del +4,0/4,2%. La Core invece, che raccoglie i dati sull’inflazione escludendo i costi energetici e quelli alimentari, è al 2,9%, in modesto aumento rispetto al mese precedente e in linea con le aspettative.

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Bitcoin e crypto reagiscono sul breve in modo leggermente positivo, con un aumento di circa l’1%, poi parzialmente corretto. L’inflazione classica sopra il 4% non sembra pertanto fare paura, almeno per ora. La decisione definitiva su come interpretare questo dato avverrà con ogni probabilità alla riapertura dei mercati USA, alle 15:30.

Inflazione stellare

Nel senso di essere arrivata alle stelle, almeno nel computo che tiene conto le computo complessivo di energetici e alimentari. Le previsioni erano intorno al 4,0-4,2% (mai abbiamo visto gli analisti così distanti), con pochi che si sarebbero immaginati di vederla addirittura sulla parte alta della forbice delle previsioni. Non è però questa l’inflazione che fa paura ai mercati.

Siamo infatti in una situazione dove il grosso dell’aumento dei prezzi è imputabile appunto al settore carburanti ed energetici, che sono condizionati dal perdurare del conflitto tra Iran e USA. Quanto espresso recentemente da Donald Trump non sembrerebbe lasciare spazio ad accordi sul breve periodo. Tuttavia però, i mercati continuano a considerare questo problema ancora momentaneo.

Nessuna paura dunque per una sticky inflation, almeno a giudicare dalle reazioni del mercato Bitcoin e crypto in questi minuti.

Discorso diverso per la Core: questo computo infatti non tiene conto degli aumenti diretti dei costi energetici e dunque presenta una crescita molto più bassa: +2,9%, esattamente secondo previsioni. Non è un buon numero, almeno tenendo conto del target al 2%, ma è qualcosa che per ora non spaventa granché i mercati.

Ora parola a Wall Street

Ora la parola passa a Wall Street, in una sessione dove si discuterà di tanto altro. Non solo la guerra, ma anche il prossimo arrivo di SpaceX in borsa e la reazione inconsulta delle borse koreane, che continuano a scaricare.

Di motivi di tensione ce ne sono, con tutti o quasi però che dovrebbero sciogliersi, come ha ricordato qui Wintermute già con i primi risultati della IPO più attesa di sempre.

Dell’inflazione torneremo a parlare tra qualche giorno. Il 17 giugno infatti è previsto il primo FOMC con Kevin Warsh alla guida. Il nuovo presidente di Federal Reserve dovrà per forza di cose rispondere anche a quanto gli sarà chiesto in termini di atteggiamento della nuova Fed verso questi numeri.

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